venerdì 12 gennaio 2018

Danse Macabre di Stephen King

Nella mia vita di lettrice (e di fedele lettrice), mi sono capitati molti libri che mi hanno ispirato le due emozioni contrastanti del ribrezzo e del fascino, ma mai quanto questo.
King parla di horror.
Come dire che il Dalai Lama parla di pace. O Muhammad Alì di boxe. O Dio di teologia.



Il Re del Maine crea un percorso fosforescente che si dipana attraverso trent'anni di horror, in qualunque campo: letteratura, cinema, tv, radio, creando legami e sottolineando similitudini come solo un vero appassionato (ossessivo?) potrebbe fare.
E' magnificamente affascinante seguire lo zione, attraverso gli anni '50 fino agli anni '80, che salta di palo in frasca tra un film e un programma radiofonico, un libro e uno sceneggiato televisivo. Punta la sua mirabile torcia là, proprio in quell'anfratto oscuro che non avevi mai notato e fa molte osservazioni che, se non intelligenti, sono in massima parte illuminanti.
Tranne quando definisce Shining "un prodotto sbagliato, esasperante e deludente" pur ammettendo (comunque controvoglia) che ha una "traccia di genialità".
A questo punto la mia reazione è stata quella di sempre: zio, sai scrivere da dio, ma di film non capisci un caxxo (vedi La torre nera -mi fa male chiamarlo così-).

Comunque, in definitiva, il libro è divertente e ti fornisce una lunga (luuuuuunga) lista di libri e film da non perdere se vuoi diventare un vero appassionato di horror.

Quello che mi ha fatto repulsione (lo so, è un termine che non uso spesso) è stato il linguaggio. Io voglio anche capire che nel 1980 King avesse più droga che sangue in circolo...ma non posso perdonare il modo in cui esprime alcuni concetti, qua e là nel libro. A essere sincera sembra il tipico maschio sciovinista occidentale. E mi dà fastidio. Ho persino pensato che fosse un errore di traduzione o una scelta del traduttore (più che un errore), ma ho letto parallelamente anche la versione originale e so che non è così, purtroppo.

Ultima cosa.
L'edizione.
Un paio di anni fa uscì una nuova edizione del saggio (datato 1981), promossa in lungo e in largo come un'edizione aggiornata.
Grande Dio Anubi. Maddecheeeeeee!
Ha semplicemente una nuova postfazione e una prefazione a cura del traduttore.
Prefazione che è davvero tremenda e non solo non aggiunge nulla al libro, ma addirittura lo abbassa di livello.
Io faccio il medico, non ho mai preteso di essere un vero critico, ho sempre definito i miei post "chiacchierate" o al massimo "sproloqui". Quello che voglio dire è "a ciascuno il suo". King è uno scrittore e fa lo scrittore (e infatti quando fa il recensore sia di libri che di film fa piuttosto caxare); se tu sei un traduttore, traduci, non metterti a scrivere (a meno che sia quella la tua vera passione, in quel caso molla tutto e mettiti a scrivere seriamente, come ha fatto appunto, lo zio).

Scusate lo sfogo.

Leggere o non leggere questo libro?
Per un fan dell'horror è molto interessante.
Per un fan di King è mediamente interessante.
Per tutti gli altri, forse ci sono libri migliori che vi aspettano.

Anarchic Rain

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