lunedì 22 agosto 2016

Tutto è fatidico di Stephen King

Ammetto di aver iniziato questo libro con sentimenti contrastanti. Anzi, forse contrastanti è fin troppo diplomatico per quello che provavo due giorni fa: le ultime due raccolte del Re che ho letto, Il bazar dei brutti sogni e Notte buia, niente stelle, mi avevano lasciato con l'amaro in bocca e il timore che provavo mentre aprivo il libro a pagina 1 dell'introduzione era poco meno che reverenziale.
C'avevo già provato con Notte buia ed era andata male, ma stavolta già al primo racconto ho fatto un salto. Di gioia. Finalmente! Ecco il Re che tutti conoscono, amano e si aspettano.
Una raccolta molto bella, molto variegata, scritta con la solita impeccabilità di King, che stavolta era ispirato come non mai. Così a caldo mi vengono in mente i riferimenti alle sue altre opere (la Torre Nera su tutti, con due racconti di cui in uno il protagonista è Roland stesso, nell'altro è Dinky Earnshaw) e i due accenni a JFK (è sempre stato il tuo pallino, eh, zio?)
Tra le cose più belle del libro ci sono anche l'introduzione generale e le mini-introduzioni che precedono ogni racconto spiegandone la genesi (a volte sono dei post-scriptum).

Grazie-sai.

Vediamo racconto per racconto questo gioiellino.

AUTOPSIA 4: si inizia con un racconto molto classico sulla morte apparente; invece della sepoltura prematura (Poe, anyone?), abbiamo un'autopsia prematura, che sta per essere eseguita su un uomo che non è morto, è solo stato morso da un serpente con un veleno paralizzante. Non so dirvi perché questo racconto è geniale, ma forse è un po' nell'insieme: è in prima persona, ha scatti di ironia inaspettata, colui che sembra solo un idiota alla fine risolve la faccenda, e poi il finale, assolutamente e deliziosamente "nero": nonostante il malcapitato si salvi, la sua vita non può riprendere a scorrere come prima e ci tiene a farci sapere che ormai è impotente a meno che la donna non indossi dei guanti di gomma! Ho troppo riso, mi sono immaginata lo zio seduto al suo computer che metteva il punto alla storia e scoppiava in una risata (un po' isterica, forse, un po' emozionata, come quando si finisce qualcosa e non era così sicuri che ce l'avremmo fatta).

L'UOMO VESTITO DI NERO: altro classicone dello zio, un ragazzino che incontra il diavolo, ne rimane paralizzato, poi affascinato e poi terrorizzato. Un incontro che non dimenticherà mai più. Mi ha ricordato molto Riding the bullet, ma più horror.

TUTTO CIO' CHE AMI TI SARA' PORTATO VIA: bellissimo! Mi è piaciuto un sacco, davvero, l'ho trovato decadente ma tenero, assolutamente reale. Un uomo come ce ne sono tanti, ma con qualcosa in più, una curiosità forse, che supera la media delle persone della sua età, un uomo che ha deciso di farla finita, che pensa che ormai la sua vita non vale niente e, attraverso una strada tortuosa (che passa attraverso molte strade d'America), che invece la ritrova e se la tiene stretta stretta. Mi ha commosso, piuttosto profondamente.

LA MORTE DI JACK HAMILTON: basato su una storia vera, quella di John Dillinger e della sua banda, negli ultimi fuochi della loro "carriera". Mi è sembrato un racconto molto personale, anche se lontano dagli standard del Re, molto sentito. E mi sono un po' immedesimata anch'io, che con una banda di "ladri" non ho mai avuto niente a che fare, per un secondo mi è persino dispiaciuto per tutti loro, per i loro sogni infranti e la loro amicizia spezzata. E perché no?

LA CAMERA DELLA MORTE: un racconto claustrofobico, in cui tutto quello che c'è si vede sotto una patina grigia e in qualche modo dura, in cui si sa che finirà male. Il punto è che lo farà, ma non per chi pensiamo noi. Al di là del modo in cui King sa raccontare le storie, questa non l'ho capita molto bene, cioè non ho capito dove volesse andare a parare, qual era il significato recondito. Rimane una storia scritta benissimo e con suspance a secchi, ma se dovessi fare una classifica di tutti e quattordici i racconti, probabilmente starebbe in ultima o penultima posizione.

LE PICCOLE SORELLE DI ELURIA: come dire...tornare nel mondo di Roland Deschain è sempre un piacere supremo, anche se la storiella delle vampire zingare e blatte inside non è proprio entusiasmante. Roland sta per arrivare nel deserto che segna l'inizio del suo cammino come noi lo conosciamo e si trova a "lottare" (se così si può dire, essendo completamente immobilizzato e drogato) contro una setta di vampire un po' sui generis, che ti curano prima di spolparti vivo e hanno un sistema gerarchico che fa acqua da tutte le parti.

TUTTO E' FATIDICO: splendido. Non solo perché è davvero scritto bene e ha una storia "forte", ma anche perché è un prequel a un episodio della Torre, ossia la guerra di Algul Siento. Il protagonista della storia è Dinky Earnshaw, lo stesso Dinky "frangitore" che insieme a Ted Brautighan e Sheemie figlio di Stanley aiutano Roland a stabilizzare uno degli ultimi due Vettori per non far crollare la Torre. Questa è la storia di come Dinky è stato assoldato da uno degli uomini bassi (bastardi!).

LA TEORIA DEGLI ANIMALI DI L.T.: messaggio della storia: non regalate mai un animale a qualcuno! Messaggio di King: fatelo, tanto le cose andranno sempre come devono andare, specie tra marito e moglie.

IL VIRUS DELLA STRADA VA A NORD: spettacolo! Questo è il vero racconto horror della raccolta. Spettrale, inquietante, da brivido! Cosa fareste se un quadro particolarmente inquietante iniziasse a vivere di vita propria e ad uccidere le persone che incontrate? Per poi arrivare da voi...

PRANZO AL GOTHAM CAFE': esilarante. Un giorno di ordinaria follia per un maitre in un caffè di Manhattan. Anche qui ci sono un paio di non-sense, ma in definitiva un racconto godibilissimo!

QUELLA SENSAZIONE CHE PUOI DIRE SOLTANTO IN FRANCESE: altra personale interpretazione dell'inferno secondo King. Diversa da tutte le altre! Inferno è ripetizione, essere costretti a rivivere il momento cruciale senza poter fare niente per cambiare le cose.

1408: finalmente ora posso vedere il film. Una stanza di albergo che è più stregata della 217 dell'Overlook Hotel. Ma davvero? Entrare per credere.

RIDING THE BULLET: un racconto che lessi nel 1999 quando uscì con il CD-ROM in allegato e che mi colpì come una bomba. Mi ha colpito con la stessa forza dopo quasi venti anni e credo che tra vent'anni mi colpirà ancora più forte. Chi sceglieresti tra te stesso e tua madre in caso un autostoppista zombie ti chiedesse chi deve morire per primo?

LA MONETA PORTAFORTUNA: io avrei concluso il libro con il racconto precedente, tipo "la botta finale", questo mi è sembrato troppo modesto (e anche molto breve) per una raccolta che ha dei piccoli capolavori. Ma tant'è, non ci possiamo fare niente, ormai. La madre che fa la cameriera e a cui viene lasciata in mancia una presunta moneta fortunata la userà o no?

Dunque! Leggere o non leggere questo libro? Leggerlo, ovviamente, e anche un paio di volte, almeno alcuni dei racconti. Non sempre ultimamente la buona scrittura del Re si associa a una buona storia, ma qui ci sono tutti gli ingredienti.

Anarchic Rain

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