domenica 25 gennaio 2015

Piccole donne di Louise May Alcott

Era un po' che non scrivevo qualcosa...in questo intervallo ho letto un po' di libri: ho finito la Torre Nera, ho letto l'ultimo delle Cronache dei Vampiri, ne ho letti un paio di McEwan e due di King. Non sapevo da dove cominciare a parlare di nuovo e così, stamattina, appena sveglia (è domenica, non fate i pignoli) ho deciso di cominciare dal principio.
Il mio primo libro.
Il libro che mi ha fatto innamorare di tutti quelli che non avevo ancora letto.
Insomma IL libro.
Non poteva che essere un libro per ragazze, un classico. Il primo che ho letto da sola, dalla prima all'ultima pagina, dopo le infinite favole che mi leggeva mia madre prima di dormire. Non ricordo esattamente che età avessi, ma comunque non superavo la decina d'anni.
Piccole donne è un libro che oggi forse è considerato retrò e snobbato dalle ragazzine che hanno ora la mia età di allora. In fondo, è vero che oggi sono più smaliziate, hanno stimoli diversi, imparano prima a digitare le lettere e poi a scriverle. Non sto mica dicendo che è sbagliato. E' solo diverso da quello che era prima. Qualcuno li ha chiamati "i nuovi barbari" senza cattiveria e forse ha fatto bene.
Comunque sia, è un fatto che oggi viene letto da meno ragazzine rispetto agli anni '80 (in cui si dà il caso che sia stata ragazzina io).
Prima di iniziare, una piccola precisazione: in questa discussione, io mi rifaccio all'edizione americana, ossia quella che in Italia è stata scissa in Piccole donne e Piccole donne crescono, perchè in origine il libro era unico e ancora tale è in America. Ed io l'ho sempre considerato unico, avendoli sempre letti uno di seguito all'altro.

Ok, direi che siamo pronti.

Meg, Jo Beth ed Amy sono le quattro sorelle March, che vivono con la sola madre mentre il padre è impegnato nella guerra di secessione americana. Il libro è il racconto di quanto succede a tutte loro nel corso degli anni, da quando sono adolescenti fino al matrimonio.
Quelli che loro quattro devono affrontare sono semplicemente i piccoli problemi quotidiani che capitano a tutti, le piccole scaramucce tra loro, il conoscere nuove persone, il sentirsi o meno adeguati sia agli standard della società sia ai propri sia a quelli dei propri cari.
Ognuna affronta la vita in modo diverso, perchè ognuna ha un carattere proprio in cui però si riconosce una gentilezza e un'allegria di fondo che è il comun denominatore di tutte.
Come storia il libro non è niente di che, a leggerlo da grandi non dà sorprese sensazionali.
Sembrerebbe un libro plain, piatto, senza scossoni.
Secondo me non è così (ma va'?).
Little women è un libro pieno di emozioni, capace di farti ridere a crepapelle e di farti singhiozzare per ore. Ovviamente sto pensando alla morte di Beth per complicanze cardiache post-scarlattina. Una scena descritta con una semplicità disarmante, con un tocco di lirismo (abbastanza caro alla Alcott, in alcune situazioni) e con tanto, tanto amore.
Gli ultimi discorsi tra Beth e Jo hanno costituito uno dei miei primi traumi. Mi vergognavo tantissimo a piangere per un libro, era la prima volta che succedeva, considerando che prima c'erano state solo le favole. Eppure non potevo farne a meno e probabilmente non potrei farne a meno neppure adesso, se lo rileggessi.
La Alcott parla con parole semplici di cose ordinarie, come un Natale quando si è poveri, un vicino di casa carino e simpatico che diventa un confidente, la gelosia e l'invidia per le ragazze che hanno di più, la gioia nel condividere ogni segreto, ogni dettaglio con chi ti è vicino.
Little women è la metafora della vita di tutti i giorni, con i suoi problemi, le sue gioie, i dolori e gli amori. E' un libro "morale" se mi passate il termine grigio, nel senso che ci parla di quello che le persone dovrebbero essere per vivere bene senza far danno a chi li circonda, pur sbagliando, perchè errare humanum est e tutti devono avere la possibilità di sbagliare e rimediare agli errori commessi, così da essere perdonati e maturare un po' di più. Non è un libro sulla perfezione della vita, ma sull'accettare la vita per quella che è, cercando di imparare il più possibile a non avere rimpianti/rimorsi e a non far del male gratuitamente alle persone.
Se uno ci riflette bene, non c'è niente di perfetto in una famiglia con un padre assente, una madre che è fuori tutto il giorno e quattro adolescenti di cui due lavorano, una è a casa perchè debole (di spirito e di fisico) e una va a scuola per imparare a essere snob. Però i caratteri di tutte e quattro vengono forgiati in tal modo, qualcuna cresce più in fretta, un'altra ha bisogno di più tempo (e più errori) ma alla fine tutte trovano la loro dimensione. E nonostante questo possa sembrare un happy ending forzato e innaturale, io mi chiedo cosa c'è di innaturale. Insomma, intorno a noi non succede la stessa cosa? Non abbiamo mai conosciuto persone che affrontano problemi, che arrancano e poi alla fine ce la fanno? Certo, c'è anche chi non ce la fa, ed è triste. E anche nel libro Beth non ce la fa.
E' la vita, in ogni sua sfaccettatura.
Forse la salsa è leggermente antiquata, considerando che stiamo parlando dei tempi della guerra di secessione e subito dopo, il linguaggio è un po' strano rispetto al nostro, ma ciò che conta sono i sentimenti e quelli non vanno in prescrizione, non scadono mai.

Detto questo, vi consiglio di leggerlo se non lo avete mai fatto, e di rileggerlo di tanto in tanto, aprendo a caso, se invece già lo conoscete. E' una specie di balsamo per l'anima, è un "come dovrebbe essere" che può persino guarirti in determinati casi.
Con me lo fa.

Anarchic Rain

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