martedì 30 aprile 2019

Rose Madder by Stephen King

Rose Madder conclude una immaginaria trilogia che è iniziata con Gerald's Game e continuata con Dolores Claiborne. Una trilogia di Donne con la D maiuscola, con la Vita maiuscola.
Un altro romanzo attualissimo per temi e modalità di scrittura.
Un'altra storia di violenza ed emancipazione.
Al contrario dei primi due però, l'elemento sovrannaturale è molto sviluppato, soprattutto nella seconda parte del libro.



Come anche per Jessie e Dolores, per Rosie (non ancora Real) la vita è un inferno, grazie soprattutto all'amorevole interessamento del marito. Purtroppo non stiamo parlando solo di un avvocato con il pallino del sado-maso o di un isolano ignorante e violento, ma di un poliziotto con tanto di distintivo, uno che la legge dovrebbe farla rispettare e non infrangere.
E magari fuori è anche così, ma non appena si chiude la porta di casa sua, Norman Daniels diventa un marito abusivo, uno a cui piace tantissimo mordere.
Dopo quattordici anni di soprusi, botte, morsi, aborti e silenzio, Rosie decide che quella non è più Vita, non lo è mai stata, che la macchia sul lenzuolo, grande come un centesimo, è l'ultima.

E se ne va.

Si ricostruisce a fatica una vita, una dignità, uno spazio personale (che non ha mai avuto), aiutata dalle donne (anche loro abusate) di un'associazione chiamata Daughters and Sisters.
Sembra incredibile, ma per la prima volta ha amiche, un lavoro e, udite udite, anche un bravo ragazzo che spasima per lei.
Ma King è bastardo, lo sappiamo tutti. Non la lascia in pace, nonostante quei quattordici anni sarebbero un incubo già sufficiente per almeno tre o quattro vite...no, lui deve esagerare: Norman non si dà pace per essersi fatto scappare Rosie e la insegue come un segugio...quello che è in effetti.

Ma quando la trova, Rosie Real non è sola, non più.
La scia di sangue che Norman si è lasciato dietro non la rende più debole, anzi, fa finalmente sbocciare in lei quel sentimento di rabbia e odio che non ha mai saputo di covare.
Rosie ha uno spasimante, Bill, che per quanto incredibile possa sembrarle la ama davvero (ricambiato), farebbe qualsiasi cosa per lei. Si sono conosciuti nel negozio di pegni di Bill (di suo padre, in effetti), quando lei ha comprato d'impulso un quadro, Rose Madder.

La storia che coinvolge il quadro si può definire un racconto nel racconto: quello principale è sulla liberazione di Rosie, sulla sua rinascita più precisamente; il secondo è molto più oscuro, metaforico, e vede protagonista Rose Madder, una donna senza età che incarna il Potere del Femminino, la sua astuzia, la sua lealtà, la sua forza vendicatrice.
Rose Madder è una creatura di luce e tenebra, ambivalente, capace di curare amorevolmente un neonato (una neonata) e di uccidere senza pietà un Norman troppo sicuro di sé, entrambe le cose con l'aiuto di Rosie Real che sembra una specie di catalizzatore.
Ed è grazie a Rose Madder che l'altra Rose riesce a "evolvere", a diventare davvero se stessa.

Ma il libro non finisce qui.

Mi dispiace svelare il finale, non lo farò, dovete leggerlo, ma una cosa devo sottolinearla: è uno dei finali migliori di King. L'albero, la volpe, Rosie Real (ma real  davvero, con i pro e i contro, non una vita da favola, che non esiste): rispettare le proprie radici pur tentando di raggiungere il cielo, vivere con intelligenza e un pizzico di astuzia (ma anche di rischio) per vivere con pienezza e arrivare alla fine dicendo: "Aaaah, me la sono proprio goduta!"

Grazie, zio, per questa perla.

Anarchic Rain

domenica 14 aprile 2019

Insomnia by Stephen King

Life is both random and on purpose, although not in equal measure. 



Penso che questa frase riassuma perfettamente questo gioiello kinghiano.
Ho finito di leggerlo in questo istante e forse non dovrei scrivere un commento così a caldo, ma non posso farne a meno.
Avevo iniziato a leggerlo quando avevo 15 anni, ma allora ero troppo piccola probabilmente per apprezzarlo. Infatti lo mollai a metà, circa. Un protagonista di 70 e passa anni non poteva avere nessuna attrattiva per me. Inoltre, non avevo mai letto La Torre Nera.
Dio, se penso a quello che stavo per perdermi!!
Prima di parlare del libro, vi do un consiglio controcorrente: leggetelo solo DOPO aver letto la Torre, non prima come il buonsenso suggerirebbe. È un'emozione unica e non potrete provarla se non farete come vi ho detto.

Ralph Roberts non è un uomo speciale, almeno non subito.
Ma lo diventerà ben presto quando comincerà a soffrire d'insonnia e a scoprire l'Iperrealtà, come la chiama lui.
Ma diventare speciali non è un mestiere per tutti e non è sempre un premio. Anzi. Il più delle volte è sacrificio.
In queste 900 pagine (edizione kindle americana) ci addentriamo del mondo delle aure, di personaggi strani e spesso spaventosi, che guidano Ralph nella sua missione.
Ma qual è la missione? Perché entrambi i mondi sembrano impazziti?

È qui che entra in gioco il vero genio di King: ha scritto questo libro nel 1993, tipo 20 anni prima del finale della sua mastodontica saga, eppure tutto quadra, tutto torna, il ka è una ruota e gira sempre in avanti. Mai indietro.

Si può scrivere un romanzo intero, così lungo e articolato, propedeutico al finale di una saga non ancora scritta? Evidentemente sì,  cari i miei constant readers, o almeno King lo può fare senza battere ciglio.
Non esagero se vi dico che, dopo questo, mr King per me può fare quello che vuole.

Ammetto di aver pianto alla fine, cioè tipo proprio frignato, ma non solo lì: nel bel mezzo del nulla spunta Mike Hanlon, il nostro amato Guardiano, che compie un atto di generosità così disinteressato, che non puoi fare a meno di pensare che non è minimamente cambiato dopo gli avvenimenti del 1985; quasi in sordina spunta persino un clone di Stan the Man, appassionato ornitologo; in un altro caso di puro masochismo, spunta Gage Creed, povero bambino innocente; quando meno te lo aspetti ti piazza lì una descrizione della Torre che ti lascia senza fiato. Poi arriva Pat, con il suo disegno e ti si spezza il cuore definitivamente.

Ma la cosa meravigliosa del libro non sono (solo) gli innumerevoli riferimenti alla Torre, a Pet sematary o a It (santocielo, è ambientato a Derry, in questo caso Crimson King è semplicemente una delle mille facce di Pennywise).
La cosa meravigliosa è come tutto si sposi alla perfezione, come niente sembra forzato o infilato lì apposta. Tutto fila, non ci sono smagliature nella tela perfettamente intessuta. Lo zio ce l'ha fatta ancora una volta. Ci ha regalato la Vita, quella vera, triste, felice, votata al sacrificio, entusiasta. Tutta insieme.

E ci offre anche una riflessione attualissima (leggendolo senza saper niente, sembra scritto ieri) su temi come aborto, violenza domestica e diritti civili.
Non sto scherzando, eh, ne parla davvero. Sono temi molto cari al suo piccolo cuore democratico, evidentemente.

Leggete questo libro. Leggetelo dopo la saga della Torre Nera. Lasciatevi emozionare da Ralph e dalla sua graduale scoperta degli altri piani dell'esistenza. E se doveste nel frattempo incominciare a dormire un po' meno e a vedere strani colori intorno alle persone, non preoccupatevi...tanto non potrete farci nulla.

Anarchic Rain

sabato 16 marzo 2019

Nightmares and dreamscapes by Stephen King

Altro giro, altro regalo. La terza raccolta di racconti dello zio.



Andiamo a vederli uno per uno:

Dolan's Cadillac: una storia di vendetta in pieno stile Bachman. Un mafioso gli ammazza la moglie e lui aspetta. Aspetta. Aspetta. È, quando la situazione si fa più propizia, colpisce. Non solo si vendica secondo il vecchio occhio per occhio ma lo condisce con l'umiliazione completa del nemico.

The End of the Whole Mess: geniale. Un racconto post-apocalittico sul momento pre-apocalittico da parte di uno dei principali responsabili. A volte, ma solo a volte, l'uomo non è cattivo in sé, é solo poco lungimirante. Incredibilmente realistico.

Suffer the Little Children: un puro racconto in stile Poe. Un orrore sussurrato, che non viene spiegato mai ma non è meno terrificante. Poi capirai, quando si tratta di bambini io comincio a tremare a priori, mi fanno troppa paura!!

The Night Flier: forse uno dei racconti più famosi della raccolta e di King in generale, un racconto di vampiri in chiave un po' moderna. A me è piaciuto tantissimo!

Popsy: anche i vampiri sono dei teneroni in fondo. È qui ci ritroviamo a fare il tifo (anche se all'inizio non lo sappiamo) proprio per uno di loro! Questo racconto mi è rimasto dentro per più di un motivo.

It grows on you: non mi è piaciuto. Mi dispiace molto dirlo, ero intrigata dal titolo, ma non sono proprio entrata nella storia. Forse non l'ho nemmeno capita, in effetti. Vero che ho dovuto rileggerla in italiano perché c'erano troppi termini che non conoscevo...ma non mi ha lasciato nulla.

Chattery teeth: sai già dove andrà a parare, ma te lo godi comunque!

Dedication: cosa non farebbe una madre per suo figlio? Dolores insegna.

The Moving Finger: come dice King stesso, un racconto a cui non devi chiedere spiegazioni. Lo leggi e ti piace oppure no. A me è piaciuto!!

You know they got a hell of a band: diciamo la verità, ci abbiamo pensato tutti prima o poi a dove sono tutti quei meravigliosi cantanti/musicisti morti troppo presto. Se da qualche parte ancora strimpellano e cantano. Ma siamo proprio sicuri che sia un bel posto? King dice di no.

Home delivery: molto poco classico racconto sugli zombie. A me stavolta non ha convinto. Secondo me gli zombie non sono nelle corde dello zio (vedi anche Cell...).

Rainy season: un racconto deliziosamente horror, tipicamente nonsense e stilisticamente perfetto. Altro che piaghe d'Egitto!!

My Pretty Pony: questo è King. Un anziano che non si comporta come gli altri, un bambino sveglio, tutta la fatalità dello zio. Una bellissima riflessione sul tempo che passa, condita da un molto moderno "abbasso i bulli!". Ok, mi sono capita da sola, dovete leggerlo!

Sorry, right number: l'ispirazione è presa sicuramente da una delle mille storie da campeggio  di quelle che racconti con la torcia puntata sotto la faccia, tipo quella della vecchia che ama i puzzle e mentre sta facendo l'ultimo si accorge che rappresenta lei in quel momento...

The Ten o'clock people: tipica storia di mostri che non può assolutamente mancare in una raccolta come questa!!

Crouch End: il gioiellino di questa raccolta, il collegamento immancabile con la Torre. Attenti a Crouch End, dove le sottilità esistono e gli angoli non sono come te li aspetti.

The House on Maple Street: non so perché ma quando inizia a parlare dei cavi negli angoli mi è subito venuta in mente Vera Donovan, ma li chiama in modo diverso: per Vera erano "wires", per i ragazzi Bradbury "cables".

The fifth quarter: un racconto d'avventura, se così si può dire. Una caccia al tesoro che però è dedicata alla mappa per trovarlo. Non entusiasmante, ma scorrevole.

The doctor's case: cosa ne penso di Sherlock e Watson raccontati da King? Apprezzo il tentativo, e l'omaggio, ma no, non lo trovo nelle sue corde!

Umney's Last Case: strano. Non so definirlo in altro modo, strano ma con un finale da paura! Perlomeno, quello che all'inizio sembrava il vero finale me lo aspettavo abbastanza, ma poi... colpo di scena! Il finale verissimo è arrivato e mi è piaciuto un sacco! La scrittura mi è sembrata un po' diversa dal solito, ho ritrovato King solo nell'ultimo capitolo. Forse la stranezza è dovuta a questo...

Head down&Brooklyn August: come sempre, non sono assolutamente in grado di parlare del baseball (che trovo abbastanza noioso quando descritto in un libro) e delle cosiddette poesie di King. Mi rifiuto.

In questa raccolta abbondano le citazioni, a se stesso e ai suoi miti (Lovecraft e Bradbury su tutti) e, anche se non credo si possa paragonare a Scheletri per qualità, è comunque una delle migliori raccolte di racconti horror in circolazione. Sono sicura di averlo già detto, ma King è una garanzia. Sia che tu voglia un bacio veloce al buio, sia che tu voglia fare l'amore sotto la pioggia.
E con questo libro ho capito una grande verità: a me King piace da matti quando parla di vampiri. È vero che mi piace anche in molte altre cose, ma secondo me quando parla delle creature della notte per eccellenza dà davvero il meglio di sé.

Quindi leggetelo, che siate o no veri constant readers. Magari un racconto ogni tanto, come per riprendere fiato.

Anarchic Rain 

giovedì 21 febbraio 2019

Il figlio del cimitero di Neil Gaiman

Sei ignorante, ragazzino, disse la signorina Lupescu, ciò è male. Ma sei pure soddisfatto della tua ignoranza e questo è ancora peggio.



Come sempre, quando mi sento così bene dopo aver letto un libro, mi viene da chiedermi perché cavolo non l'ho letto prima. Ma non c'è una risposta a questa domanda. I libri sono come la vita, capitano anche se ti sembra di essere tu a sceglierli.
Io anni fa lessi Il cimitero senza lapidi, un libro di racconti sempre di Gaiman e uno di questi era La lapide della strega, che guarda caso è un capitolo di questo romanzo. Mi piacque allora, ma leggendo ora i retroscena e i..."post-scena", trovo il tutto ancora più bello.

Ora, si sa che a me Gaiman piace, ma questo libro è incantevole, devo dirvelo. E' la storia di una crescita, di un bambino che diventa ragazzo e che si incammina per diventare un uomo.
Il tutto condito con la fantasia meravigliosamente dark di questo scrittore inglese.

L'unico mio rimpianto è di non averlo letto in lingua originale (ho semplicemente dimenticato di avere la versione in lingua sul kindle, quanto sono stordita!), però me lo sono goduto lo stesso, altroché.

Nobody Owens (Bod, per gli amici) è un ragazzino che ti rimane nel cuore, cresciuto in un cimitero da fantasmi&affini, tenuto al sicuro (e all'oscuro) da un pericolo mortale: quando la sua famiglia (umana) è stata assassinata, in realtà il vero obiettivo era lui, che però si salvò per miracolo e fu portato da una "signora a cavallo" nel cimitero e affidato ai suoi abitanti. Bod divenne così uno di loro, tra una lezione di "svanimento" e una di "infestazione onirica".
Ma Bod è molto più di quello che sembra: all'apparenza è un bambino magro, con i capelli grigio topo e vestito di un sudario; in realtà è curiosissimo, ha un'intelligenza spiccata ed è molto sensibile. Ha piena fiducia negli altri, ama il suo tutore (il misterioso Silas) come fosse suo padre e stringe facilmente amicizia.

Il libro è una serie di (dis)avventure che gli capitano apparentemente per caso, ma che lo porteranno dritto al cuore del segreto che si pensava sepolto insieme alla sua famiglia e al suo "altro" nome, fino alla "battaglia" finale che lo porterà al riscatto e alla tanto sognata libertà.
Libertà di vivere.

Menzione super-speciale per uno dei capitoli, Macabradanza. Una (mini)storia nella storia da brivido, piena di poesia, atmosfere fumose e incontri "impossibili" al chiaro di luna. Una danza magica, che riunisce i due mondi, solo per quella notte. E' stato intenso leggere quel passaggio, non potrei definirlo in altro modo.

Insomma, una favola. Dark, piena di fantasmi, cimiteri, strane creature e Vita. Quella Vera, prima negata e poi conquistata.

Grazie, Neil. Ti ringrazio come una figlia ringrazierebbe un padre degno di questo nome.

Anarchic Rain

domenica 17 febbraio 2019

Dolores Claiborne by Stephen King

Forse qualcuno ricorderà "L'ultima eclissi", film degli anni '90 abbastanza famoso, se non altro per la presenza di un cast che annovera Kathy Bates e Jennifer Jason-Leigh. Ebbene, scommetto che la maggior parte di quelli che ricordano il film non sa che è tratto da uno spettacolare libro di Stephen King. Eh, s', cari, chiudete la bocca che entrano le mosche e credeteci.
E' sempre la storia di Stand by me e Le ali della libertà. E pure di Il miglio verde. Nessuno lo sa.

Invece.

Invece il Re è un grandissimo scrittore a trecentosessanta gradi, anche trecentoottanta quando ci si mette.
E questo libro (se non altri) lo dimostra.



Dolores è un lungo monologo di una donna che racconta la sua vita alla polizia, perché accusata di un delitto che non solo non ha commesso, ma non è nemmeno avvenuto. Ma ce n'è un altro (quello di cui non è stata mai accusata) che adesso deve venir fuori, è il suo tempo e Dolores ha l'intelligenza di capirlo.
Lei, proprio lei che non ha mai studiato davvero, che è vissuta su una piccola isola dove tutti si conoscono, dove non è possibile mantenere un segreto, che nella sua estrema umiltà ha sopportato tanto, per sé e per i suoi figli.

The road to hell's paved with good intentions, they say, and I know it's true. I know it from bitter experience. What I don't know is why...why it is that trying to do good so often leads to ill. That's for wider heads than mine, I guess.

Una Donna con la D maiuscola.
Questo libro affronta tematiche attualissime, perché al suo centro c'è la violenza domestica.
Di un marito contro la moglie e di un padre verso la figlia.

What's any marriage like? I guess they are all different ways, but there ain't one of them thet's what it looks like from the outside, I can tell you that. What people see of a married life and what actually goes on inside it are usually not much more than kissin cousins. SOmetimes that's awful, and sometimes it's funny, but usually it's like all the other parts of life...both things at the same time.

Ci fa conoscere anche tre donne stupende, diversissime tra loro, ma legate in molti più modi di quanti se ne possano immaginare all'inizio.
Dolores Claiborne è l'assoluta protagonista, ma non tanto da gettar ombra sulle altre due, Vera Donovan (che è la sua datrice di lavoro, di cui è accusata di omicidio) e Selena St George (che è sua figlia).
Vera è una donna ricca e come tutte le donne ricche che si rispettino ha un caratteraccio. Sbraita a destra e sinistra, vuole le cose esattamente come le vuole e non ammette errori (o meglio, dopo il secondo errore per lei sei out). Una personcina non proprio flessibile, ecco. Però due cose non è: una sciocca e un'ingiusta.
Per qualche motivo Dolores le piace e posso immaginarne il perché: è una gran lavoratrice, non ha paura di faticare e fondamentalmente è onesta, esattamente come Vera. Penso che Dolores sia una di quelle persone che se trovassero un portafogli con tipo 3000 dollari lo restituirebbero senza aver nemmeno pensato di toccare un centesimo. Ma come tutte le persone oneste fino al midollo, ciò che mal sopportano sono le ingiustizie, soprattutto verso le persone che amano. Per questo Dolores è stata in grado di sopportare il marito Joe per sedici anni. Lo faceva per i suoi figli, perché pensava probabilmente che per loro sarebbe stato peggio vivere senza un padre che con un padre come lui. Ma quando Joe ha toccato Selena, l'adorata figlia di Dolores, lei ha capito una verità incontrovertibile: un uomo è quello che è, non cambia e non migliora con il tempo, anzi. Ma su un'isola in cui tutti sanno tutto, come si fa a nascondere qualcosa? La risposta le si presenta abbastanza facile: quando tutti guardano da un'altra parte.
E quel 20 luglio 1963 è la data fatidica. Tutti guarderanno l'eclissi totale di sole e lei sarà libera di fare altro.

Everything I did, I did for love...the love a natural mother feels for her children. That's the strongest love there is in the world, and it's the deadliest. There's no bitch on earth like a mother frightened for her kids.

Ed è vero, è stato solo l'amore per i suoi bambini a spingerla a quel gesto estremo.
Così come anni prima, anche Vera ne aveva commesso uno.

Sometimes you have to be a high-riding bitch to survive, she says. Sometimes being a bitch is all a woman has to hold onto.

Parola di Vera Donovan, bitch #1.
Però penso che Dolores sia più "umana", più "calda" di Vera, che era una donna rigida e dritta come un palo del telegrafo. Anche nei rapporti con i figli si vede la differenza tra le due donne.
I figli dei Donovan erano viziati e stupidi, mentre i figli di Dolores hanno giudizio nel cervello e lo dimostra il fatto che nonostante nessuno avrebbe puntato un centesimo su di loro, sono proprio quelli che ce l'hanno fatta (almeno due di loro): Joe jr è un rispettato uomo politico a Boston (se non ricordo male), mentre Selena è una giornalista-scrittrice di successo nella Grande Mela. Nonostante fossero gli ultimi su Little Tall Island.

Una volta andati loro, a Dolores non è rimasta che Vera. Giorno e notte con lei, a farle da balia, specialmente dopo i tre ictus, a litigare nei momenti di lucidità, a cullarla durante i suoi incubi e le sue allucinazioni (wires e dust bunnies su tutti). E' emblematico che Vera sia stata la persona che le ha suggerito di sbarazzarsi del marito, quando ha saputo quello che stava succedendo a Selena. Ci fa capire il profondo rapporto che le lega nonostante la differenza di ruoli e classe sociale.

Ma quando Vera muore, in seguito a uno dei suoi attacchi, Dolores sente che è arrivato il momento di parlare. Nemmeno tanto per scagionarsi, quanto per alleggerire finalmente la sua coscienza, per scrollarsi di dosso quel segreto, quel nero segreto che non ha mai confessato ad alta voce a nessuno. La morte di Vera le fa capire quanto sia stanca di tutto e quanto poco le importi di quello che le potrà succedere. In parte sicuramente la decisione è dovuta alle minacce dei suoi vicini che la credono responsabile di omicidio. Ma in gran parte è solo stanchezza.

Vera was right when she said that sometimes a woman has to be a bitch to survive; but being a bitch is hard work, I'll tell you it is, n I was so tired.

Leggetelo. E' un libro stupendo, scritto in maniera impeccabile da un King in piena forma.
Cercate se potete di leggerlo dopo Il gioco di Gerald, perché i due sono collegati dall'eclissi, che provoca in Dolores una specie di visione di Jessie da bambina, forse perché quello che le sta succedendo è così simile a quello che è successo anche a Selena.

Leggetelo, non posso dire altro.

Anarchic Rain

mercoledì 13 febbraio 2019

Gerald's Game by Stephen King

Come ormai sapete, la mia idea è (ri)leggere King in ordine cronologico e in lingua originale. Stavolta il mio viaggio mi ha riportato nel 1992, in casa Burlingame, da Jessie (e le sue personalità), mentre si batte per la sua vita. E Jessie, come altri personaggi kinghiani, sarà presto consapevole che i mostri più spaventosi non sono quelli che vivono là fuori.



Prima delle innumerevoli sfumature di nausea a cui E.L.James ci ha abituato, c'era King.
Come sempre precursore inimitabile di mode che col tempo e le troppe pagine perdono sapore, lo zio ci regala un libro avvincente e sorprendente, quattrocento pagine di puro piacere delirante.
Jessie è sposata e il suo matrimonio non è né sorprendentemente buono, né pericolosamente cattivo. Anzi, recentemente suo marito ha trovato il modo di "ravvivare" la scena in camera da letto, ricorrendo a innocenti giochini con i foulard...che poi sono diventati manette.
Niente di male, fin qui, anzi, direi una cosa normale.

I due decidono di passare un weekend nella loro casa al lago e, ovviamente, Gerald tira fuori le manette. Jessie è riluttante ma se le fa mettere.
Salvo poi pentirsene quasi subito. Non riuscendo a convincere suo marito a toglierle, mentre lui le sta strisciando addosso per concludere quello che avevano (quasi) iniziato, Jessie gli punta i piedi sul petto e spinge.
Da qui (praticamente da pagina 10), inizia il suo incubo. Sì, perché Gerald non si accontenta di cadere e, che so, farsi male a una gamba o alla schiena, imprecando e rialzandosi acciaccato. No. Lui muore d'infarto.
Jessie capisce che, se non riesce a togliersi quelle manette in un modo o nell'altro, farà una brutta fine, in quella casa isolata al lago, fuori stagione. E con qualche ospite indesiderato di troppo.

Questa premessa non è che lo spunto da cui prende inizio il vero libro. Sì, perché noi fedeli lettori sappiamo fin troppo bene che quello che sembra una storia come un'altra, in realtà, è solo un pretesto. Un pretesto per scavare a fondo nell'animo umano, per andare a cercare i veri mostri (non il cane affamato che strappa brandelli di carne da Gerald), quelli che si nascondono bene, negli angoli bui della nostra mente, oppure quelli che noi nascondiamo bene, negli anfratti più remoti della nostra psiche.
E Jessie di mostro ne ha uno. Bello grosso anche. Un insospettabile. Il mostro dell'eclissi totale di sole del 1963. Suo padre.

E niente. King ogni volta riesce a stupirmi. Non mi capacito mai di come sappia descrivere fin troppo bene, fin troppo verosimilmente, ogni aspetto/sentimento/situazione che coinvolgono gli esseri umani. Insomma, la domanda fondamentale che ogni volta mi faccio è: ma come fa a entrare nella testa di tutti i suoi personaggi? A imitare i comportamenti di qualsiasi eroe o antieroe così bene che sembra di averli lì?
Le tre personalità di Jessie, per esempio: Good Wife Burlingame (la Brava Mogliettina), Punkin (Frugolino) e Ruth (la sua vecchia amica del college). Sono la stessa persona eppure ragionano ognuna in maniera diversa, litigando anche tra loro, ma sempre aiutandosi a vicenda (hanno bisogno l'una dell'altra, in fondo).
Inoltre attraverso i ricordi di Jessie, non solo riusciamo a capire perfettamente che tipo di persona fossero Gerald o i genitori o Ruth; ma li vediamo vivi davanti a noi, quasi a recitare la loro vita, ognuno con i suoi pregi, difetti, modo di pensare e agire in base alle situazioni.

Non ricordavo tutto dalla prima lettura, ma una cosa invece mi è rimasta nitida in mente, un pensiero che ho avuto appena voltata l'ultima pagina: una storia di quattrocento pagine su una donna ammanettata a letto poteva scriverla così bene solo King. Questo libro non è mai noioso, per quanto possa sembrare difficile crederlo.
Seguire i pensieri di Jessie da quando si rende conto che suo marito è davvero morto, che lei è completamente da sola, è come salire su una giostra che gira vorticosamente e sembra non trovare mai un punto di arrivo...finché improvvisamente lo trova.
In una situazione che sembra senza speranza, Jessie trova il coraggio di affrontare il suo dolore più segreto e proprio attraverso quel dolore, incredibilmente, troverà la giusta intuizione.

Come al solito, la domanda è sempre la stessa, tirate le somme: vale la pena leggere questo libro? Sì, lo penso sul serio. Forse il suo messaggio è un po' troppo ingenuo (in fondo a ogni dolore c'è una speranza di nuova vita), ma io penso che sia sempre efficace. Al momento giusto potrebbe persino aiutare una persona in difficoltà.

Anarchic Rain

sabato 19 gennaio 2019

19 Gennaio 1809 - 19 Gennaio 2019: duecentodieci anni di Edgar Allan Poe

Nell'anniversario della nascita di uno dei più grandi scrittori di sempre, non potevo assolutamente lasciarmi scappare l'occasione di parlarne, soprattutto considerando quanto importante è stato nella mia "carriera" di lettrice. Grazie a lui ho conosciuto uno dei miei generi preferiti, ho conosciuto atmosfere malinconiche eppure attraenti, ho conosciuto l'amore non corrisposto e il dolore che provoca. Grazie a lui ho aggiunto un tassello al mio piacere di leggere.


Ho conosciuto Poe a 12 anni, grazie a una mia compagna di scuola, ma il mio primo libro (che non è nella foto qui sopra perché è distrutto e me ne vergogno abbastanza) l'ho comprato il 18 settembre del 1996, quando ne avevo 14, anzi tre giorni prima del mio compleanno.
Nell'antologia di scuola, avevo già letto Il corvo, la sua poesia più famosa, e quindi quel primo libro fu proprio la raccolta completa delle sue poesie con il testo a fronte in inglese.

Mi ricordo ancora oggi la prima che mi colpì tantissimo: Ad Elena. Mi colpì talmente tanto che gli ultimi versi me li sono tatuati, un po' come monito di vita:

Always write first things uppermost in thy heart

Sempre scriver prima quel che nel cuore hai più in alto

Grazie a lui, ho scoperto cos'è un acrostico, ho scoperto la bellezza di una poesia che può essere tenera, aulica, cupa e terrificante, ma anche dolorosa ed eternamente triste.

Poi, in un bellissimo giorno, mi hanno regalato il libro rosso che vedete in foto, che raccoglie l'opera omnia, e ho letto i racconti. Ne fui profondamente presa.
Il gatto neroIl cuore rivelatore, Berenice, La cassa oblunga, Il ritratto ovale, La maschera della Morte Rossa e, su tutti, La caduta di Casa Usher. Non riuscivo a credere che qualcuno potesse scrivere in quel modo magnetico, quasi magico.
Ovviamente quando sei adolescente la prima cosa è l'emulazione, e infatti tutti i racconti che scrissi in quel periodo erano proprio "gotici" sulla falsariga di Poe. Fortunatamente ho smesso di scriverne, ma la passione per questo grande e sfortunato personaggio è rimasta, insieme a una profonda ammirazione e alla tristezza per quella sua vita infelice.
Almeno nel passato, sembra che ogni "genio" artistico abbia dovuto soffrire le pene dell'inferno e non essere riconosciuto dai suoi contemporanei, per poi essere riscoperto in tempi relativamente recenti. Mi sono sempre chiesta come mai. Probabilmente la ragione è sempre la stessa: la paura. Non abbiamo solo paura di ciò che non conosciamo, ma forse soprattutto di ciò che non riusciamo a comprendere. 

In questa chiacchierata, vorrei iniziare dalle cose facili, ossia i racconti. Facili nel senso che non ho mai avuto dubbi su quale fosse il mio preferito, tra tutti: La caduta di Casa Usher
E ora che ci penso, la mia prima chiacchierata su questo blog è stata su un libro di uno scrittore abbastanza famoso (Robert McCammon) che è il "sequel" proprio di questo magnifico racconto. Metto la parola tra virgolette perché è chiaro come il sole che NON PUO' esserci un reale sequel al racconto originale.
Cos'è che mi ha colpito in questo e non in altri, tanto da farmelo preferire a mani basse?
La so!
Il senso di ineluttabile tragedia.
Fin dalla prima riga, si capisce che non ci sarà un lieto fine (sopravvalutatissimo, in my humble opinion di piccola satana), che tutto si ridurrà in polvere davanti ai nostri occhi e che non potremo farci proprio nulla. Questa immensa e oscura casa, lo stranissimo proprietario, la sua ancor più strana sorella: una simbiosi catastrofica ma attraente, distruttiva eppure magnetica.
E' un racconto di crescente follia fino al finale in un certo senso catartico: la casa crolla portando con sé gli ultimi discendenti di quella sfortunata famiglia.
Poe ha uno stile che a un lettore moderno può risultare "pomposo" e forse pesante, invece a me piace moltissimo, sia per la ricercatezza dei termini sia per la composizione della frase, spesso lasciata in sospeso, appesa sull'orlo di un precipizio.

Non posso mettermi a parlare di tutti i suoi racconti, perciò passiamo al difficile: le sue poesie.
Dico difficile perché non riesco mai a capire quale mi piace di più, ce ne sono troppe che mi commuovono, che mi fanno battere il cuore, che mi tolgono il respiro. Non fatemi scegliere.
Non parlerò de Il corvo, perché quella la conoscete tutti, non ha bisogno di presentazioni. Vi dico solo che il libro popup è bellissimo e, se potete, compratelo, ne vale la pena.
Invece vorrei segnalarvi Al Aaraaf, una poesia abbastanza lunga, forse anche un po' di difficile comprensione (sicuramente una prima lettura non è sufficiente per respirarne la vera grandezza) con riferimenti storici (o pseudo-storici) a volte evidenti, altre meno, ma comunque affascinanti. Lo stesso titolo è forse il rimando a una stella intravista nel 1500, più luminosa di Giove, e poi scomparsa.
E poi: Un sogno dentro un sogno (una delle più citate), La valle dell'inquietudine, Lenore, Una valentina, Per Annie e Annabel Lee.

In conclusione, quello che posso dirvi, in tutta onestà, è di leggere Poe. Se siete adolescenti va ancora meglio, perché siete ancora un po' "vergini" rispetto ai libri e magari vi sapete stupire di più.
A me ha aperto mondi interi.

Anarchic Rain