sabato 2 gennaio 2016

Cani neri di Ian McEwan

L'ho già detto e ripetuto che secondo me Ian McEwan è un genio, e mentre spunto libri dalla sua bibliografia man mano che leggo me ne convinco sempre più. Quest'ultimo è un libro che parte apparentemente dal "nulla" ma riflette su "tutto". Politica, religione, rapporti genitore-figlio e genitore-genitore. Il nulla solo apparente da cui parte è il protagonista, prima ragazzo venuto da una famiglia disastrata che vuole solo riscattare la sua provenienza, poi uomo con una propria famiglia (felice) che scrive un memoriale sui suoceri. In realtà è quasi tutto un succedersi di pensieri più che fatti, cosa evidente visti i frequenti salti temporali lungo tutto il racconto.

McEwan mi dà sempre l'idea di un archeologo, uno che sta lì paziente, a riportare alla luce, ossicino dopo ossicino, gli scheletri della nostra anima. I suoi personaggi sono credibili perchè sono crudi, vivi e fin troppo possibili. Siamo noi, basta guardarci intorno (dentro). Le follie, le astrazioni, le gioie, gli amori, i dolori. Tutto. Non appartengono solo a coloro che descrive, ma è rubato a noi.

I fatti del libro sono: l'uomo che fu bambino introverso trova moglie e costruisce una famiglia; la sua ossessione per i genitori (che non ha praticamente conosciuto, essendo morti quando lui era piccolo) lo porta ad affezionarsi oltremisura ai suoceri, persone piacevolissime e diverse (o no?); cercando di riconciliare due vite da troppo tempo distanti si accinge a scrivere il memoriale di una di queste. Ci riuscirà mai? Non importa, in fondo. Il bello della vita è più nel tentativo. Quello che ci dà il senso di tutto non è (sempre) la meta, ma il cammino.
Non lo dicono tutti, in fondo?

Anarchic Rain

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