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venerdì 9 giugno 2017

Cosa faresti se potessi giocare la Morte?

TITOLO: Pet Sematary
AUTORE: Stephen King
EDIZIONE: Sperling&Kupfer
PAGINE: 417
VERSIONE LETTA: cartacea e kindle 
VALUTAZIONE IN DECIMI: 9

Quello che ottieni a qualsiasi costo è tuo, e quello che è tuo prima o poi torna da te.




Parlare di King per me è sempre un piacere, specie quando posso farlo raccontando uno dei libri della mia top 5.
Non vi fate ingannare da tutti gli zombie moderni. Pet è speciale.
Come quasi sempre, il libro inizia bene, con una famiglia felice, in una nuova casa, con tutte le possibilità del mondo davanti.
Louis Creed è un medico appena assunto all'università, Rachel è una casalinga, Ellie è la seienne più adorabile del mondo e Gage è un fagottino di delizia. E poi c'è Winston Churchill, Church, il loro gatto adorato, un pelosone giocherellone.
Appena arrivano nella casa nuova, li aspetta una coppia di anziani che più fantastici non si può, pronti a far loro da genitori (visto che con quelli naturali gli è andata male parecchio), specialmente Jud, un ottantenne con la verve di un sessantenne.

È qui che esplode la tragedia.
Ed è qui che entra in scena King, il pittore di anime.

Partiamo con le domande. Cosa faresti se un tuo caro morisse all'improvviso, troppo presto? Le reazioni sarebbero le più disparate, dipendendo dal carattere della persona coinvolta, ma la maggior parte comunque andrebbe sull'autostrada della disperazione.
Qui entra in gioco il primo lampo genio di King: se ne avessi la possibilità, riporteresti in vita il suddetto caro, a qualsiasi condizione? Anche qui, andando per probabilità, la maggior parte di noi probabilmente non lo farebbe, per paura o per religione o per altro. Ma qualcuno invece scommetto che ci proverebbe.
E qui parte il secondo lampo di genio (superiore al primo) del Re: se ti rendessi conto che quella che è tornata indietro non è la persona che ricordavi, saresti disposto a rimediare al tuo errore di giudizio?
In questo romanzo ci sono entrambi i tipi di persone: Jud, che da ragazzino riportò indietro il suo cane grazie al cimitero Micmac, imparò la lezione quando scoprì l'effetto che aveva su persone morte da troppo tempo (qualche giorno) e quando morì sua moglie non ci pensò proprio a tentare l'impossibile. Louis, invece, non avendo sperimentato di persona quell'orrore, non si era mai potuto rendere conto della devastazione che avrebbe causato e tentò l'esperimento prima con il suo gatto, poi con suo figlio. In ultimo con sua moglie.
Purtroppo, in entrambi i casi, ciò che torna non è più quello che era e la sua vita tranquilla subisce un'inversione a 360°.

Ancora una volta siamo al cospetto di un libro-gioiello, che scava nelle profondità dell'animo umano, riuscendo a trasportarci in un tranquillo paese universitario del Maine, nella vita di un medico bravo ma non ambizioso e in quella di tutta la sua famiglia. Quando Church viene investito (fatalità?) soffriamo perché sappiamo che la piccola Ellie ne sarà distrutta e quando Louis tenta l'esperimento avvertiamo il sentore di tragedia, così come lui avverte il puzzo di putrefazione del gatto ritornato.
Quando muore la moglie di Jud ci chiediamo se lui tenterà di riportarla con sé e forse tiriamo un sospiro di sollievo e uno di delusione quando non lo fa.
Ma Louis non è Jud e la morte di Gage lo sconvolge così tanto che tenta l'impossibile. Ed è con un brivido che leggiamo di quella notte passata a scavare nel cimitero Micmac, con i fantasmi che gli turbinano intorno e dentro.
Gage non è più lo stesso e quando la seconda tragedia esplode, pensiamo che ormai Louis ha imparato la lezione. E invece no. C'è quel "se" che è come un tarlo nella sua mente: e se per il suo bambino fosse passato troppo tempo? Forse sua moglie appena morta si risveglierebbe in altre condizioni...forse non tutto ciò che torna è marcio dentro... "E se ci provassi?".
E Louis ci prova di nuovo.
Ma il romanzo si interrompe lì, non sappiamo cosa sia successo subito dopo quelle parole piene di terra.

Il finale lasciato in sospeso è uno dei miei preferiti di sempre. E per una volta non immagino il disastro. Secondo me Louis ci ha visto giusto e col tempo riusciranno ad adattarsi a vivere insieme.
Mi chiedo solo cosa ne pensi Ellie, una bimba intelligente per i suoi sei anni, come tutti i bambini di King.

Anche in questo libro c'è tutto King: il Maine, l'infanzia, il terrore, l'amicizia e l'amore.
Il tutto è soffuso in una luce piuttosto disturbante, perché per tutto il tempo, anche se ti dispiace tantissimo per Louis che in fondo è una bravissima persona, ti rendi conto che le sue scelte sono sbagliate e che se non si ferma succederà qualcosa di orribile. Ma lui non si ferma e qualcosa di orribile succede, ma lui ancora non si ferma. Per questo spero tanto che la mia interpretazione sia quella giusta, che alla fine sia riuscito a farcela. Ma non ne sono sicura al 100%.

Leggete questo libro, anche se non mi sento di consigliarlo a persone troppo sensibili o impressionabili. Non è un libro per tutti, è macabro e colpisce dove fa in genere molto male.
Però è superbamente scritto e penso ne valga la pena.

Come sempre, grazie-sai King, per le tue storie e anche per come le racconti.

Anarchic Rain

sabato 4 aprile 2015

Succede anche ai migliori...

TITOLO: Revival
AUTORE: Stephen King
EDIZIONE: Sperling&Kupfer
PAGINE: 470
VERSIONE LETTA: kindle 
VALUTAZIONE IN DECIMI: 6 e mezzo

Eccoci qui.
Stavolta il terrore della pagina bianca non è proprio terrore. Quello che provo non si avvicina al terrore vero e proprio, ma in un certo senso lo supera.
"Voglio colpire, ma di ferire ho tema" è la frase che associo con questa sensazione sgradevole.

Premessa solita: io amo King, come ben sa chi ha letto il mio post sui miei scrittori viventi preferiti e come sa anche ogni singolo sampietrino di Roma. Ma da qualche anno in qua non mi dà più le stesse emozioni. Uno scrittore cambia, negli anni, specie se scrive in continuazione come fa il Re e si interessa degli argomenti più disparati.
E forse è anche meglio precisare che quando dico "stesse emozioni" non voglio dire che non me ne dà affatto. Anzi. Ma non sono le stesse dei suoi romanzi fino a un certo punto della sua carriera.

Altra parentesi (sopportatemi, vi prego): dei suoi lavori dell'ultimo decennio (mi riferisco quindi a partire dal 2008, ho letto solo Duma Key (e ovviamente Revival), sorvolando completamente gli altri, che per tematiche proprio non mi interessano (anche se sono in coda alla mia lista di libri da leggere "prima o poi"). Quindi non posso fare paragoni con le sue opere più recenti.

E ora partiamo alla scoperta di questo libro.



Vi dico subito di non aspettarvi il volume mastodontico da settecento o più pagine, perché sono meno di cinquecento, quindi è apparentemente più approcciabile rispetto ad altri suoi libri.
La storia parte subito molto interessante, con questi due protagonisti, il bambino di sei anni, poi cresciuto e invecchiato nel corso delle pagine, e il reverendo, giovane e idealista all'inizio, colpito da una tragedia che lo lascerà a dir poco sconvolto.
Le parole scorrono velocissime, io sono arrivata quasi senza accorgermene a metà volume, perché la scrittura è davvero piacevole e vola via come il vento.
Ma qui c'è il primo "però": per quanto si parli, si raccontino aneddoti di vita vissuta e si intreccino storie (nella migliore tradizione King, c'è da scommetterci), i due personaggi restano sul piano superficiale. Non c'è niente, nessun accenno a come sono fatti dentro, a quello che provano (al di là delle reazioni agli avvenimenti della loro vita). Insomma, primo fatto stranissimo: è la prima volta che mi capita di non conoscere veramente i personaggi di King, che non sono diventati mai reali, ma sono sempre rimasti di carta. Per me, strano e inconcepibile.
E questo mi ha fatto iniziare a storcere il naso.
Ed ero già a metà libro. Ho iniziato a sentirmi inquieta.

Tutto quello che serviva a fare di questo libro un capolavoro l'ha concentrato nei due capitoli finali. Un po' poco, mi sembra, anche se è stato lì che finalmente ho ri-incontrato il mio idolo, lo Zio che ha sempre saputo darmi quel "di più" che ad altri manca.
Due capitoli a dir poco perfetti.
Seconda delusione, quindi: perché aspettare così tanto? Io mi considero una Fedele Lettrice, lo sono da vent'anni ormai, e non sono così sciocca da credere che uno scrittore debba per forza sfornare solo capolavori per essere considerato un genio. Ma porca miseria, se sapevi di poter scrivere quelle ultime meravigliose pagine, perché non ti sei impegnato nello stesso modo anche nelle altre? Perché lasciarti il meglio per ultimo? Non posso nemmeno dire che ci sei arrivato a poco a poco e questo fa parte del problema: c'è stato solo il botto finale. Perché?

Non sono mancati i rimandi ad altri suoi romanzi, come per esempio Joyland (dove il reverendo dice di aver lavorato per un po' prima che chiudesse) e persino La torre nera (poteva mai mancare?), quando il primo gruppo in cui Jamie suona si chiamava in precedenza The gunslingers (e lì per poco non piangevo).
E non manca nemmeno il suo stile, la sua prosa schietta, i suoi modi di dire.
Ma quello che mi è mancato più di tutti è stato il brivido, la suspance, quella che ti incuriosisce e ti spinge a voler sbirciare l'ultima parola, per sedare una curiosità morbosa.
Quella proprio non l'ho avvertita e la "colpa" (a volerla chiamare così) è proprio nella mancanza di approfondimento psicologico dei due protagonisti. Che in realtà sarebbero assolutamente perfetti. Durante il romanzo, offrono moltissimi spunti per scavare a fondo dentro di loro, ma forse l'averlo scritto in prima persona, dal punto di vista di Jamie, non ha aiutato in questo senso.

Ma il finale. Oh, ragazzi, uno spettacolo. Stanotte, verso le due, quando ormai mancava poco davvero all'ultima pagina, nella solitudine della mia camera, con le coperte fin sopra la testa (e non per il freddo) ho esclamato "Era ora!!". Lo zio Steve si è concentrato, si è lasciato trascinare dalla storia e dai suoi due nuovi "amici" e si è addentrato nelle loro anime. Per poco, certo, ma almeno...

In definitiva, il libro ha una storia stupenda, i protagonisti sono più indimenticabili che non e la prosa è magica. Il finale, con tanto di tuoni e fulmini (se mi passate la citazione), uno dei migliori di King da secoli, potrei spingermi a definirlo forse il migliore in assoluto.
Ma nel libro manca qualcosa, qualcosa di fondamentale, di cui King si ricorda solo alla fine: l'anima.

Credetemi, piango nel dirlo, ma per me è stato così. Bella la confezione, strepitoso il finale, ma vuoto il resto.
Peccato.
Per ora.

Anarchic Rain