sabato 11 giugno 2016

Uomini senza donne di Haruki Murakami

Penultimo libro del sensei Murakami. Anzi, considerando che quello uscito per ultimo da noi è il primo in realtà uscito in patria, possiamo considerare Uomini senza donne la sua ultima fatica (per ora).
Non è un romanzo, quindi quelli che di voi hanno i pruriti quando si tratta di racconti si astengano dal leggerlo. Anche se secondo me vi perdete un sacco di roba buona. Non solo perché King ha detto che un racconto è come un bacio dato al buio a uno sconosciuto (cito, eh), ma anche perché per approcciarsi a certi autori sarebbe meglio partire da cose brevi.
Ecco, il racconto è una "cosa breve", anche quando è lungo, anche quando è novella.
Questi sono un po' più lunghi della sua media, ma nemmeno troppo: sono sei, per 250 pagine. Insomma "se po' fa'".

Chi già conosce Murakami sa che non deve aspettarsi un racconto tradizionale, con una trama tradizionale. Non solo perché lui non è occidentale, ma soprattutto perché non è il solito scrittore.
Le sue trame sono sempre o molto sottili o poco comprensibili o tutte e due. Per questo lo sconsiglio sempre a quelli che amano l'azione, i colpi di scena, i finali chiusi. Murakami non ha niente di tutto ciò. L'unico romanzo che rispecchia i canoni occidentali, pur rimanendo (ovviamente) di influenza orientale) è Norwegian wood, che infatti è quello che meno c'entra con la sua poetica e quello che mi piace meno tra tutti.

Comunque, in questo libro, ogni racconto ha protagonisti diversi e storie diverse, ma tutte hanno un filo rosso che le collega, il rapporto uomo-donna. Ogni personaggio maschile descritto ha come un vuoto dentro e ogni vuoto ha la forma di una donna che ha segnato la sua vita, specie dopo esserne uscita.
Ne abbiamo un po' per tutti i gusti: in Drive my car un attore di teatro assume una donna come autista ed è affascinato dalla sua "stranezza" (oltre che dal fatto che guida meglio di un uomo); in Yesterday il protagonista si ritrova coinvolto con una strana coppia, in cui il "lui" vorrebbe farlo uscire con la sua "lei" per lasciarla in mani sicure e la "lei" vuole sapere cosa diavolo succede al suo "lui"; Organo indipendente è un inno alle donne bugiarde (e traditrici); Shahrazad parla di un uomo che vive rinchiuso in casa (ma ovviamente non sappiamo il perché) e riceve visite da una donna, incaricata della sua cura, che cucina, fa la spesa e va a letto con lui (raccontandogli strane storie che non finiscono mai); Kino è quella che mi è piaciuta di più, ma probabilmente perché sono nel mio periodo "horror" e quindi prediligo le storie inquietanti (qui la donna è un vero essere demoniaco); Samsa innamorato è la più tenera della raccolta, con un Gregor kafkiano (ma quanto gli piace Kafka a Murakami!!) al contrario (una mattina invece di svegliarsi trasformato da uomo a insetto, si sveglia trasformato da insetto a uomo), in una cornice da brivido (credo Praga durante le rivolte comuniste); l'ultimo, Uomini senza donne, è quello che sinceramente ho apprezzato meno (ma questo non mi ha impedito di dargli quattro stelline su cinque, perché è una specie di monologo ininterrotto, con parecchi salti temporali, di un uomo a cui un tizio ha telefonato in piena notte per dirgli che la moglie (del tizio, non del protagonista) era morta suicida (si scopre poi che è una delle ex-fidanzate del protagonista. Non mi ha trasmesso molto, forse lo rileggerò più in là per vedere se l'impressione rimane.

Perché leggere questo libro? Ah, domanda infame. Innanzitutto perché è di Murakami, cavolo. E di lui ci si deve sempre fidare. Non ti tradisce mai o comunque mai del tutto. Leggetelo se avete voglia di scoprire le profondità di persone sconosciute, che in realtà potreste benissimo essere voi. Murakami sa di cosa parla quando scrive. E il lettore attento se ne accorge e si sente lusingato.
Lasciatevi lusingare dalle sue parole, leggetele la sera, magari se piove, magari con un bel jazz in sottofondo, mentre accarezzate la morbida pelliccia del vostro gatto che fa le fusa.

Anarchic Rain

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