sabato 21 marzo 2015

1Q84 di Haruki Murakami

Certo che a me le cose semplici non piacciono proprio, eh.
Come ormai sanno pure le stalattiti, amo questo autore. Ha scritto dei romanzi e dei racconti che sono tra le cose più belle che ho mai letto e, al di là del singolo preferito che posso avere, è sempre la sua poetica ad affascinarmi come prima cosa. Una poetica che molto ha a che fare con le profondità dell'animo e molto poco con la realtà, ma è anche vero che nasce dalla realtà stessa, per poi distaccarsene.
E' quasi come se, pur partendo da ciò che si può vedere/toccare/sentire, ha bisogno di allontanarsene per capirlo in maniera più profonda. E anche più limpida.

Ma torniamo al libro.
E' una trilogia, in realtà, e il titolo è un chiaro riferimento al libro di Orwell, riferimento facilmente intuibile persino da chi non sa che in giapponese "nove" si dice "kyu", che in inglese è la fonetica di Q. Insomma, parte già arzigogolato dal titolo.
E il romanzo lo è peggio, se possibile. Ma ovviamente non in senso dispregiativo.
E' scritto da due punti di vista differenti. Il narratore è sempre uno, ma segue in parallelo due storie che fino alla fine del primo libro non si incontrano mai: quella di Tengo, trent'anni, professore di matematica e scrittore, e quella di Aomame, ventinove anni, istruttrice di arti marziali e serial killer all'occorrenza.
Un duo improbabile e sospetto, quasi.
Ma Murakami ci trascina dentro la storia fin dalla prima riga, come se improvvisamente e inavvertitamente fossimo scivolati al centro di una spirale: noi siamo fermi, ma intorno ci si svolge qualcosa, che stranamente assomiglia alla vita.

Lo so, sto contravvenendo alla regola prima dello zio King nel libro On writing, ossia Non esagerate con gli avverbi.
Ma, come lui stesso ebbe a dire poche pagine più tardi, a volte sono necessari.

E' vero che Tengo ed Aomame non si incontrano nel primo libro, ma le loro vite sembrano intrecciate e addirittura sembra che da bambini si conoscessero. O perlomeno si ha questa impressione, ma è troppo vaga e i riferimenti sono un po' confusi. A volte sembra proprio che vivano in due mondi diversi. Per non parlare del fatto che lei, la sera, vede due lune. E che pensa di essere capitata in un altro mondo, diciamo "parallelo" a quello vero, che chiama appunto 1Q84.
Questo primo libro fa il suo dovere: ci proietta nella vita di due persone e ci incuriosisce e ci spinge a cercare di sapere qualcosa in più.
Anzi. Tutto di più.
La cosa che più mi ha affascinato di entrambi i protagonisti (ma questo vale praticamente per tutti i personaggi di Murakami) è che sono persone molto riflessive, con un mondo esteriore non particolarmente appariscente, mentre al contrario quello interiore è vastissimo, forse infinito.
Sembrano spettatori "inconsapevoli" e "inermi" all'inizio, ma quando è il momento sanno prendere in mano la situazione.
Da Tengo ed Aomame ci aspettiamo proprio quello, perché nonostante le loro (numerose) ferite sappiamo (o crediamo di sapere) quello che realmente valgono.

Se posso trovare un difettuccio al primo libro è questo: ci sono alcuni capitoli (non più di tre, al massimo quattro, se non ricordo male) che si ripetono parecchio. Dicono le stesse cose o meglio, partono dalle stesse cose e poi magari qualche altra mezza informazione la aggiungono...un po' mi ha dato fastidio, perché sembrava spezzasse il ritmo della narrazione, ma relativamente poco.

E poi arriva il secondo.
Con il secondo entrano in gioco altri personaggi, alcuni già visti nel primo, ma che diventano man mano più importanti: Fukaeri, la ragazza il cui libro è stato riscritto da Tengo, il Leader, misterioso e magnetico capo di una setta religiosa, Ushikawa, un essere infido e viscido.
Mentre comprendiamo di più le personalità di Tengo e di Aomame, che ormai (lo sappiamo) sono a un passo dall'incontrarsi.
Ma, cosa più importante, siamo ormai sicuri che il mondo in cui i due si trovano è davvero il 1Q84. Ma forse "si trovano" non è il verbo adatto. In realtà sarebbe meglio dire "ci sono stati portati".
Da chi, vi chiederete. Dal destino, potrebbe essere una buona risposta.
Mentre scorrono le pagine, inoltre, la creatura fredda e rigida che è Aomame, finalmente, comincia ad assumere connotati più "umani", più "emozionali" e quasi la vediamo circondata da un immenso amore, che è quello che prova per Tengo. E' un processo all'inizio lento, poi arriva di botto tutto insieme, come una diga che si rompe. Ed è davvero affascinante e commovente.
Con questo secondo libro si arriva ad un climax abbastanza veloce (nonostante le sue oltre trecento pagine, nell'edizione Einaudi in tre libri e cofanetto), che però rimane sospeso, saltando dritto nelle pagine del terzo e ultimo.
Si rimane col fiato corto, quasi gli occhi cercassero altre parole là dove non ce ne sono più, di certo increduli che l'autore abbia avuto cuore di lasciarli in bilico sull'abisso, senza sapere se si ritroveranno a cadere o verranno salvati all'ultimo.

In ultimo, il terzo libro.
Ho dovuto prendermi una pausa tra il secondo e l'ultimo. Non sono riuscita ad andare dritta al terzo, a vedere quale fine Murakami avesse riservato ai protagonisti. Avevo bisogno di una boccata d'aria (che ho preso con Suite francese) e poi ho ricominciato.
Ho praticamente letto tutto d'un fiato la prima metà del libro, che è coinvolgente e più "spezzata" dei due precedenti, in quanto non sono solo i capitoli di Tengo e Aomame ad alternarsi, ma si inserisce anche quello di Ushikawa, che diventa forse più sgradevole di prima (se possibile), anche se assume connotati più umani (persino lui).
Inoltre quest'ultimo libro appare pervaso fin dall'inizio da due sentimenti contrastanti: ineluttabilità da una parte (sappiamo che si arriverà al culmine, i protagonisti non possono sottrarsi al loro destino) e tensione irrisolta dall'altro (questo culmine sembra non arrivare mai, è come se si facessero decine di piccoli preparativi, ma il dunque sfuggisse sempre, per un soffio).
Invece il culmine arriva e tutto si spiega: per me, è stata una rivelazione sconvolgente, anche se mi rendo conto che non farà a tutti lo stesso effetto...il libro, in realtà, o i libri, se preferite, non sono altro che una storia d'amore.
Il riassunto più breve che si possa fare è: due persone, legate fin dalla loro infanzia da un legame invisibile e indissolubile, attraversano difficoltà, pericoli e addirittura altri mondi, per giungere finalmente "a casa", nelle braccia l'uno dell'altra.
Detta così potrebbe anche significare un romanzo da poco, come ce ne sono tanti.
Invece, 1Q84 è un romanzo da molto, come ce ne sono pochi.

Un capolavoro, posso dirlo? Io non lo dico spesso. E anche se lo dicessi spesso, applicato a questo romanzo lo direi due volte. Un capolavoro.
Voglio essere ripetitiva: fatevi un favore e leggetelo. Magari all'inizio, se non sapete nulla di questo autore, vi sembrerà strano, ma forse anche partire da questa lunghissima dichiarazione d'amore non sarà male.
Io sono ancora un po' sotto shock, ma in senso più che buono.
Leggetelo e fatemi sapere che cosa ne pensate.
Adesso vado a cercare di ricordarmi come respirare.

Anarchic Rain

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