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mercoledì 12 settembre 2018

A mezzanotte ogni cosa assume un significato diverso, una forma più densa...

TITOLO: Four past Midnight
AUTORE: Stephen King
EDIZIONE: Hodder&Stoughton
PAGINE: 1008
VERSIONE LETTA: kindle 
VALUTAZIONE IN DECIMI: 7 e mezzo



Altra raccolta di novelle per il Re del Maine, la seconda dopo Different Seasons, che non ha nulla da invidiare a quest'ultima, secondo me, su un piano puramente stilistico.
La differenza è che qui ci sono quattro novelle che possiamo tranquillamente categorizzare come horror, senza nemmeno pensarci su.
Sono belle storie, piacevoli da leggere (spaventosamente piacevoli) e scritte con la mano ferma e puntuale dello zio.

Con un metodo che ormai ho consolidato, vediamole una per una.

I Langolieri: la domanda da cui è partito lo spunto per questa novella è sicuramente "cosa succede al presente quando diventa passato?". Dove va a finire il mondo del "giorno prima"? La risposta è semplice e i nostri protagonisti stanno per scoprirlo (nel peggior modo possibile): il passato viene "ripulito" da una sorta di "spazzino temporale", un'orda incredibile di esseri non demoniaci, non malvagi, che divorano il mondo appena passato.
Leggere l'avventura di questi dieci personaggi il cui aereo viene "dirottato" nel passato il giorno prima di partire per Cracovia in aereo non è stato molto furbo da parte mia! Ma mi ha dato quel brivido in più durante il volo (e durante un bel vuoto d'aria che ha fatto tremare per qualche secondo qualsiasi cosa)!
La cosa che mi è piaciuta di più è stato il ritmo sempre incalzante, che non perdeva mai un colpo, anzi, ne aggiungeva di nuovi; Craig e Dinah sono tra i personaggi più belli che King ha creato in meno pagine: il primo è un uomo che ha più problemi psicologici di quanti se ne possa contare, la seconda una ragazzina di dieci anni cieca che vede meglio di qualsiasi altro superstite dell'aereo.
Il finale è l'unica cosa che lascia perplessi, una trovata un po' ingenua per risolvere la situazione, ma ormai sappiamo benissimo che i finali del Re spesso non sono il motivo per leggere una sua storia (scusa, zio, ma bisogna dirlo!).

Finestra segreta, giardino segreto: il tema del doppio nei romanzi di King è quasi sempre presente, a volte in modo più esplicito (The Dark Half) a volte meno (l'Arnie di Christine). Qui torna protagonista, solo che stavolta non ne siamo consapevoli, almeno non per un po'. Mi è piaciuta moltissimo questa novella, forse è quella che preferisco delle quattro, perché l'approfondimento psicologico di King è ai suoi massimi livelli. Entrare nella mente di una persona che si sta sdoppiando (o si è già sdoppiata) non è cosa di tutti i giorni, non così, non come se sapesse con esattezza matematica quello che succede a una psiche quando si spezza. E' affascinante seguire la discesa di Mort negli inferi mentali autoinflitti. E alla  fine non gliene facciamo una colpa, non si può, così come anche la sua ex-moglie non lo fa. Una persona malata è giustificabile di tutto? Giuridicamente in parte, ma moralmente forse possiamo aumentare la dose.

Il poliziotto della biblioteca: santocielo, quanta strizza mi ha messo questa novella! Se la precedente è quella che mi è piaciuta di più, questa senza dubbio è quella che mi ha fatto più paura! Perché? Perché io ho sempre pensato che la biblioteca fosse un rifugio, un luogo in cui poter stare in pace, con l'unica compagnia dei libri, che sono compagni notoriamente silenziosi e innocui (almeno, all'apparenza). Invece no. King ribalta lo stereotipo della biblioteca di 180°. Quando un essere demoniaco (è possibile considerare Ardelia altrimenti?) prende possesso di una biblioteca quanti orrori ne possono scaturire? Tanti ovviamente, ma lo zio, come sempre, ci ricorda che i peggiori orrori sono quelli umani: così il poliziotto della biblioteca di Sam-bambino diventa l'orrore che lo perseguita da adulto. Ardelia sfrutta il suo passato per soggiogarlo. Ma per fortuna, lo zio ci ricorda anche che la forza per combattere è dentro ognuno di noi, per quanto stanchi o abbattuti o braccati siamo. Ricordarcene è la vera battaglia.

Il fotocane: molto horror e molto King vecchio stampo (erano gli anni '90 in fondo). Una macchina fotografica che riproduce qualcosa che non è davanti all'obiettivo, ma che può saltar fuori e soddisfare la sua sete di morte. Questo è il racconto più debole dei quattro, per me. Kevin è un buon personaggio ma non abbastanza interessante. Insomma alla fine non me ne sarebbe importato nulla se fosse morto (e chissà che non succeda, magari in un'altra novella). Però le pagine sono volate lo stesso, il personaggio migliore è senza dubbio Pop Merrill (anche per le connessioni a vari altri libri di King, in fondo siamo sempre a Castle Rock!).

Da leggere o non leggere? Ovviamente da leggere. Il ritmo di ogni novella e l'indagine psicologica dei personaggi che contraddistingue King sono due ottimi motivi per tuffarsi in queste pagine senza se e senza ma. Sono più di mille ma ne valgono assolutamente la candela!

Anarchic Rain

sabato 30 giugno 2018

Il mio primo King, il libro che in qualche modo mi ha messo sulla mia strada

TITOLO: The Dark Half
AUTORE: Stephen King
EDIZIONE: Viking
PAGINE: 431
VERSIONE LETTA: cartacea e kindle 
VALUTAZIONE IN DECIMI: 9-

You think I'm a monster, and maybe you're right. But real monsters are never without feelings. I think in the end it's that, and not how they look, that makes them so scary.




Il mio primo King.
Era il millenovecentonovantaquattro. Avevo dodici anni. Gesù, non li avrò mai più. Ma avrò ancora questo libro e la meraviglia che mi ha lasciato dentro.
Diciamoci la verità: non è il libro più bello di King. Nemmeno lontanamente. Per me è in top ten, perché, in quanto primo, è stato quello che mi ha avvicinata allo zio e quindi mi ha permesso di entrare in quel mondo stupendo. Ma è solo una questione di nostalgia e affetto.

A dispetto di tutto questo, è comunque un bel libro, superiore alla media.
La storia è quella di Thad, uno scrittore che aveva uno pseudonimo e che quando ha deciso di disfarsene ha dovuto fare i conti con la sua personificazione (malvagia, ovviamente).
Il perfetto quadretto americano sconvolto da una presenza crudele e immonda, che non avrebbe mai dovuto esistere e che invece è stata creata proprio dal più insospettabile di tutti.

Thad è un uomo buono, un pasticcione, se vogliamo, con una moglie che lo ama e due gemelli (maschio e femmina) che sono la massima espressione della cuteness. Però Thad non è solo quello, seppure nemmeno lui lo sospetta. Dentro di sé ha una zona d'ombra, tenebre così fitte che nemmeno lui riesce ad accettarle e deve creare per forza un'altra parte di sé che lo aiuti a sopportare questo peso oscuro. George Stark, questo è il suo nome. George prende su di sé la responsabilità del lato "crudele" di Thad e quando Thad stesso cerca di rinnegarlo, seppellendolo, lui prende vita e va a cercarlo per trovare una sua dignità di "essere umano".
Stark è una persona malvagia, che non esita a uccidere per vendetta e per arrivare al suo obiettivo, senza lasciare impuniti coloro che gli hanno fatto torto (a detta sua, ovviamente).
Non esita a puntare la pistola contro William, uno dei gemelli di Thad, solo per ottenere quello che vuole. Not a good man at all, come dice la finta pietra tombale fatta fare da Thad.
Eppure ciò che vuole è soltanto esistere. E scrivere ovviamente. E' così sbagliato? Sì, certo.

Penso che questo romanzo sia un omaggio dello zio al suo stesso pseudonimo, Richard Bachman, che gli ha dato la possibilità di sviluppare idee e storie che come "Stephen King" ormai non avrebbe più potuto esplorare.
Una lunga lettera, in parte d'amore, al personaggio fittizio che gli ha permesso di esprimersi in modo diverso ma comunque efficace.
Ma ovviamente, essendo un libro del Re, non poteva andare tutto liscio: quindi Stark è uno psicopatico che va fermato ad ogni costo e con l'impiego di qualunque mezzo.
E quale mezzo migliore degli psicopompi? Tramiti tra il mondo dei vivi e quello dei morti, semplici passeri per gli altri, ma guardiani del "ciò che è e ciò che non potrà mai essere".

Insieme a Thad, dalla parte dei "buoni", conosciamo lo sceriffo di Castle Rock, Alan Pangborn, una persona equilibrata e intelligente, che in questa storia ha un ruolo poco meno che marginale, purtroppo. A me piace tantissimo Alan, è uno dei personaggi dello zio che ricordo sempre con piacere, e una riflessione letta su un social proprio ieri mi ha spiegato il perché: Alan non è semplicemente uno dei buoni, ma potrebbe essere un emissario del Bianco (chi conosce l'universo di King sa a cosa mi riferisco, per tutti gli altri, leggetevi la Torre Nera, se volete) e un Pistolero per diritto di nascita. Il commento si riferiva al fatto che Alan potrebbe tranquillamente far parte del ka-tet di Roland, su un altro livello della Torre e quando l'ho letto ho realizzato che è esattamente così.
E' un personaggio di un'integrità senza macchia, pur essendo profondamente umano. Sì, mi piacerebbe vedere lui e Roland camminare insieme nel Medio-Mondo e diventare ka-tet.

Ok, sto divagando.

Chi dovrebbe leggere questo libro? Di pancia, risponderei "tutti", come al solito. Ma riflettendoci, direi che restringerei il campo ai lettori di King (è una sua pietra miliare, non vorrete mica perdervelo?!) e agli appassionati di doppia personalità o romanzo psicologico in generale. Perché se anche qui sembra che siamo di fronte un horror, in realtà non è così: lo zio scava nel profondo dell'animo umano e ciò che ci mette davanti non è una semplice "incarnazione" del male, è la "proiezione" esterna di quel male che c'è dentro ognuno di noi. Thad è una persona buona...ma solo perché ha creato Stark che si prende tutto lo "schifo" della sua anima.
In ognuno di noi c'è bianco e c'è nero e bisogna stare attenti a bilanciarli bene, altrimenti potrebbe succedere un disastro.

Anarchic Rain