mercoledì 27 luglio 2016

Libri, fumetti e graphic novel

E' dura la vita per noi lettori onnivori.

Spessissimo, da chi non ama i libri, mi sento dire: "Ma come fai a leggerlo, non c'è nemmeno una figura!".
Altrettanto spesso non rispondo nemmeno, lascio che i miei capelli (diventati dritti alla domanda) si riabbassino contando fino a 1000000000, faccio un sorrisino tirato della serie noncredochetusiascemolosopercerto e me ne vado, se possibile senza più rivolgere la parola all'individuo sospetto di cui sopra.
Pronto??? E' a questo che servono le parole: a descrivere cose che non possiamo testimoniare con gli occhi! Se io mangio una pesca, i miei sensi (soprattutto tatto, gusto e olfatto, ma anche vista e in minor modo l'udito) sanno cosa sto facendo e se quella pesca è buona, ma se io leggo un libro è necessario (se l'autore lo ritiene importante ai fini del libro stesso) che mi si descriva quello che qualcun altro sta facendo e le sensazioni che ne ricava: "Livia assaggiò la pesca, dapprima esitando, perché non sapeva se fosse dolce o più aspra, via via sempre più con gusto, perché la pesca si scioglieva nella sua bocca, provocandole il tipico solletico alle guance di quando un frutto è particolarmente squisito". Insomma, una cosa del genere. Cosa c'è di più riuscito di una descrizione che ti fa "sentire" quello che prova un personaggio inesistente? Per me, niente.
E' per questo che quando leggo non riesco a sentire quello che mi si dice dalla realtà e spesso le persone sono costrette a ripeterlo almeno due volte.
Ed è anche per questo che evito di leggere in fila alla posta: perderei di sicuro il mio turno!
Insomma, una volta per tutte: non è solo questione di fantasia, mentre si legge un libro, quella ce la mette l'autore; è questione di bravura (sua) e di attenzione (nostra) a quello che stiamo leggendo. Se un libro ci piace, non è difficile estraniarci dal mondo reale, diverso è se leggiamo per dovere (per esempio a scuola o all'università o a lavoro).
Morale della favola: non rompeteci mentre leggiamo e non fate domande stupide!

Nemmeno leggere con le figure ci mette al riparo dagli stupidi.
Anche qui, sono molto di parte perché ho una bella collezione di fumetti e graphic novel, ed anche qui trovo (o meglio mi trovano loro!) sempre chi mi chiede (anzi, chi giudica): "Ma come ti fa a piacere! Sono per bambini!"
Anche a questo, di solito non rispondo, perché se sei così stupido da fare una domanda del genere a una che ha a casa più di mille fumetti, allora sei ugualmente stupido da non capire la risposta.
E la risposta è di una semplicità che può far spavento: perché mi diverto! Già, sono d'accordo, non ci vuole un genio per capirlo, ma penso ci voglia un genio per capire il senso della domanda...
Comunque sì, i fumetti, anche quelli tristi (cioè la maggior parte di quelli che ho), mi piacciono da matti perché come i libri mi trasmettono un senso di irrealtà, di cui a volte ho bisogno per riposarmi il cervello.

Ci sono momenti nella vita di tutti in cui uno dice "Basta, ora me ne vado un paio di giorni, non voglio proprio sentire nessuno, spengo il cellulare!!" (atto rivoluzionario, lo so) ed io lo faccio quando apro un fumetto o un libro.
Mi metto lì, seduta, se è inverno con una tazza gigante di tè, se è estate con un succo di frutta freddo, e leggo finché "non mi passano le paturnie" (direbbe Holly Golightly): lei andava da Tiffany e io vado a leggere.

C'è chi si estrania con i videogiochi, con il cinema o con la tv (quanto vorrei che scomparisse!), ognuno trova il suo modo. Ma io penso che tutto ciò che viene dai libri non possa arrivare da nient'altro. Non è solo cultura (non replicatemi che ci sono libri che con la cultura non hanno niente a che fare, lo so e non è di quelli che si parla ora), è una strada, un percorso diverso per ognuno, eppure simile, che ci porta a ragionare con la nostra testa, a farci un'idea del mondo e delle persone. Un insegnamento di vita, insomma, e chi lo sa cogliere è il più ricco di tutti.

Anarchic Rain

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