giovedì 13 aprile 2017

Le Rose di Versailles di Riyoko Ikeda

Per la prima volta, su questo blog, parliamo di manga in maniera esclusiva.
E non posso non dare la precedenza al mio preferito.
Vi avverto che sarà una lunghissima chiacchierata, quindi preparatevi psicologicamente!

In genere, quando a un lettore viene rivolta la fatidica (tragica) domanda "Qual è il tuo libro preferito?", tutto quello che tale lettore vorrebbe fare sarebbe scappare e andare a nascondersi in un posto buio, magari sbattendo la testa contro il muro (non è detto che la testa sia la sua e non di chi gli ha fatto la domanda).
Per me, è lo stesso, ma rispondere alla domanda "Qual è il tuo manga preferito?" non è mai stato un problema.
Fin dalla prima volta che ho messo gli occhi su Oscar, ho saputo chi fosse il più bel personaggio in 2D di sempre, parlando anche per quelli non ancora inventati.

Perché questa lunga premessa? Perché ho una specie di timore reverenziale a parlare di lei, della sua storia e di quanto ha sempre significato per me, perché non so se ne sarò in grado.
Cosa possono dire semplici parole per descrivere una cosa tanto grande?

Pensate che stia esagerando?
Forse, perché no?
Ma se lo pensate, mi dispiace un po' per voi, perché allora non conoscete quella sensazione profonda e intensa che io provo sempre quando leggo di Oscar Francois de Jarjayes.

Essendo nata agli inizi degli anni 80, la prima volta che ho visto Oscar è stata grazie al cartone animato. L'ho visto, rivisto e rivisto, ogni volta che lo replicavano, sempre con la stessa emozione.
Poi, nel 2001, finalmente, dopo aver trovato la mia fumetteria di fiducia, una volta trasferitami per l'università, la notizia: il manga (quasi introvabile nelle edizioni precedenti) sarebbe stato ristampato, rivisto e corretto, per fortuna, e serializzato.
L'ho comprato, e poi ho comprato tutte le edizioni successive, compresa quella che sta uscendo adesso (con i nuovi gaiden), e quando sono stata in Giappone ho comprato anche l'edizione deluxe in lingua originale (che per fortuna so leggere) in tre magnifici volumi.

Ci sono molte differenze tra manga e anime, cercherò di prenderle tutte in considerazione (almeno quelle fondamentali).

E adesso, bando alle ciance. Devo iniziare.
La storia la conosciamo tutti. Oscar è una donna cresciuta da uomo da un padre che aveva già sei figlie femmine e nessun erede, e per le sue dimostrate straordinarie capacità è messa subito al servizio della futura regina di Francia, Maria Antonietta d'Austria. Le sue avventure sono incentrate su quello che accade alla Corte di Versailles, con i suoi intrighi, le gelosie e gli amori che sbocciano in tutto quel lusso. E anche per lei sembra arrivare l'amore, anche se a senso unico, grazie al conte Fersen, a sua volta innamorato di, e ricambiato da, Maria Antonietta. Oscar però è l'oggetto dell'amore di André, il suo scudiero e amico d'infanzia, che soffre per lei ma non smette mai di amarla. Finché, alla vigilia della Rivoluzione, finalmente Oscar si accorge di lui e iniziano una relazione.
Purtroppo non hanno molto tempo per stare insieme, a causa degli stravolgimenti che impazzano a Parigi e a causa dei quali Oscar rompe definitivamente la sua amicizia con Maria Antonietta (durata ormai più di venti anni). Lottando al fianco del popolo durante la Rivoluzione, sia Oscar che André muoiono, almeno con la consapevolezza di aver vissuto brevemente il loro amore.

La prima cosa che salta all'occhio del manga è lo straordinario lavoro di ricostruzione storica che la Ikeda ha compiuto, non solo nella narrazione dei fatti, ma proprio come immagini: la reggia di Versailles, l'abbigliamento dell'epoca, usi e costumi di società.
La scintilla che ha dato fuoco alla sua immaginazione è stato il libro di Zweig su Maria Antonietta e posso ben capirla, lui è un maestro quando si tratta di biografie.
Alla fine rimane il dubbio sulla Regina più sfortunata del mondo: se l'è cercata e meritata oppure si poteva evitare? Troppe variabili sono in gioco e non credo che qualcuno possa rispondere con certezza.

Però la Ikeda ha aggiunto un elemento fondamentale alla vita della Regina: le ha messo al fianco Oscar.
Oscar è l'esatto opposto della giovane principessa e futura regina: è seria, leale, forte e coraggiosa. Ma ammira la giovane che ha la sua stessa età, proprio per quella spensieratezza che a lei manca.
Senza temere di sbagliare troppo, mi piace pensare che il primo vero amore di Oscar sia stata proprio la principessa austriaca.
La storia si apre con la nascita dei tre grandi protagonisti: Fersen, Oscar e Maria Antonietta.

Devo dire che in generale preferisco di gran lunga il manga, rispetto alla serie animata, ma ci sono dei particolari discordanti che invece adoro di più nella serie: per esempio, all'inizio il generale Jarjayes dice ad Oscar di prepararsi all'arrivo della principessa dall'Austria perché sarebbe stata la sua guardia personale (come capitano delle guardie di Sua maestà). Nel manga Oscar risponde subito "Sì, padre" senza discussione, con un bellissimo sorriso di orgoglio sul viso. Invece nell'anime, per la prima volta da quando è nata, per un attimo ha un'esitazione, comprende che è in quel momento che la sua vita prenderà una via definita, senza possibilità di ritorno, ed è combattuta: essere un uomo o una donna? Cosa vuole veramente? Ovviamente alla fine sceglierà la stessa cosa, ma mi piace come è stata resa più umana e profonda.
In un secondo tempo, quando Oscar si trova a dover presentarsi a un duello, nel manga ciò non avviene mai, perché la regina, preoccupata per Oscar, la condanna a un mese di arresti domiciliari, mentre nell'anime il duello avviene e Oscar vince, ma la regina arriva proprio in quel momento e le comunica la stessa pena.
Nel manga c'è una scena che è stata omessa dall'anime, probabilmente perché ritenuta inadatta a un pubblico giovane: a un certo punto André decide di avvelenare Oscar per poterla avere almeno nella morte. Questo dopo aver saputo che il generale vorrebbe darla in sposa a Girodelle (o chi per lui) per salvarle la vita (visto che a Parigi tira una brutta aria e conoscendo il carattere di Oscar sa che andrebbe di filato nell'occhio del ciclone). L'ho sempre trovata una scena ad alto pathos, specialmente quando rendendosi conto di quello che vorrebbe dire il suo gesto André si getta su Oscar per impedirle di bere il vino avvelenato.
Invece, quello che ho sempre trovato disgustoso e fuorviante, è come l'anime abbia cambiato l'appellativo di Oscar da "monsier" a "madamigella". Le uniche nel manga che la chiamano col prefisso femminile sono la nonna e Rosalie.
Rosalie è scema come al solito, è bello vedere che alcune cose sono invariate -.-.

In generale il manga è più leggero dell'anime, ci sono alcune vignette chiaramente caricaturali e battute divertenti, l'atmosfera della serie animata è più austera, forse.
A molti questi cambi di registro non piacciono, io invece trovo che siano "rinfrescanti", considerato che la storia non è delle più allegre.

Il personaggio di Oscar spicca tra gli altri in molti modi diversi. Per carattere, bellezza e integrità. Non viene mai meno al suo dovere, cerca sempre la soluzione più onorevole per ogni problema. E' piena di ammirazione per la regina, così allegra e spensierata, e quando inizia la sua relazione clandestina con Fersen, Oscar non la giudica, ma la vede per quello che è: una donna che troppo presto è stata obbligata a doveri più grandi di lei, di cui non solo non sapeva niente, ma nemmeno voleva saperne. Maria Antonietta non era fatta per essere Regina. Oscar cerca di proteggerla in ogni modo, finché si rende conto che ormai la Regina ha cambiato rotta e non si rende più conto dei suoi madornali errori.
La forza d'animo di Oscar e la sua onestà sono esemplari, anche quando deve dire addio a Maria Antonietta, mettendo fine a un rapporto durato più di venti anni. Ma lo fa con rispetto e con dolore, conscia del significato che ha la sua scelta.
Certamente c'entra anche il suo rapporto con André, che nel frattempo si è fatto profondo e immenso: nell'anime gli dedicano solo una scena, quella sulla riva del fiume. In realtà, nel manga quella scena (fortunatamente) non esiste, mentre invece i nostri riescono a vivere anche se poco la loro storia: Oscar finalmente si rende conto di amare André, glielo dice e i due si scambiano un bacio dolce e appassionato. Col passare dei giorni, vediamo Oscar sempre più attaccata a lui, a cui si affida per prendere qualsiasi decisione importante. Finalmente, quando arriviamo alle porte della rivoluzione, Oscar lo chiama in camera sua e gli dice di voler diventare sua moglie quella notte. Fanno l'amore (nel letto) e si giurano ancora amore eterno.
Poi succede quello che sappiamo, ma almeno abbiamo avuto la soddisfazione di vederli felici e appagati più a lungo che non una notte misera.

Le altre "rose" di Versailles, oltre a Oscar e Maria Antonietta, sono ovviamente tutti i personaggi femminili di cui il manga abbonda, ossia la contessa DuBarry, la contessa di Polignac, Rosalie (santo cielo), Jeanne (questa sì che è stata una figura interessante), tutte con un carattere ben definito e ambizioni concrete. Donne con D maiuscola, insomma. Donne che in un mondo di uomini sono riuscite a sopravvivere (anche bene) almeno per qualche tempo.

Una delle tematiche ricorrenti del manga più che dell'anime è l'omosessualità. Non ci sono coppie gay, ma continui rimandi a sessualità "confuse". Jeanne per esempio, durante il processo, accusa la Regina di intrattenere rapporti "indecenti" con le donne di cui si circonda, tra cui Oscar, che addirittura è una donna vestita da uomo.
Rosalie, poi, povera scema, si innamora di Oscar al punto da sognare di sposarla (come fa anche la sua sorellastra Charlotte), al punto da piangere quando Oscar le dice che deve trovarsi un uomo ed essere felice lontano da lei.

Cosa mi ha colpita da bambina? Lasciando da parte la mia iniziale perplessità sul sesso di Oscar (quando nella prima o seconda puntata dell'anime Maria Antonietta chiede a Madame Noailles chi è quel giovane bellissimo e lei risponde che è una donna, mi confusi da matti, perché anch'io pensavo fosse un uomo), ho adorato la sua forza e il suo altissimo senso di giustizia.
Sono stata colpita dal modo in cui ha affrontato il suo primo amore, Fersen, augurandogli solo ogni felicità, una volta resasi conto dell'amore tra lui e la Regina.
Cosa mi colpisce ancora dopo tanti anni? Come può la mia ammirazione essere tanto sconfinata? In fondo, è solo un personaggio inventato. Vero, innegabile. Però Oscar è qualcosa di più, è un simbolo. Lei è la persona che io avrei tanto voluto diventare (e non so se ci sono riuscita), così onesta, così capace, così testarda. Una persona che sa quello che vuole, ma che vuole ottenerlo solo con giustizia. Una persona che si impegna per sé e per gli altri e che tenta di costruire un mondo migliore.
Eroica, ecco un aggettivo calzante in tutto e per tutto. Peccato che la Ikeda l'abbia utilizzato come titolo del suo lavoro successivo, sulla storia di Napoleone, altrimenti sarebbe stato perfetto per descrivere Oscar.

Se non avete mai visto l'anime, cosa che reputo incredibile, fatelo. Se non avete mai letto il manga, lo trovate agevolmente anche su internet, quindi fate anche questo.
Non ho molto altro da aggiungere, se non un grazie infinito alla sensei Ikeda per averci regalato uno splendido personaggio, moderno e completo, che va ben al di là del 2D.

Anarchic Rain

domenica 12 marzo 2017

Tutto Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle

Non avendo mai letto niente del grande detective inglese, ma avendone (ovviamente) sentito sempre parlare, ho deciso di colmare la mia ignoranza leggendo finalmente questo massiccio tomo mammuthiano, che giaceva da diverso tempo nel mio kindle.
In queste migliaia di pagine, c'è tutto lo scibile del Sir sulla sua creatura più famosa e amata, dai romanzi alle avventure.
Insomma, una full immersion davvero efficace per chi volesse appassionarsi (o sia già appassionato) al genere.

Non darò un riassunto di ciascun racconto, mi sembra dispersivo e inutile, tanto più che di un giallo non si può parlare della trama, per non fare spoiler, ma posso spiegare perché mi sia piaciuto così tanto, nonostante il genere non sia tra i miei preferiti.
Darò una panoramica sulle varie sezioni, fermandomi sui racconti che ho preferito.

Uno studio in rosso: mi è piaciuto molto, è stato davvero un ottimo approccio iniziale ai personaggi e al tema. Conosciamo il dottor Watson e insieme a lui incontriamo per la prima volta quell'uomo straordinariamente peculiare che è Sherlock Holmes. Un uomo che non sa assolutamente tutto di tutto, ma che sa tutto su determinati argomenti, quelli che lo aiutano maggiormente nelle sue indagini. Veniamo a conoscenza del suo metodo deduttivo (un metodo che sembra magia finché non viene spiegato) e di come lui ne vada oltremodo orgoglioso.
Il bello è che il suo orgoglio non lo sfoggia con chiunque; non ci tiene affatto a comparire sui giornali e a farsi notare per i suoi successi. Gli basta sapere che alcuni sappiano che c'è lui dietro i casi più difficili di Scotland Yard e non solo.
Secondo me è proprio per questo che sceglie Watson come compagno: capisce perfettamente che in lui ha trovato un adoratore assolutamente privo di ambizioni proprie, che non chiede di meglio che seguirlo e tesserne le lodi. E quanto si bea di quelle lodi!
Se Watson non si fosse trovato subito una moglie, avrei scommesso che sotto sotto quei due se la intendevano e non poco...ma vabbè, ogni mia fantasia yaoi è andata a farsi benedire molto presto, ossia nel secondo racconto, Il segno dei quattro.
Meno appassionante del primo (davvero scritto con maestria rara) ma sempre molto divertente (i siparietti di Holmes e la sua ironia e autoironia sono davvero acqua fresca!), anche se non mi è piaciuto molto sapere che il nostro eroe/antieroe fa uso di cocaina ed eroina come se piovesse...mi ha lasciato perplessa.

Con l'inizio delle Avventure di SH (Uno scandalo in Boemia), conosciamo una donna, anzi LA donna, che fa battere il cuore dell'inossidabile detective. Peccato che scompaia subito (dopo avergliela fatta sotto il naso!), ma ho come l'impressione che la rivedremo!
Le altre Avventure procedono tra alti (La lega dei capelli rossi, esilarante, Il mistero di Boscombe Valley, molto carino, mi sarebbe piaciuto fosse più lungo, L'avventura del carbonchio azzurro, L'avventura del diadema di berilli) e bassi ma non troppo (Un caso d'identità, Cinque semi d'arancio, L'avventura dei faggi rossi); quello che delle avventure mi è piaciuto meno è stato che quelle più interessanti mi sono sembrate troppo corte, avrei approfondito molto di più i personaggi e le situazioni, mentre quelle più sciocche mi chiedo perché mai siano state scritte!

Si prosegue con Le memorie di SH: alcune davvero bellissime, tipo La faccia gialla (una scena finale tra le più commoventi di sempre, mi sono venuti i lucciconi!), Il mistero della Gloria Scott, L'enigma di Reigate e Il trattato navale, altre decisamente meno (tipo, L'impiegato dell'agenzia di cambio, Il rituale dei Musgrave e Il paziente interno). Però due sono state sopra la media: ne L'interprete greco conosciamo il fratello di Sherlock Holmes, che ha un nome ancora peggio di lui (Mycroft); ne L'ultima avventura invece conosciamo il più acerrimo nemico di Holmes, Moriarty, ma il titolo ci fa uno spoiler grosso come una casa. Comunque si sa che non sarà l'ultima, anche perché fin lì siamo a tipo il 40% del libro, hai voglia a finire...

Subito dopo c'è Il mastino dei Baskerville: mi sento di definirlo (almeno fin qui) uno dei più bei gialli che ho letto, e sicuramente il più bello con il nostro protagonista.

Passiamo al capitolo del Ritorno di SH: non poteva mica morire così, quasi in sordina (e senza averci parlato un po' di più della sua nemesi); le avventure contenute in questa sezione sono altrettanto belle quanto le prime che ho letto. Per citare quelle che mi sono piaciute di più direi L'avventura della casa vuota, perché la reazione di Watson all'apparizione di Holmes vivo e vegeto mi fa troppo tenerezza, L'avventura degli omini danzanti, perché adoro gli enigmi cifrati anche se non ho mai idea di come risolverli, e L'avventura di Abbey Grange, anche questa ingarbugliata e piacevole da leggere.

La valle della paura: altro bellissimo romanzo a se stante del nostro incredibile detective, narrato nello stile del primo Studio in rosso, ossia con il caso recente in primo piano e una seconda parte digressiva. Molto bello davvero, appassionante e triste.

L'ultimo saluto: altre otto avventure per la coppia dilettante, ma a parte un paio di casi carini, gli altri iniziano ad annoiare. Non me ne vogliano gli estimatori, ma dopo un po' non sorprendono più, anche se forse la colpa è mia che li ho letti tutti di seguito. Magari li avrei apprezzati di più se ne avessi letto uno qua e uno là, spalmati magari su tutto l'anno. Ma vabbè, ormai.

Il taccuino di SH: se l'aggettivo della precedente sezione ci ha tratto in inganno per un po', abbiamo dovuto ricrederci subito; non era un ultimo saluto, ma un penultimo.
Le avventure complete di SH si concludono con quest'ultima serie di dodici avventure. Quella del cliente illustre e quella sul vampiro del Sussex mi sono piaciute più di tutte le ultime.

Adesso, bando ai convenevoli e a tutte le ciance. Sono sicura che anche ad altri è venuto in mente quello a cui ho già accennato, ma non sono andata a curiosare in rete per verificarlo. Quindi me ne assumo la completa responsabilità (sembra chissà che).
Avete mai pensato che Sherlock Holmes sia gay? Non è pettegolezzo sterile, giuro.
Mi domando se Conan Doyle non precorresse i tempi in più modi del previsto.
Tutta la manifesta misoginia di Holmes, il suo umore altalenante, il suo tenersi stretto Watson (etero, però, e anche convinto) e due o tre frasi lasciate cadere qua e là, mi hanno insospettita non poco. Inoltre quando è ormai sulla sessantina è "amico" di un ex-canottiere (mica scemo) e nessuno dei due si fa problemi ad andare a casa dell'altro anche se non invitato...
Ovviamente una volta che l'idea è venuta, non è stato facile mandarla via. In effetti non ci sono riuscita. E me ne sono convinta.

Comunque il suo sottile umorismo, la sua intelligenza e almeno alcune delle sue mille avventure, le porterò con me per un bel pezzo!

Anarchic Rain

mercoledì 25 gennaio 2017

Senza perdere la tenerezza di Paco Ignacio Taibo II

Se potessi dare un qualsiasi voto a questo libro, da meno infinito a più infinito, darei un voto a metà tra meno infinito e tre...

Partiamo con calma.
Mi sono approcciata a questo libro dopo anni che lo avevo su kindle, dapprima spaventata dalla mole (a me non capita mai, ma in questo caso sì, forse una premonizione...), poi dalla mia ignoranza su politiche e politicanti e simili. Poi quest'estate è arrivato il pretesto (le Olimpiadi della Lettura) e ho iniziato a leggerlo, interrompendolo per altri libri più abbordabili (come numero di pagine) per finire la gara. L'ho ripreso questo mese perché i primi capitoli erano molto interessanti e scorrevano bene.

Poi, lo sfacelo.

Ora, ho già premesso la mia ignoranza, quindi non parlerò affatto del contenuto del libro (o in minor parte comunque), ma del modo in cui è scritto.
Nella mia immaginazione, Ernesto Guevara, il Che, è sempre stato un personaggio avvolto in un alone di mistero, un guerrigliero (per quello che voleva dire), un rivoluzionario, una specie di Robin Hood del suo tempo. Forse perché non ho mai capito cosa volesse dire "comunismo" (non perché non abbia studiato, ma perché il concetto è sempre stato troppo astratto, troppo distorto anche).
Quello che ho capito leggendo questo mattonazzo di mille e più pagine è che ancora non ho capito chi fosse.
E' talmente confusionaria la cronaca della sua vita, talmente scollegata da quello che stava succedendo nel mondo (vicino a lui e lontano), talmente aneddotica, che non ho capito un piffero.
La colpa maggiore e gravissima del libro è che non ti offre una visione unitaria della situazione, non ti fa capire quello che succede nel frattempo intorno a Guevara, ti dice: è andato qui, ha fatto questo, alcuni dicono che ha fatto così ma lui smentisce perché è modesto, poi ha fatto questo e poi lo hanno ammazzato.
Personaggi dai nomi esotici che escono fuori di punto in bianco in una frase, senza che sappiamo chi siano o che stanno facendo in quel contesto, a meno che non siano contadinelli ispirati dal Che leggendario che si uniscono a lui (in questo caso sappiamo vita morte e miracoli).
Insomma, va bene per una biografia essere anche celebrativa del personaggio in questione, specie se oltre alle cose orribili ha fatto anche qualcosa di buono, ma accozzare dicerie, leggende e ogni tanto lettere e/o telegrammi non mi sembra un buon modo per omaggiare chicchessia.
Continuo a non sapere un caxxo della questione cubana (non parliamo di quella congolese...ma poi, perché è andato in Congo? Come ci è arrivato a interessarsi del casino africano? Bo) e compagnia. Però so che Ernesto è asmatico, che se ne frega della malattia nonostante sia "medico" (e lo metto tra virgolette non a caso, a me pare che abbia avuto una conoscenza sommaria di medicina e abbia fatto solo un po' di pratica e basta), che legge tanto (si fa arrivare i libri anche durante la guerriglia, quando magari era meglio del cibo, ma vabbè), che è irrequieto e che va dove c'è da combattere, mollando mogli e figli quando e come gli gira per un ideale di marxismo che BO.

Voglio prendermi le mie colpe e ammettere che non ho mai studiato Cuba, la sua dittatura, la sua storia con Castro (altro personaggio che pare un fantasma da quanto è evanescente) e tutta la politica intorno, ma un libro del genere, specie con tutte quelle pagine, avrebbe dovuto darmi almeno un'infarinatura di tutto ciò. Chissenefrega se il giorno tot, al minuto tot, anzi guarda pure il secondo ti dico perché sono un figo, il Che è stato visto fumare con gusto il suo sigaro mentre la notte calava sulla Sierra Maestra. Per carità, un'immagine poetica ci sta, non sto dicendo questo. Ma non ogni tre righe. Abbiamo capito che gli piaceva il sigaro, che raccoglieva ogni sedicenne poraccio che era abbagliato dalla sua leggenda (nata come, che manco avevano iniziato la guerriglia e già c'era? Bo), però non c'è bisogno che me lo ripeti fino alla nausea.
Soprattutto quando tralasci di spiegare i motivi per cui a un certo punto si ritrova a capo di non mi ricordo quale Ministero di cui non sapeva (anche per sua stessa ammissione) un'emerita ceppa.
Non va meglio nemmeno quando si inizia a parlare della guerriglia boliviana, operazione sfigatissima, destinata a fallire già prima di cominciare.
Il capitolo sulla morte è stato molto sentito, l'unico a parte quelli sull'infanzia che mi sia piaciuto. I successivi tre o quattro per spiegare quello avvenuto dopo non mi hanno soddisfatta, ma ormai mi aspettavo poco.
Insomma, biografia sommaria, aneddotica e tutto fumo e niente arrosto.
A mio modesto e ignorante parere, il libro poteva essere molto più snello (anche sulle 700-800 pagine) dicendo molto, ma molto di più.

Erne', mi dispiace, ma ancora non ho capito che hai fatto mai nella vita o perché.
Sarò io.

Comunque almeno un paio di pregi questo libro ce l'ha: è pieno zeppo di pensieri, lettere, telegrammi scritti di suo pugno, una bella testimonianza storica, su questo non c'è dubbio (e a quanto si capisce, c'è molto altro che nessuno ha mai visto, chissà perché poi).
E poi, in un certo senso, l'eroe leggendario viene umanizzato, cosa che non guasta mai, che lo fa sentire più vicino a quelli che lo adorano già, come se fosse uno di loro. E questa è sempre una bella soddisfazione per l'ego umano, no?

Anarchic Rain

martedì 17 gennaio 2017

Le più belle citazioni della letteratura mondiale. Parte I.

Ok, il titolo è un po' pretenzioso, lo ammetto.
Ma in definitiva è quello che è. Non ho letto tanti libri, ma da tutti quelli che ho letto ho tratto qualcosa. Non voglio chiamarlo prosaicamente "un insegnamento". Dirò che ognuno mi ha illuminato una particolare strada o un piccolo nascosto sentiero. Che poi io l'abbia seguito o no, non è argomento dell'articolo.

Qui, semplicemente mi piacerebbe raccogliere (parte delle) citazioni che mi sono piaciute, che ho letto e riletto, che mi hanno fatto fermare un secondo di più mentre leggevo e che mi risuonavano dentro.

La domanda è: per invogliarvi a leggere un libro che mi è piaciuto, quale frase citerei?
Di solito al lettore esperto per capire se un libro fa per lui o meno basta leggere l'incipit, questo è una cosa che ho già scritto qui.
Perciò, mi limiterò a prendere il mio kindle, aprirlo ai miei ritagli e scrivere quello che ho sottolineato.
La prima, scusate, è in inglese, dal libro Cime Tempestose. Non posso non iniziare da una delle dichiarazioni d'amore più violente della storia.

Wuthering Heights: "May she wake in torment" he cried, with frightful vehemence, stamping his foot, and groaning a sudden paroxysm of ungovernable passion. "Why, she's a liar to the end! Where is she? Not there, not in heaven, not perished, where? Oh! You said you cared nothing for my sufferings! And I pray one prayer, I repeated it till my tongue stiffens, Catherine Earnshaw, may you not rest as long as I am living! You said I killed you - haunt me then! The murdered do haunt their murderer, I believe. I know that ghosts have wandered on earth. Be with me always, take any form, drive me mad! Only do not leave me in this abyss, where I cannot find you! Oh, God! It's unutterable! I cannot live without my life! I cannot live without my soul!".

Coraline: Voi persone avete il nome. E questo perché non sapete chi siete. Noi (gatti, ndr) sappiamo chi siamo, perciò il nome non ci serve.

Coraline: Quando hai paura di qualcosa ma la fai comunque, quello è coraggio.

Castelli di rabbia: Così fa il destino: potrebbe filar via invisibile e invece brucia dietro di sé, qua e là, alcuni istanti, tra i mille di una vita.

Castelli di rabbia: Chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro? No, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura. Un libro che inizia.

The picture of Dorian Gray: There is no such thing as a moral or immoral book. Books are well written, or badly written. That is all.

The picture of Dorian Gray: All art is quite useless.

Ritratto di signora: Le ombre si addensavano lentamente: era come se Osmond con deliberatezza, quasi con malignità, spegnesse a una a una tutte le luci. L'oscurità era stata da principio vaga e incerta, ed ella aveva potuto continuare a discernere la sua strada; poi si era fatta sempre più profonda, e se a volte era sembrata dissiparsi, certi angoli erano rimasti impenetrabilmente neri.

Ritratto di signora: Il dolore non è la cosa più profonda: c'è qualcosa di più profondo ancora.

Harry Potter e la camera dei segreti: Sono le scelte che facciamo, Harry, che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità.

Scelti dalle tenebre: Solo l'impossibile può compiere l'impossibile.

Narciso e Boccadoro: Ma come vuoi morire un giorno, Narciso, se non hai una madre? Senza madre non si può amare. Senza madre non si può morire.

Jack Frusciante è uscito dal gruppo: Io credo che noi due, in qualche modo, non so, ma potremmo uscire dal libro.

Demian: Che cosa sia un uomo realmente vivo si sa oggi meno che mai, e perciò si ammazzano gli uomini in grandi quantità, mentre ognuno di essi è un tentativo prezioso e unico della natura.

Cecità: Dentro di noi c'è una cosa che non ha nome, e quella cosa è ciò che siamo.

Il signore degli anelli: Non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato.

I tre moschettieri: Non temete le occasioni e cercate le avventure.

I tre moschettieri: Non c'è altro mezzo per combattere l'estrema preoccupazione che l'estrema spensieratezza.

Ossessione: Come fa la gente a sapere di essere reale?

Il nome della rosa: C'è una lussuria del dolore, come c'è una lussuria dell'adorazione e persino una lussuria dell'umiltà. Se bastò così poco agli angeli ribelli per mutare il loro ardore d'adorazione e umiltà in ardore di superbia e di rivolta, cosa dire di un essere umano?

Il nome della rosa: Cos'è l'amore? Non v'è nulla al mondo né uomo né diavolo, né alcuna cosa, che io non consideri così sospetto come l'amore, che questo penetra l'anima più di qualunque altra cosa. Non esiste nulla che tanto occupi e leghi il cuore come l'amore. Perciò, a meno di non avere quelle armi che la governano, l'anima precipita per l'amore in una immensa rovina.

L'ombra dello scorpione: Mostrami un uomo o una donna soli e io ti mostrerò un santo o una santa. Dammene due e quelli si innamoreranno. Dammene tre e quelli inventeranno quella cosa affascinante che chiamiamo "società". Quattro ed edificheranno una piramide. Cinque e uno lo metteranno fuori legge. Dammene sei e reinventeranno il pregiudizio. Dammene sette e in sette anni reinventeranno la guerra. L'uomo può essere stato fatto a immagine di Dio, ma la società umana è fatta a immagine del Suo opposto. E cerca sempre di ritornare.

La lunga marcia: Dove andiamo a finire tutti quando siamo arrivati all'estremo limite? A che profondità è sceso dentro se stesso? Metri? Chilometri? Anni luce? A che profondità? E quanto è buio?

Giulio Cesare: il male che gli uomini fanno sopravvive loro, il bene è spesso sotterrato con le loro ossa.

Re Lear: Non mi servono gli occhi. Quando avevo la vista ho incespicato.

Carne e sangue: Sinceramente, come hai fatto a cavartela in tutto questo tempo senza mascara impermeabile e senza senso dell'umorismo?

Il Conte di Montecristo: Chi odia se stesso, non s'inganna sui sentimenti degli altri.

Il Conte di Montecristo: A tutti i mali vi sono due rimedi: il tempo e il silenzio.

Il Conte di Montecristo: Disgraziatamente a questo mondo tutti hanno il loro modo di vedere che impedisce di capire quello con cui vedono gli altri.

American Gods: Secondo me una città non è una città senza una libreria. Magari pretende di chiamarsi città lo stesso, ma se non ha una libreria sa bene di non poter ingannare nessuno.

American Gods: Tutte le tue domande troveranno una risposta, se è questo che vuoi. Ma una volta conosciute le risposte, non potrai più dimenticarle.

La sovrana lettrice: La letteratura, scrisse, mi appare come un vasto paese dai confini remoti, verso i quali mi sono diretta ma che non mi sarà mai dato raggiungere.

La zona morta: Niente è perduto per sempre. Niente che non possa essere ritrovato.

E su questa bellissima (secondo me) frase dello zio King, finisce la prima puntata delle citazioni più belle della letteratura di tutti i tempi.
Ci sono tantissimi autori che non ho citato, tantissimi che non ho mai letto, ma nelle prossime puntate vedrò di allargare gli orizzonti. Che è quello che un libro fa sempre.

Anarchic Rain.

venerdì 30 dicembre 2016

Pillole dell'ultimo mese

Vuoi o non vuoi, alla fine di ogni anno si fa un bilancio. Della vita, dei soldi rimasti, delle amicizie, della salute. E dei libri letti.
Vediamo un po' come mi è andata in questo ultimo periodo dell'anno.

Eravamo arrivati ad Auschwitz, continuiamo da qui:
- Io sono Helen Driscoll: Matheson è un mago con la penna, ma ho apprezzato di più i suoi vampiri leggendari;
- L'assassinio di Roger Ackroyd: una Christie in forma smagliante, ho adorato questo libro, davvero, lo considero il suo capolavoro (finora, prontissima a cambiare idea!);
- Né di Eva né di Adamo: Amelie Nothomb è decisamente un NO bello deciso per me, superficiale e vuota;
- Le prime quindici vite di Harry August: nonostante la poca originalità di un racconto sui viaggi nel tempo, questo libro inserisce degli elementi interessanti e innovativi, ma non è proprio il mio genere, mi sono un po' annoiata, alla fine;
- Il profumo delle foglie di tè: tremendo, una palla infinita su una protagonista odiosa e dei comprimari più evanescenti del vapore acqueo;
- Uscita per l'inferno: un King/Bachman sottotono, mi dispiace doverlo ammettere, questo libro è nettamente inferiore a tutto quello che ho letto del Re (ossia quasi tutto);
- Di cosa parliamo quando parliamo di libri: un bel saggio divertente e leggero su un argomento che più vasti non ce n'è: i libri, la mia grande passione (e vostra, che forse mi leggete);
- Addio all'estate: Bradbury inscena una "guerra" tra giovinezza e vecchiaia, con due protagonisti affascinanti e indimenticabili;
- Le nonne: tre racconti in questa raccolta, di cui mi è piaciuto tantissimo lo stile; il secondo è il mio preferito, la storia di Victoria, davvero coinvolgente;
- Una stagione selvaggia: primo libro del ciclo Hap&Leonard, mi è piaciuto abbastanza, soprattutto per la presenza di Leonard, sarcastico ai massimi livelli ma fedelissimo amico di quel poveraccio di Hap (che mi ha fatto più pena che altro);
- Dostoevskij: saggio di Zweig sul grandissimo scrittore russo; vi dico solo che mi ha fatto venire voglia di rileggermi l'intera bibliografia, l'ho adorato!
- Mia cara Jane: libretto epistolare completamente inventato sulla presunta storia d'amore tra Jane Austen e Tom Lefroy; avete visto il film Becoming Jane? Allora non vi serve leggerlo. Completamente dimenticabile;
- Hollow city. Il ritorno dei bambini speciali di Miss Peregrine: secondo capitolo della trilogia (che originalità eh?) che dovrebbe essere una ulteriore spinta a leggerla tutta; con me ha avuto l'effetto contrario. Tremendo. Ha peggiorato il peggiorabile del primo, i personaggi si sono assottigliati come carta velina e i colpi di scena non hanno colpito nessuno. Peccato, l'idea mi piaceva davvero.

Ecco qua. Ho finito. Ammetto che non ho resistito quest'anno e ho letto libri che già a priori sapevo che non avrei potuto apprezzare, ma speravo di essere smentita. Invece no.
Si vede che il mio fiuto di lettrice non mi tradisce più in modo eclatante.
Ora vedo se riesco a finire Alessandro e Cesare (Vite Parallele di Plutarco) così chiudo in bellezza!

Propositi per l'anno prossimo: ho fatto una lista di dodici libri per l'anno prossimo, quasi tutti superiori alle 2000 pagine ognuno. Vorrei leggerne almeno metà, tra cui la rilettura dei fratelli Karamazov, il mio libro preferito di sempre insieme a Guerra e pace.

Anarchic Rain

mercoledì 16 novembre 2016

La pianista di Auschwitz di Suzy Zail

Dire che questo libro "mi è piaciuto molto" mi sembra di cattivo gusto, visto il tema trattato. Ovviamente non mi sono piaciuti il dolore e l'ingiustizia che la protagonista ha dovuto affrontare (lei sarà anche un personaggio fittizio, ma rappresenta milioni di persone vere, come il padre della scrittrice, effettivamente deportato), il racconto del campo è raggelante come tutti gli altri, senza fronzoli e senza illusioni. Però l'autrice ci tiene a tenere accesa la speranza, ci tiene a sottolineare (attraverso la piccola -immensa?- storia d'amore inter-razziale e attraverso la sua aguzzina ebrea) che le persone non sono mai tutte buone o tutte cattive. Le persone scelgono di fare cose o di non farle e appartenere a una razza (ebrea o ariana) non significa essere tutti uguali. In questo libro c'è Karl, il giovane figlio del comandante nazista di Birkenau, che schifato dal comportamento del padre cerca di fare quello che può per aiutare quelli che dovrebbero essere i suoi nemici. Nel mondo reale è esistito Oskar Schindler e, suppongo, come lui qualche altro.
Esistenze come questa non giustificano o scusano assolutamente le azioni di troppi altri, ma sono comunque una speranza.


All'inizio la protagonista non mi piaceva affatto, ma forse è stato solo perché non tenevo conto che aveva solo quindici anni e mezzo quando il mondo le è crollato addosso. Fino alla fine non si è resa conto della verità del campo, cosa succedesse alle persone che da un giorno all'altro "svanivano", cosa fosse quel fumo grigio che si vedeva in lontananza. Fino alla fine ha sperato di ritrovare i suoi genitori, aggrappandosi nel frattempo alla sorella, un tempo la più forte delle due, quella che il primo giorno le disse "Non diventeremo animali come vogliono loro". All'inizio ero molto più ammirata da lei che da Hanna, e in fondo è grazie alla sorella se lei non si perde mai d'animo. Ma poi a poco a poco il carattere della protagonista è venuto fuori, nonostante i suoi terrori e la sua angoscia costanti, mentre Erika sembra destinata a un punto di non ritorno, come la madre.
Il libro è costellato di piccoli miracoli, come il fatto di non essere mandata subito a morire, avendo mentito sull'età, oppure essere rimasta insieme alla sorella, nella stessa baracca, o ancora essere scelta come pianista nella casa del comandante pur non essendo la più brava tra le altre. E anche se sembrano inverosimili, in realtà mi rendo conto che la storia (vita) stessa ne è piena, né più né meno.

Il linguaggio del libro non ha niente di elaborato, non vuole stupire a tutti i costi, non vuole esasperare nulla. D'altra parte non potrebbe nemmeno. Mi è piaciuto, è scorrevole, anche se a volte ho dovuto chiudere gli occhi, perché nonostante sia quasi scarno (o proprio per questo) ho provato un riflesso della sofferenza della protagonista e degli altri personaggi.

In definitiva, sono contenta di aver letto questo libro (anche se mi ha fatto male), perché non bisogna demonizzare nessuno a priori. Bisogna guardare in faccia la realtà per come è o è stata, e accanto a orrori indicibili troveremo sempre qualche altra cosa.

Oggi ancora abbiamo bisogno di speranza e, se ce n'è stata allora, quando tutto sembrava perduto, significherà pur qualcosa.
 

Anarchic Rain

venerdì 14 ottobre 2016

Il vangelo secondo Biff. Amico d'infanzia di Gesù di Christopher Moore

L'amore non è una cosa a cui si pensa, ma una condizione in cui si dimora.

Ho iniziato a leggere questo libro perché ho pensato che potesse essere ottimo da alternare a un altro che leggo in contemporanea sul nazismo. Una cosa tipo stacchetto musicale. Per alleggerire l'atmosfera insomma.

Invece ha fatto di più.

Avevo letto tempo fa A volte ritorno, sulla seconda venuta di Cristo sulla Terra, per tentare ancora una volta di salvarci.
Invece questo è sull'infanzia e adolescenza di Gesù. Cioè quel buco di poco meno di trent'anni che i quattro evangelisti ci hanno lasciato a proposito della vita di Cristo.
Una sorta di prequel. Raccontato nientepopodimeno che dal suo migliore amico.
Una tenerezza che non vi dico.
Si ride, chiaro, in fin dei conti è un libro scritto per quel preciso scopo.
Ma non è solo questo.

Se in A volte ritorno il motto è Fate i bravi, in questo strano vangelo è un po' meno immediato.
Gli eventi ci vengono narrati in modo molto fluido, con qualche anacronismo, come confessa anche l'autore nella postfazione, ma in un modo così naturale che potrebbe persino essere vero. Prima di immolarsi per un'umanità che nemmeno lo merita, perché non andare in giro a capire come si diventa Messia? Gesù è ossessionato dal non essere perfetto, dal non sapere cosa voglia dire essere se stesso, cioè Figlio di Dio, così parte per un viaggio con il suo migliore amico, viaggio in cui gliene capiteranno di cotte e di crude, da cui uscirà fortificato o perlomeno più sicuro di sé.

Ma questo non è il vangelo di Gesù,  o meglio, non solo. Levi, detto Biff, è un personaggio estremamente sarcastico (lo ha inventato lui, il sarcasmo) ma anche il miglior amico che un Messia possa avere. Sempre in bilico tra gelosia e affetto nei confronti di un perfetto Gesù, per esempio per quanto riguarda l'amore di Maddi (Maria di Magdala, la Maddalena): è ovvio che lei ami Gesù più di Biff, però è anche vero che quando sta con quest'ultimo non è per dimenticare l'Altro o per sostituirLo (chi potrebbe, poi?), ma è perché si rende conto che anche Biff ha un suo valore e che merita di essere amato per se stesso. Questo ci dice il finale, ai giorni nostri.
Biff è completamente l'opposto di Gesù: è un uomo, nel senso più materiale del termine, sempre in cerca di cibo, donne e un posto confortevole dove riposare. E' lui che espone le due teorie più combattute di sempre, a uno scettico quanto cieco Gesù: l'evoluzione e la sfericità della Terra.
E poi finalmente un po' di spazio alle donne. Maria Maddalena è una figura che diventa leggendaria, in queste pagine. Sì, mi ha fatto venir voglia di leggere i vangeli apocrifi!

Un'altra cosa che mi ha colpito, rispetto ad A volte ritorno, è che si capisce che l'autore è credente (magari non praticante, ma secondo me ha fede), mentre non ho mai capito da che punto di vista  John Niven abbia scritto il suo. E la differenza tra i due libri sta qui, secondo me.

Leggetelo, perché è un libro divertente, ironico e anche piuttosto profondo.
Magari le cose non si sono svolte proprio così, però è un punto di vista interessante, con molti spunti di approfondimento.

Anarchic Rain