domenica 25 gennaio 2015

La Torre Nera di Stephen King (parte II)

Quando ho scritto la prima parte, ho specificato che ero a circa metà dell'ultimo volume, quindi la possibilità di quest'ultimo post più che probabile era certa.

Ho terminato la saga circa un mese fa, il 29 dicembre, ma ho avuto bisogno di un po' di tempo per assimilare il tutto...sia il libro, sia la saga. Non so ancora se ci sono riuscita ma oggi mi andava di parlarne, quindi lo faccio. Vedo cosa ne viene fuori e se non mi piace cancello e ci riprovo più in là.

L'unica premessa possibile è che è davvero difficile parlare della Torre Nera. Ci sono così tanti aspetti da considerare, così tanti personaggi, così tante situazioni. Impossibile parlare di tutto, perché per me è impossibile ricordarle tutte. Avrei dovuto prendere appunti mentre leggevo, forse. E forse posso aiutarmi con le varie frasi che ho sottolineato di volta in volta e che, grazie al kindle, sono al sicuro in una cartella a parte.
E, ripeto, ci saranno spoiler come se piovesse.

Avevo concluso l'altra chiacchierata con la dedica dell'ultimo libro, la migliore di King secondo me, perché con quelle parole finalmente dà peso a tutti i suoi lettori sparsi per il mondo, non più solo nei ringraziamenti, ma proprio a inizio libro, nel posto più importante. E' stato proprio emozionante leggerla, sembrava che il Re fosse accanto a me a dire con la sua voce quelle parole stupende.
Salvo poi sprofondarci nella disperazione più nera a poco meno della metà del libro.
Durante il viaggio verso la Torre, i lettori hanno imparato a conoscere ed amare tutti coloro che si sono ritrovati volenti o nolenti nel ka-tet di Roland. Ma credo di non sbagliarmi quando dico che tra tutti il preferito sia sempre Eddie. Lo scanzonato, provocatorio, ironico e innamorato Eddie Dean. Ebbene, Steve, che diavolo ti è saltato in mente di farlo morire per primo e soprattutto in quel modo?
Si, lo so, sembra il lamento di una donnetta isterica, ma ora vi dico quello che è successo mentre leggevo: i nostri cuori si sono appena allargati per il bellissimo e commovente incontro tra Roland e un suo vecchio "amico" dei tempi di Mejis, Sheemie, la battaglia di Algul Siento si è appena conclusa dopo averci lasciato col fiato sospeso per qualche pagina, il ka-tet si è riunito sul marciapiede, abbracciandosi per rinnovarsi e cosa succede? Uno dei guardiani di quella fortezza, dove i Frangitori erano rinchiusi per spezzare gli ultimi due Vettori, uno tra l'altro a cui non fregava nulla di nulla, trova la forza di sparare un ultimo colpo che, per colpa di non so cosa (Ka?) va dritto a uccidere Eddie.
In quel momento ero a casa di mia zia, con tutto il parentado riunito per Natale e io, davanti al caminetto accesso, con gli occhi pieni di lacrime, mi lascio sfuggire un mezzo gridolino di dolore.
Insomma, per leggere certe cose bisogna avere stomaco, ragazzi, ma per scriverle......bisogna essere sadici. Si era già capito che il Re aveva tendenze SM ma così apertamente è la prima volta che mi capita. Senza un segnale, senza una preparazione mentale. BAM. Eddie non c'è più.
Ma non è finita qua.
Noi stiamo ancora lì, che leggiamo pagina dopo pagina per renderci conto che davvero non vedremo più Eddie che ri-BAM! muore pure Jake.
Vabbè, allora dillo che ti piace uccidere i migliori.
Dillo che ci godi a far piangere la gente.
Quello che voglio dire è che dopo sette, SETTE libri, uno si immagina che Roland salirà la Torre da solo...ma l'immagine comprende il ka-tet che lo aspetta ai piedi di essa. Invece Roland alla Torre ci arriva proprio solo soletto. Con le spalle curve. Triste, nonostante finalmente abbia la sua ossessione davanti agli occhi e possa finalmente mettere fine al viaggio.

Ma è davvero così?

Durante tutti i volumi della saga, King ci ha ogni tanto dato qualche indizio, che magari qualcuno non ha colto o ha messo insieme troppo tardi. Come se Roland quel viaggio lo stesse facendo da secoli, come se non fosse la prima volta.
E quando arriviamo con lui nell'ultima stanza della Torre capiamo perché. 
Roland, effettivamente, quel viaggio l'ha fatto milioni di volte, sempre lo stesso, dall'Entro-Mondo a Fine-Mondo e poco oltre, ma ogni viaggio aveva qualcosa di infinitesimamente piccolo differente da quello precedente. Ogni viaggio ha permesso a Roland di arrivare alla Torre più maturo, più infelice e più stanco.
La saga perciò si conclude come era cominciata, con quel "L'uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì", ma stavolta c'è un particolare che differisce dall'ultima volta che Roland ha cominciato il viaggio. Nella cintura, accanto alla pistola, Roland porta il Corno di Eld, quello che nella storia che abbiamo appena letto è stato lasciato da Roland nel campo di battaglia di Jericho Hill, quello che è stato suonato per l'ultima volta da Cuthbert Allgood, il suo migliore amico, prima di morire.
E invece adesso ce l'ha lui.
Una piccola cosa? Certo. Ma non è dalle piccole cose che inizia il cambiamento? Sempre.

Ma lasciamo perdere un secondo la storia in sé, tanto si sa: è il viaggio, non (tanto) la destinazione.
Per me leggere questa saga ha significato moltissimo e so che può sembrare strano o persino banale da dire, visto che in fondo è solo un libro. Un libro poi di uno scrittore popolare (qualsiasi cosa significhi, ma ho capito che molti usano il termine con accezione negativa), non un Grande Classico. Eppure la Torre un classico lo diventerà, se già non lo è. Un viaggio mitico, alla ricerca di qualcosa che alla fine è solo se stessi. Mi vengono in mente viaggi più famosi tipo L'Odissea (esagero, forse? No, non credo), Alice in Wonderland, I viaggi di Gulliver, Siddharta, L'Alchimista. Perché la Torre dovrebbe essere diversa?
Le scelte che Roland compie o non compie, in realtà, sono le scelte che nel nostro piccolo facciamo anche noi, così come quello che succede a Eddie, Suze, Jake e Oy, metaforicamente parlando è quello che succede a tutti.
In sostanza, tutti abbiamo la nostra Torre a cui arrivare, tutti abbiamo la nostra Torre da scalare e tutti dobbiamo arrivarci con l'aiuto di qualcuno e superando gli ostacoli che qualcun altro crea a nostro discapito. La Torre Nera non è altro che il nostro Io più profondo, la nostra Leggenda personale, se vogliamo, e arrivarci non è né facile né una passeggiata. Ma è bello, sempre, perché è il nostro viaggio, quello che siamo destinati a essere.
King è stato un vero genio in questo caso, perché fin dall'inizio sapeva cosa avrebbe voluto fare, fin dal suo primo racconto sapeva che la Torre Nera sarebbe stato il suo obiettivo e fin dall'inizio si è spinto nella sua direzione. Ma non poteva mettere la parola Fine a quel viaggio, perché il suo proprio viaggio come scrittore non è ancora concluso. Ci saranno altre storie, altri collegamenti con il mondo della Torre, forse, e io scommetto che se King potesse campare mille anni scriverebbe di altrettante Torri, partendo ogni volta dall'ultima riga della precedente.

Perché un libro del genere ha significato tanto? Perché in ogni particolare c'è una specie d'insegnamento, l'indicazione di una strada e io sento che alcune di quelle strade sono quelle che devo imboccare io. So che succede anche ad altri fedeli lettori, ne ho già letto in altri siti e mi stupisce riconoscere questa unità di intenti pur prendendo strade diverse. E' un libro troppo vasto per non contenere almeno l'accenno di risposta ad alcune delle domande che uno si fa di tanto in tanto.

E poi, come ho già detto nella prima parte della chiacchierata, Roland lo trovo il personaggio migliore di King. E' davvero IL personaggio, completo anche se completamente imperfetto. Forse è la sua imperfezione a rendermelo così vicino, lo sento così umano. E' solo, triste, vecchio, sull'orlo del proverbiale abisso e viene salvato da tre (vabbè, quattro) improbabili sconosciuti (un giovane drogato, una donna dalla multipla personalità e un ragazzino quasi sociopatico, per non parlare del mezzo procione). Che dire della commovente-oltre-ogni-dire scena in cui Roland riconosce Sheemie di Mejis? A me le lacrime sono venute da sole, senza che me ne accorgessi, senza poterci fare niente.
Una magnifica storia di crescita e amicizia, al di là dei generi letterari (non mi stancherò mai di ripetere che King non è "solo" uno scrittore horror, non perché sia disdicevole esserlo, ma perché è comunque anche altro), persino al di là dei gusti personali. E' un'epopea e come tale trascende un po' tutto.

Come non mi stancherò mai di dire, questo è solo il mio parere, quindi opinabile, quindi magari anche sbagliato.
Ma se non avete letto la saga, vi invito a farlo.
E se l'avete letta e non vi è piaciuta, vi invito a rileggerla cercando di non pensare troppo. Lasciate che la magia dei personaggi vi arrivi senza pregiudizi.

Anarchic Rain

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