domenica 7 dicembre 2014

1984 di George Orwell

LA GUERRA E' PACE.
LA LIBERTA' E' SCHIAVITU'.
L'IGNORANZA E' FORZA.

Questo è uno dei libri della mia vita.
Anzi, diciamo che è nella top 5 dei libri della mia vita.
L'ho letto tardi rispetto ai più, perché il fatto che me lo diedero a scuola è stato un deterrente. Non perché lo snobbassi, ma perché all'epoca l'antipatia che provavo per la prof d'inglese si riversava anche sulla letteratura che insegnava (perché la insegnava male).
Quindi, quando mi è capitato sottomano in libreria, anni dopo, ho deciso che era arrivato il momento di leggerlo. Ancora non sapevo che era arrivato anche il momento in cui la mia vita sarebbe cambiata.

Come al solito, con un classico, la storia la conoscono tutti: Eurasia, Estasia, Oceania sono i tre superstati che guerreggiano tra loro a schieramenti alterni. In Oceania, con capitale Londra, è al potere il Grande Fratello. Winston e Julia si incontrano, si "innamorano" e vengono separati per questo.

Qual è lo shock di questo libro? Che questo libro può essere reale, può diventarlo e forse, in piccola misura, lo è già. Questo fantomatico Grande Fratello, che sembra costruito ad arte, un concept universale per sottomettere le deboli menti del prolet, ossia del popolino, è il simbolo di un governo totalitario, che riesce a rimanere al potere grazie al brainwashing, a campagne militari (probabilmente fittizie) e soprattutto al continuo rimaneggiamento della storia. Colui o coloro che hanno in mano le redini della cultura possono davvero fare il bello e cattivo tempo con gli altri, specie se questi altri sono ridotti alla fame sia spirituale che fisica, usandoli unicamente come forza lavoro.
Quello che penso io (e non solo, ma vabbè, qua è il mio pensiero che conta) è che il Grande Fratello in realtà sia solo un'idea che nasconde un governo oligarchico, che le guerre con Eurasia ed Estasia non esistano e che la ricchezza sia talmente tanta che gli oligarchi non hanno la minima intenzione di spartirla con altri. Quindi meglio instaurare un regime terroristico e controllare le menti deboli e far loro credere l'esistenza di guerre e nemici politici. Questi ultimi, nella figura di Emmanuel Goldstein, sono il bersaglio dell'odio più feroce del popolino. E qui sta la genialità: gli oligarchi hanno creato un personaggio sicuramente fittizio (ne sono certa, così come è fittizio il suo antagonista, Big Brother) contro cui sfogarsi durante i Due minuti d'Odio, ossia centoventi secondi durante i quali i prolet erano istigati a infierire contro immagini dei "nemici" proiettate sui teleschermi, soprattutto contro l'immagine di Goldstein.
Incanalare la rabbia repressa. Sfogare tutti i sentimenti cattivi e assassini in un preciso tempo e verso precise persone/immagini. Il popolino, nella sua indotta ignoranza, si trattiene inconsciamente dal ribellarsi contro questo governo (che invece è la vera causa del loro più che infimo livello di vita) perché sa che può sfogarsi ogni tot tempo e soprattutto sa che può sfogarsi senza conseguenze! Nessuno li riprenderà mai per quello che succede durante i due minuti, anzi, sono incoraggiati a fare sempre peggio.
Altra genialità pura è facilmente intuibile: qual è l'altro motivo per cui i prolet non provano nemmeno ad alzare la testa? Perchè il governo di folli usa i loro stessi figli contro di loro: bambini privati di qualsiasi innocenza, usati come occhi e orecchie ed educati come selvaggi nella giungla: mors tua, vita mea. Questa è veramente la cosa che mi ha scioccato di più del libro. Usare bambini e trasformare la loro "ingenua" crudeltà (di nuovo, non ce la stiamo a raccontare, i ragazzini sono capaci di infilzare una lucertola su uno stecchino dalla bocca alla coda e dire che volevano solo vedere quello che sarebbe successo, come se non lo sapessero) in crudeltà "asservita" al Grande Fratello, addirittura contro i propri genitori. Questo perché ogni forma di amore è abolita: fin da neonati loro non ne ricevono, dunque non lo imparano da nessuno, dunque la loro crudeltà innata non è mitigata da nulla. Di qui il mio termine di prima "selvaggi". Questione di sopravvivenza, alla fine, poco importa se per sopravvivere bisogna mentire, inventare cospirazioni o addirittura mentire a se stessi inventandole.
E in mezzo a tutto questo caos come può nascere un sentimento sincero?
Mi riferisco a Winston e Julia. In mezzo al nulla, possiamo davvero considerarlo come un fiore sbocciato nel deserto emozionale in cui si trovano?
Mi dispiace moltissimo rispondere che secondo me no, non possiamo.
Vi riporto parola per parola quello che scrissi sul solito forum che frequento, in risposta alla domanda "Did Winston love Julia?":
"I think in this book it's not a matter of love. Better, not only. I think their love is not the kind of love we use to dream about. It's a love built up with hate, desperation, hope, human rights. It is a love born in necessity and it helps the characters going on living, even if for a short time. I think they have to believe in it and when Big Brother destroys their dream, nothing's left behind. Final results are the same of every sad lovestory, so maybe we can say it's true love. But to me it's irrelevant to try and define it."
Non possiamo parlare di amore, ossia di amore come noi lo conosciamo e concepiamo. Per fare un paragone un po' azzardato è come l'alcol durante il proibizionismo: gli uomini lo vogliono, perché è illegale e perché non è giusto che lo sia. Non è che non ne farebbero uso se fosse legale, ma il fatto che non lo sia lo rende molto più attraente.
Cos'è che attrae Julia in Winston? Di certo non il suo aspetto emaciato e "vecchio". E' il fatto che capisce istintivamente che la pensano allo stesso modo su quello che è diventato il loro mondo e non vogliono accettarlo passivamente. Sanno che non porterà a nulla ("Noi siamo i morti" dichiarano un attimo prima di capire di essere stati scoperti), ma devono farlo per affermare la loro libertà. Perchè dentro entrambi sono ancora liberi, anche solo perchè si rendono conto dello schifo che li circonda. Il loro amore è anche un atto politico. E poi il tradimento finale: una volta scoperti e torturati, i due sovversivi non hanno solo tradito l'altro, ma principalmente se stessi, subendo in pieno il brainwashing che avevano evitato fino ad allora e arrivando ad amare il Grande Fratello.


Questo libro ha lasciato una traccia veramente profonda in me perché, nonostante l'estremismo di alcune situazioni e la freddezza emotiva del mondo in cui si svolge l'azione, non penso che siamo così lontani dall'Oceania di Orwell. Non mi credete? Non è difficile, serve solo un piccolo sforzo ed elasticità mentale: la televisione spazzatura che, sì, c'è sempre stata, ma negli ultimi anni sembra strabordare dalle tv, la politica, che cambia così velocemente che non abbiamo il tempo di memorizzare tutti i nomi e tutti i decreti emessi, le tasse che continuano solo ad aumentare, ma solo per la gente che già paga abbastanza, i tg che danno solo notizie standardizzate ed enfatizzano quelle meno pericolose per indirizzare l'attenzione della gente verso argomenti di secondaria importanza. A me non sembra che la direzione verso cui stiamo andando sia così lontana da quella dipinta in 1984. Ovvio (spero) che non arriveremo mai a quegli estremi, ma perché dovremmo pensare solo che potrebbe andar peggio?

Anarchic Rain


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