lunedì 17 luglio 2017

Dlin-dlon. Pubblicità. Regali per un lettore D.O.P.

Molti di voi leggendo il titolo del post avranno riso o sbuffato: quale regalo migliore per un lettore se non un libro.
SBAGLIATO!
Non vi azzardate a comprare un libro a un lettore D.O.P. a meno che non lo siate voi stessi e conosciate a memoria la biblioteca del suddetto lettore. Altrimenti incapperete SICURAMENTE in uno di questi imbarazzi (partiamo dal più facile):
1) Ha già il libro. Diciamo che questa è la cosa più frequente che capita e a volte è anche quella che fa meno danni: il libro si può cambiare (avendo lo scontrino, e voi lo conservate SEMPRE vero? Appunto).
2) Lo avete preso a un mercatino. Ora, io capisco tutto, oggi si cerca di andare sempre a risparmio (e non è assolutamente un male), ma dovrete essere certi che il ricevente non abbia da ridire sui libri usati: spesso ci sono orecchie, scritte (a matita, A PENNA), segni sulla copertina...ecco, diciamo che alcuni di noi lettori possono essere un po' "perfezionisti".
3) Voleva quel titolo (lo avete sentito di sfuggita, dite la verità a zia), ma purtroppo in un'edizione diversa (quella che gli avete regalato voi ce l'ha già oppure ha una brutta copertina).
4) Voleva quell'autore (forse è il suo preferito), ma quel titolo lo ha già.
5) Avete scelto il titolone del momento e PURTROPPISSIMO gli fa schifo (capita, oh, se capita).

Insomma, diciamocelo, è una caciara.

Invece, se volete essere sempre ben accetti, se non volete vedere il vostro regalo restituito, vi propongo alcune idee (anche molto economiche) e vi giuro che farete sempre una bella figura.
Torno ai numeri perché mi è piaciuto il sistema.

1) La sempreverde: la mitica, unica, ambitissima Carta Regalo. Ormai ogni libreria ce l'ha. Ed è il sogno proibito di ogni lettore entrare in libreria, uscirne con cinque o sei (mila) libri senza aver dovuto pagare. Già mi brillano gli occhi, guarda.
2) Se sapete che il lettore a cui state per fare un regalo è un appassionato di tè/caffè, non esitate: comprate una tazza: gigante per il tè (intendo DAVVERO gigante) e una particolare per il caffè (con abbinato piattino). Se il lettore ama il caffè americano, la tazza gigante va bene pure per lui. Non c'è niente di meglio che bere qualcosa di bollente in una tazza adorabile, mentre si legge, seduti sul divano in inverno. E, pensate, non importa quante tazze possiede già: è stupendo usarne una diversa ogni volta che ti gira.
3) Segnalibri: oggi ce ne sono una marea e per tutte le tasche, sbizzarritevi! Anche questi sono sempre ben accetti, non se ne hanno mai abbastanza.
4) Un plaid con le maniche: per leggere sul divano o a letto anche d'inverno tenendo le mani calde (importantissimo se si regge un libro).
5) Se sapete che ha un lettore (dovete anche sapere il tipo di lettore ma questo è facile), potete regalare (oltre alla sempre ben accetta carta regalo) una nuova custodia, per cambiare "abito" ogni tanto.
6) Ferma-libri: di solito chi non ha solo librerie, ma anche scaffali, ha sempre il problema della caduta accidentale (di solito di notte, con tanto di brusco risveglio e annesso infarto), ma questi oggetti sono utilissimi e anche carini, ne esistono di tutte le forme e le taglie, alcuni sono ispirati a saghe famose, insomma ci si può sbizzarrire anche con questi.
7) Luce da lettura portatile: di quelle che si attaccano ai libri e non disturbano eventuali compagni a letto.
8) Leggìo: ok, questo è un po' particolare come oggetto, ma credetemi, ogni lettore ha un libro enorme che vorrebbe far vedere a tutti ma non può perché non sa come metterlo!
9) Gadget a tema autore, libro o saga: per fare alcuni esempi, penna e calamaio a tema Shakespeare, Funko pop (pupazzetti di vari personaggi), penne e agende (ce ne sono a migliaia praticamente).
10) Non dimenticate MAI di scrivere un biglietto di accompagno al suddetto regalo. MAI. Amicizie sono state sepolte per molto meno.

Spero di essere stata un minimo d'aiuto, anche se mi sono mantenuta sul generico andante...
Fatemi sapere cosa regalereste/vorreste in regalo voi!

Anarchic Rain

Revolutionary road di Richard Yates

Un libro difficilissimo da commentare.
Yates ha iniziato la sua carriera di romanziere con una storia triste, vera e dolorosa. Ha descritto uno spaccato di vita americana come nessuno in America amerebbe leggere. Non più il Grande Sogno Americano, ma un piccolo incubo abbastanza comune.
Ci sono due persone, Frank e April Wheeler, che dal di fuori sono interessanti, eccentriche senza essere ghettizzate, divertenti. Innamorate.
Hanno due bei bambini (una femmina e un maschio), una bella casa in periferia e Frank ha un lavoro stabile che non gli piace ma gli permette di mantenere dignitosamente la sua famiglia, come ogni maschio americano dovrebbe fare. E hanno anche degli amici, più o meno interessanti, che li adorano per quello che rappresentano: il successo del sistema.

Ma il libro non ci permette di farci illusioni: inizia malissimo, aprendo falle nel sistema già dalla prima scena.
E tutto sembra destinato a sfasciarsi molto presto, come poi effettivamente accade. Niente sorprese in queste pagine.
Eppure è comunque uno choc leggere fino alla fine.

Ammetto di non sapere per chi dei due parteggiare (se Frank con tutte le sue illusioni borghesi, nascoste sotto una patina fintissima di anticonformismo o April, con le sue nevrosi e alternate lucidità). Penso che parteggerò per John Givings, un personaggio che sembra secondario, ma funge da catalizzatore a tutta la vicenda (sua madre non ha tutti i torti dicendo che "rovina le persone", ma non nel senso che intende lei).
John è l'unico a dire la vera verità in tutto il romanzo, e infatti paradossalmente è lui a essere rinchiuso in manicomio, perché "non sa gestire i rapporti con le persone". Vero, non sa gestirli perché a un certo punto della sua vita (non si sa quando, Yates non ha ritenuto necessario dircelo) ha deciso che lui non ci stava più a fare la parte del bravo soldatino e agli occhi degli altri è dunque "impazzito".
Mi sento spesso dire che parteggio sempre per i personaggi maschili (sia di un libro che di un film) più che per quelli femminili, nonostante sia il mio sesso.
Beh, non è questo, ma donnicciole come April Wheeler o come Milly Campbell, che sanno solo essere depresse e lamentarsi, proprio non mi vanno giù. Non ne vedo la forza, se non in negativo. Però April alla fine mi ha stupita, non con il suo gesto sciocco (e mortale), ma con la sua appena precedente analisi della loro vita così com'è, senza finzioni. Peccato che è riuscita a dirlo solo a se stessa e non a Frank. Forse ci sarebbe stata un'altra via d'uscita.

E' un romanzo sullo sgretolamento delle certezze più profonde dell'essere umano: Frank voleva essere diverso, un filosofo, un eterno cercatore, invece si è ritrovato a diventare esattamente il tipo di "piccolo borghese" che aveva sempre fatto finta di disprezzare; April si è costruita da sola una vita infelice, semplicemente mettendo una bugia in fila all'altra; Shep Campbell dopo aver vissuto la sua avventura ad occhi aperti dal vivo si è reso conto che è meglio una moglie che ogni tanto puzza di sudore e che non è molto intelligente, ma che sia viva dentro e dolce e adorante; Milly è un personaggio troppo scialbo per poter aver avuto certezze da sgretolare, ma è una pettegola che riesce a trarre argomento di conversazione anche da una tragedia che dovrebbe averla colpita trattandosi di una sua amica; Helen Givings si era illusa di poter riabilitare il figlio John attraverso i Wheeler (così eccentrici, ma simpatici), ma involontariamente accelera la tragedia (non che non fosse annunciata, eh).

Che posso dire. Bellissimo. La scrittura di Yates mi ha catturata fin dalla prima riga e mi ha invischiata nel mondo borghese di Revolutionary Road e Revolutionary Hill (che ironia...), e sono sicura che mi perseguiterà ancora per un bel pezzo.

Anarchic Rain