sabato 10 giugno 2017

Different seasons by Stephen King

Finalmente la mia lettura in ordine cronologica mi ha (ri)portato a questo libro! Non vedevo l'ora, giuro! E' sempre stato uno dei miei preferiti, sicuramente tra le raccolte di novelle è il primo, e ora ce l'ho fatta a leggerlo in lingua originale. Peccato che io non abbia gli strumenti per cogliere le sfumature grammaticali del Re. Cioè leggo e capisco ma non sarei in grado di fare un confronto con altri scrittori di narrativa contemporanea, non arrivo a quel livello.

Cos'è questo libro? E' una raccolta di novelle. Cos'è una novella? E' (come ci dice King stesso nella postfazione) uno scritto più lungo di un racconto e più breve di un libro.
Si compone di quattro novelle ognuna ispirata a una stagione dell'anno. Iniziamo in primavera con Shawshank redemption (Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank in italiano), passiamo all'estate con Apt pupil (Un ragazzo sveglio), poi all'autunno con The body (Il corpo) e finiamo a Natale con Breathing method (Il metodo di respirazione).
Dei primi tre hanno fatto dei film, due ottimi (Le ali della libertà e Stand by me-Ricordo di un'estate) e uno nella media (L'allievo).
A chiunque io abbia detto che sono tratti da un libro di King, mi ha riso in faccia, come se King non potesse scrivere altro che di vampiri e alberghi stregati.
Quando poi mostro le prove di quanto dico, la faccia di solito è incredula e la bocca piegata in una smorfia, come se fosse uno scherzo di cattivo gusto orchestrato su grande scala.
Ormai ci rido sopra, ma quando ero piccola mi si gonfiavano le vene del collo per l'incaxxatura, perché io sapevo quanto King valesse e non potevo sopportare che gente ignorante lo liquidasse con una smorfia.

Vabbè, parliamo del libro va', che se no mi sale la bile di nuovo.

The Shawshank Redemption.
La storia di un'ingiustizia, di un'amicizia e di una libertà guadagnata.
Cosa c'è di bello nel racconto di un'evasione? Forse il raggiro dell'ingiustizia giudiziaria. Forse l'intelligenza che vince sull'oppressione. Diciamocelo, se avessimo incontrato Andy Dufresne a un party ci saremmo tenuti lontani il più possibile da lui: troppo freddo, troppo rigido, troppo esternamente noioso. Ma King ci mette in guardia contro l'apparenza. Non è sufficiente per accusare un uomo di omicidio. In America capitano casi di errore giudiziario e spesso non si può porre rimedio perché lo si capisce troppo tardi. Da qui, lo zio ha tirato fuori un personaggio che oserei definire leggendario, un uomo freddo e calcolatore persino quando la sua stessa vita è in gioco, un uomo che ha capito bene che nella situazione in cui si trova perdere il controllo non ha senso. Forse Andy è l'essere umano più somigliante a un robot di cui abbia mai letto, però quando ho finito il libro (per la millesima volta) come sempre ne ho dubitato. Perché? Non so rispondere alla domanda in maniera diretta, ma credo sia la sua "specie di amicizia" con Red che fa crollare il pregiudizio. Red è l'unico (forse l'unico al modo) che in carcere riesce ad andare oltre l'apparenza di Andy, fino a conoscerlo un poco, fino quasi a diventargli amico. Intuisce che Andy ha un carattere particolare ma che questo è solo il guscio esterno, c'è tutto un mondo da esplorare, dentro. E quando trovano il buco nella sua cella, un buco che ha richiesto diciannove pazienti anni per essere completato, Red ne è certo. Andy è molto di più di quello che sembra. Ed è felice di poterlo ritrovare, felice di avere una seppur flebile traccia che può condurlo a quell'uomo furbo e intelligente.
Trovo molto commovente il fatto che Andy si sia fidato di Red al punto da rivelargli il suo segreto, ma questo la dice lunga sul suo vero carattere. E la dice lunga anche la lettera che non ha dimenticato di lasciargli, unitamente ai soldi per attraversare la frontiera, che dimostrano una fiducia ancora più sconfinata. E' questo che mi fa dubitare (o devo dire "che mi convince del tutto"?) che Andy in realtà sia una persona buona, affettuosa e soprattutto bisognosa di calore umano.
Per tutto il libro facciamo il tifo per lui e per fortuna non restiamo delusi.
L'unico confronto che mi viene da fare è con Il miglio verde, altro capolavoro del Re. In quest'ultimo, le guardie carcerarie (a parte Percy, ma lasciamolo stare l'idiota) sono persone più che umane, mentre tutte le guardie dello Shank sono dei bastardi sadici e corrotti e la differenza nella gestione delle due prigioni è tangibile. E' vero che il Miglio è il braccio della morte, ma penso che anche in una prigione di massima sicurezza si debbano unire una certa rigidità di polso a un'umanità di base.
La storia di Andy però non è una storia di Redenzione vera e propria (come invece in parte è Il miglio verde), è la storia di un uomo che pezzetto dopo pezzetto si riprende la sua vita, una vita che gli era stata tolta senza un vero motivo.

The body.
Forse la novella più famosa del libro e forse la più famosa di King, soprattutto grazie al bel film degli anni '80. Una storia di amicizia e di crescita, quattro ragazzi che senza neppure accorgersene passano dall'infanzia all'età pre-adulta nel giro di due giorni. E King dà sempre il meglio di sé quando ci racconta di ragazzi che crescono, ci mette un'attenzione, una passione, un amore, particolari.
Quattro amici decidono di andare a vedere il cadavere di un coetaneo morto pochi giorni prima e ancora non trovato dalle autorità. Due giorni di cammino, una notte fuori nei boschi e poi l'incontro. L'impatto visivo scioccante di un cadavere della loro età.
Nel frattempo i ragazzi chiacchierano, scherzano, raccontano storie. Non lo sanno ma stanno crescendo, stanno entrando nel mondo degli adulti da una porta laterale, poco o niente usata da altri, nascosta. Forse anche pericolosa. E infatti non tutti ce la faranno.
Una volta tornati a casa, dopo quell'avventura di inizio autunno, i quattro non sono più gli stessi e le loro vite si sono in un certo senso divise, in un punto impreciso di quei giorni. Teddy e Vern si metteranno sulla strada che altri avevano già deciso per loro, senza preoccuparsi di dove li avrebbero portati. Gordie stesso, il narratore, il classico bravo ragazzo, va al college e finisce per insegnare. Colui che davvero cerca di cambiare la sua vita, Chris, è il più beffato: ce l'ha quasi fatta, quando viene ucciso senza motivo.
Sarà che la prima volta che ho letto questo libro ero appena quindicenne, sarà che avventure così uno le sogna fin da piccolo, ho amato questa fiaba (perché tale la vedrò sempre), fin nei minimi particolari, le chiacchiere senza capo né coda dei ragazzi, le foglie che brillano al sole, i rumori notturni della foresta, la disavventura con le sanguisughe. Persino il ritrovamento del cadavere è emblematico, ci mette davanti alla morte, che può prendere chiunque, a qualsiasi età, anche alla nostra, anche noi. Nessuno è immune. Nonostante la novella sia pervasa dal fantasma della morte, non è una storia triste (almeno fino alle ultime due pagine), è magica, come sospesa nel tempo. E sospeso è anche il giudizio: giusto o sbagliato, buono o cattivo, non importano più molto.

The apt pupil.
Todd Bowden è un ragazzo sveglio. Il prototipo del ragazzo americano di buona famiglia con tutte le strade spianate avanti a sé. E' intelligente, bello (a tredici anni si capisce già), carismatico.
Ma non tutto quello che si vede in superficie è il riflesso quello che c'è sotto.
Todd ha un pallino: la soluzione finale applicata agli ebrei dai nazisti. E un giorno ne incontra uno che vive sotto falso nome, nascondendosi da tutti.
Dal giorno in cui bussa alla sua porta tutto cambia, tutto quello che poteva essere non esiste più e Todd si ritrova invischiato in una morbosa spirale di violenza e sangue che lo porterà alla pazzia.
La novella è inquietante non tanto per l'argomento trattato e per gli accenni alle mostruosità commesse dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, quanto perché è come uno specchio: non è una cosa così inverosimile da non poter mai accadere. O meglio, forse è inverosimile trovare un criminale nazista nascosto in America (gli anni passano per tutti...), ma che una persona possa "appassionarsi" alla politica di Hitler è perfettamente nell'ambito del possibile. Magari non un ragazzino di tredici anni, ma uno più grande perché no. E non è così inverosimile che qualcosa di malato scatti nel suo cervello e inizi a comportarsi come Todd. E' la perfetta verosimiglianza di questa novella a renderla così disturbante, ancora più di Pet sematary, a mio avviso.
Vite vanno a rotoli per molto meno.

The breathing method.
Di solito questa è la novella più sottovalutata del libro. A me invece piace molto. Ha elementi horror nel vero senso della parola rispetto agli altri e sembra che non c'entri niente. E quando mi si dice così io di solito rispondo: "Perché, cosa c'entrano un'evasione, un mitomane filonazista e un'avventura pre-adolescenziale?". Sembra l'inizio di una barzelletta scadente.
L'ultima novella parla di una ragazza nubile che viene messa incinta e che muore la notte in cui partorisce, anzi, proprio mentre partorisce. Questa storia viene raccontata da un anziano ginecologo in un club abbastanza esclusivo, in presenza degli altri membri (a volerli chiamare così).
La storia è macabra nel finale, in cui il corpo decapitato della ragazza riesce comunque a espellere il bambino, ma la cosa che a me piace più di tutte è il luogo in cui si svolge l'azione: un club apparentemente normale, di vecchi signori con sigaro e brandy, gestito da un uomo che sembra senza tempo in perfetto stile inglese. Ma il club di normale non ha nulla. E' come se non potesse esistere, con i mobili di una marca inesistente, scaffali di libri di autori mai esistiti e case editrici impossibili. Persino il vecchio Stevens, il gestore o qualsiasi cosa sia, sembra non poter esistere o essere sempre esistito. La sede stessa del club sembra scomparire ogni volta che l'ultimo ospite è andato via. Cosa mai ci sarà lì dentro, in quelle stanze in cui nessuno va mai, dove si sentono rumori strani, dove forse qualcuno si è perso e da cui non è più tornato? E se scompare, dove va? E come fa a tornare?
Non è affascinante un posto così? Ma non bisogna chiedere nulla. Possiamo solo godere della sua presenza.

Di solito consiglio questo libro a coloro che mi dicono che non hanno mai letto King perché non sono interessati al genere horror. Credo sia un ottimo esempio di narrativa, senza essere per forza classificato rigidamente. E di solito le persone di cui sopra mi ringraziano, perché hanno scoperto un bel libro. E hanno scoperto che King non scrive solo horror, nonostante sia il genere che l'ha reso famoso.
Quindi se non l'avete ancora letto fatelo, perché è un piccolo gioiello che vi darà emozioni da vendere, alcune piacevoli, altre meno. Ne vale assolutamente la pena.

Anarchic Rain

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