lunedì 25 gennaio 2016

Cecità di Josè Saramago

Depressi cronici, state alla larga da questo romanzo.
Gente debole di stomaco, rifuggitelo.

Ho concluso il 2015 con questo romanzo, il mio primo di Saramago, e vi giuro che a saperlo non l'avrei letto per ultimo.
Non fraintendetemi, il romanzo è stupendo, ho scoperto grazie a lui che adoro lo stile "stream of consciousness" e che Saramago potrebbe diventare uno dei miei scrittori preferiti. Ma leggerlo in chiusura d'anno, come ultimo libro, non lo so, non mi è piaciuto. Rispetto allo scorso anno, il cui ultimo libro è stato La torre nera di King, mi è sembrata un'amara conclusione.

Cosa succederebbe agli uomini se diventassero d'improvviso ciechi senza un motivo? Se la cecità fosse un virus ad alta contagiosità e diffondesse velocemente e senza risparmiare nessuno?
Saramago ci descrive in un romanzo ad altissima tensione il Caos che ne deriva, mantenendo un'unica luce: una sola donna sembra essere rimasta immune all'improvviso biancore che ha offuscato gli occhi di tutti. Ed è attraverso i suoi occhi che noi riusciamo a guardare le vite dei ciechi intorno a lei, la loro disperazione e la loro degradazione.
Che cosa significa la cecità dell'uomo? Cosa succede quando è privato di uno solo dei sensi? E' la sua vera personalità quella che viene fuori o ne è solo una distorta fotocopia? Perché sembra che la degradazione vinca sul buonsenso e sulla civiltà? Non so rispondere a questa domanda e probabilmente nemmeno Saramago può. Ma il suo ritratto è stato talmente vivo e logico (in un certo senso) che stento a immaginare una realtà diversa in quelle condizioni. Lui ci guida nella scoperta di quel mondo nuovo e noi siamo costretti ad ammettere che probabilmente sarebbe davvero così, che l'uomo scenderebbe la china del suo peccato molto più profondamente di quanto già non faccia.
E non esiste un motivo. Questa è la vera follia, il vero orrore.

La totale mancanza di segni di dialogo, la quasi totale assenza di punteggiatura potrebbero rendere questo romanzo un po' ostico, all'inizio, perlomeno a chi non è abituato al genere. Ma io l'ho trovato molto scorrevole. Ho avuto più difficoltà a leggere alcuni passi per il tema trattato più che per l'assenza di punti o virgole. In alcuni passaggi mi sono quasi sentita fisicamente male, per la crudezza e il forte realismo di ogni parola.

Ultimamente mi capita di leggere libri "forti", sia per tema che per linguaggio, ma non mi hanno fatto l'impressione che temevo. Insomma, sono sempre cresciuta a pane e Piccole donne, non sapevo ancora di poter sopportare gente del calibro di McCarthy, Saramago e (a volte) McEwan. Invece ho scoperto che mi piacciono, mi appassionano e anche se non li consiglierei di certo come lettura di svago, devo assolutamente consigliarli a chi vuole provare emozioni forti, contrastanti e a volte anche un po' disgustose/disgustate.

Ripeto: questo libro non è adatto ai deboli di stomaco e agli impressionabili, ma per tutti gli altri: fatevi sotto.

Anarchic Rain

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