domenica 12 giugno 2016

Smith & Wesson di Alessandro Baricco

Grazie.
Come non dire sempre "grazie" a lui, quando si finisce un suo libro.
Ok, magari sarà presuntuoso (l'ho già specificato), ok, magari non te lo porteresti a cena fuori (o lui non porterebbe te), ma puoi sempre star sicuro che i suoi libri ti porteranno dove non hai mai sognato di poter andare un giorno. Non per mancanza di tempo o di soldi, ma per mancanza di immaginazione.
Cosa che lui ha. E usa. E bene. E meno male che lo fa.

Questo piccolissimo libro non è un romanzo, è uno scritto teatrale, un po' come Novecento, ma non è un monologo. Per la maggior parte del tempo è un tri-logo, solo alla fine spunta fuori (ma solo per poco) un altro personaggio.
In queste poche pagine (purtroppo) conosciamo Smith e Wesson, il primo un aspirante meteorologo, il secondo un Pescatore, uno che ripesca corpi dal fiume Niagara dopo che sono caduti (e verosimilmente morti), perlopiù suicidi. I siparietti tra i due sono di uno spettacolo quasi inverosimile, sono divertenti, irriverenti e indimenticabili. A loro si aggiunge Rachel, un'aspirante giornalista che decide di creare una storia da scrivere per far vedere quanto vale. Anzi, decide di diventare la storia che gli altri scriveranno. Decide di diventare il primo essere umano a buttarsi dalle cascate del Niagara non con l'intento di suicidarsi, ma con quello di iniziare finalmente a vivere.

Non è quasi importante la riuscita o meno del piano, la caduta e quello che succede nell'immediato. Quello che importa è il prima e il dopo.
Il prima vede i tre conoscersi sempre più a fondo, diventare intimi (senza scambi inappropriati di fluidi apparentemente, o comunque non ne è fatta menzione perché totalmente irrilevante), in un certo modo fino a scambiarsi la vita. Il dopo, come in un cerchio che si chiude, torna a essere un binomio, lo Smith & Wesson del titolo (hanno provato anche a usare i loro nomi, ma Tom e Jerry era persino più imbarazzante), che raccontano la loro esistenza itinerante.

Indipendentemente dall'esito del salto nella botte, Rachel ha insegnato loro lo stupore di godersi la vita e le sue piccole gioie, la ricerca di cose sempre nuove e di sensazioni mai provate prima. Ha insegnato loro a non avere paura a buttarsi in qualcosa anima e corpo, ad abbandonare ogni remora per vivere pienamente come dovremmo fare.
"Una splendida cascata ogni giorno ci ricorda che la miseria è un'invenzione degli uomini e la grandezza il normale andazzo del mondo": una frase che secondo me racchiude il senso di ogni pagina di questo libro e non solo. Mi piacerebbe molto che racchiudesse anche il significato della vita di ciascuno di noi.

Leggete questo libro perché Baricco è un incantatore, suona il liuto e noi, come tanti cobra, dobbiamo ondeggiargli davanti finché non ha finito. Non possiamo sottrarci alla sua musica.

Anarchic Rain

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