sabato 27 agosto 2016

Doctor Sleep di Stephen King

Posso proprio dire che queste sono state le Olimpiadi dello zio!
Ne sono felice.
E sono felice che DS non sia la sonora schifezza che mi ero immaginata, quando uscì con l'immancabile etichetta di "sequel" di Shining. Come se lo zio al momento avesse bisogno di etichette.
E comunque mi sono accorta che non è nemmeno un seguito vero e proprio.
Come ci tiene a dire lo stesso King nella sua postfazione, DS è soltanto una sbirciatina a quello che è successo al piccolo Danny e alla sua luccicanza una volta adulto. E a Tony, ovviamente.
Insomma una storia che con Shining non c'entra molto, se non di striscio. Chiude un cerchio, ecco.

Cose che mi sono piaciute del libro: Dan (il vecchio Danny Torrance), perché è simpatico e tenero e perché riesce a rialzarsi anche quando sembra non avere più un briciolo di fiducia in se stesso; Abra (lei sarebbe la prima della classifica), perché King sa esattamente (ma va'?) come descriverci i turbamenti di una ragazzina che ha un grande potere (da piccola è come un gioco, poi man mano che cresce lo sente pericoloso, ma soprattutto come una vergogna, da nascondere, finché almeno non incontra Tony -e Dan- un altro come lei); l'atmosfera generale (mi piace lo zio quando scrive romanzi di crescita, per carità non come IT o The body, ci mancherebbe, ma si è impegnato con i due protagonisti di DS, e chiudere i conti con il passato non è mai facile né indolore); l'Overlook o quello che ne rimane (il piccolo Danny è scappato da quel posto quando aveva 5 anni, ora che ne ha quasi quaranta, cosa farà?).

Cose che mi hanno lasciata un po' perplessa: il Vero Nodo. Posso anche ammettere che il potere di Abra è talmente forte che nemmeno loro (che sono vecchi di centinaia di anni) ne abbiano mai affrontato uno simile e quindi lo sottovalutino e quindi ne paghino tutte le conseguenze, ma mi sono sembrati un po' ridicoli e caricaturali. Anche la malvagità di Rose (nonostante in un paio di occasioni io sia saltata dal divano) mi è sembrata tutta fuffa. O forse lei è stata troppo presuntuosa, nonostante ci fossero molti segni ad indicarle che con Abra era meglio non scherzare.

Altra cosa che più che lasciarmi perplessa mi ha fatto storcere il naso è quando King, per farci capire che la ragazzina, a parte il dono, è esattamente come tutte le ragazzine di tredici anni del mondo, le appioppa dei gusti musicali e letterari da bimbaminchia (non mi viene un altro termine): va pazza per le boyband del momento (arrivando a scrivere i loro nomi centinaia di volte su un foglio) e per...ehm...Tuailait. Ecco, capisco che non sarebbe stato verosimile se avesse preferito Jeff Buckley o Janis Joplin, oppure Mary Shelley o Anne Rice, ma tra la m*rda e la cioccolata, ci sono altre gradazioni, no? O magari è stato il senso dell'umorismo di King (che stavolta mi è sfuggito)...

La piccola Abra mi ha ricordato subito qualcuno, ma non capivo chi. Poi, l'illuminazione: Kira di Mucchio d'ossa. A quel punto, potevo non amarla? No, ovviamente. E mentre Kira la conosciamo solo da piccola, vediamo Abra crescere negli anni più difficili, l'adolescenza, quel mostro a 75 denti che sembra non volerti mai più lasciar andare. E invece poi succede.

Leggetelo, ma non senza aver letto Shining: vi perdereste un mucchio di riferimenti e poi un libro del genere a cosa serve se non a farti venire la nostalgia?

Anarchic Rain

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