sabato 19 settembre 2015

L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio di Haruki Murakami

Il penultimo Murakami è un libro diverso. Un libro che mi sentirei di paragonare solo a Norwegian Wood, nella sua produzione. E' un libro che ha protagonisti in carne e ossa (tutti), che vivono situazioni reali e fanno cose concrete. E' un caso che non ci sia nemmeno un gatto? Nemmeno una canzone jazz? Non credo. Musica ce n'è ma è musica classica. Liszt, per la precisione.

Ma non è la stessa cosa.

Io credo che a volte Murakami provi il desiderio di sperimentare, di esplorare nuove strade (come se ne avesse abbastanza di quelle che percorre di solito) e quindi scriva storie in uno stile che non è esattamente il suo.

No, non voglio dire che ha uno "stile" diverso o che scrive "male" (ci mancherebbe proprio), ma lui dà il meglio di sè quando scrive di altri mondi, quando fonde il reale con ciò che reale non può essere, quando parla di gatti (if you know what I mean). Quindi Tazaki Tsukuru è un gran bel libro, con personaggi approfonditi, di gran spessore psicologico, una storia interessante e "giusta" in qualche modo. Esattamente come Norwegian Wood.

Solo che.

Solo che, anche in questo caso, non posso fare a meno di pensare che non sia il Vero Murakami. Il Murakami che mi ha fatto emozionare con La fine del mondo e il paese delle meraviglie, che mi ha fatto venire i brividi con 1Q84, che mi ha intrigata con i racconti.
Vero è che il mio primo approccio con questo autore è stato (come per molti) Norwegian Wood, ma non è con lui che me ne sono innamorata. Che sono caduta, come direbbero gli inglesi.
Per quello c'è voluto il secondo, La fine del mondo..., e tutti gli altri a seguire.

Non voglio nemmeno dire che il mio innamoramento ha subito una battuta di arresto il giorno in cui ho finito di leggere Tazaki Tsukuru, ma ecco, diciamo che se gli altri suoi libri mi fanno viaggiare sulle rapide, sia questo che NW mi cullano come un lago tranquillo.
Non ho niente contro i laghi, ma preferisco le rapide.

Ma parliamo del libro.

Tsukuru è un personaggio molto interessante. Lui pensa di essere una persona semplice, degno dell'ammirazione di nessuno, forse anche un po' ignavo. Ma ovviamente non è così, altrimenti di che stiamo a parla'? Mentre Murakami ce lo racconta scopriamo un uomo con profonde ferite, che è riuscito a superare "il mare buio in cui l'avevano gettato", uno che alla fine ce l'ha fatta.

O quasi.

Come sempre il finale è lasciato all'immaginazione del lettore, alla sua predisposizione e ai suoi desideri. Non sappiamo realmente se Tsukuru abbia trovato finalmente un suo equilibro, ma quello che è certo è che alla fine facciamo il tifo per lui e speriamo di si.

Sara è la donna con cui il protagonista ha una storia. Spesso nei libri di Murakami le donne non sembrano avere un ruolo importante, sempre lasciate un po' ai margini. Eppure è proprio grazie a lei e alle sue (poche) parole che Tsukuru si scuote dal torpore in cui si era costretto a vivere e risolve finalmente le questioni della sua vita lasciate in sospeso. Con due semplici frasi, due brevi apparizioni, riesce a dire esattamente la cosa giusta, quella che serve a lui per prendere una decisione e riprendersi la sua vita. E' un bellissimo personaggio, molto riflessivo, intuitivo e molto indipendente.

Forse dalle protagoniste femminili dei suoi romanzi e racconti, si può intuire quanto Murakami ammiri le donne, spesso più degli uomini. Sono quasi sempre loro a fornire un dettaglio, a dire una frase, a fare un gesto per sbloccare la situazione, a mettere il protagonista smarrito sulla strada giusta, oppure a perderlo definitivamente. Hanno una forza e una capacità di amare e una empatia fuori dal comune e sono sempre fondamentali per l'uomo.

Il passo che ho preferito del libro è una specie di intermezzo che non c'entra quasi nulla con la storia principale (almeno apparentemente).
Ad un certo punto Tsukuru frequenta un ragazzo della sua università, diventano amici e confidenti. Lui si chiama Haida. Haida gli racconta una storia che a sua volta gli è stata raccontata dal padre. Ecco, quella storia è piena zeppa di Murakami. Una storia sospesa in un posto che è reale eppure non lo è. Una storia a metà strada.
Mi sono commossa, quando l'ho letta, perché non me l'aspettavo e mi sono rassicurata (in qualche modo) che il sensei che tanto amo era ancora lì.

Perché leggere questo romanzo?

Ognuno di noi a un certo punto della propria vita si è trovato a un punto di svolta, in un momento critico, esattamente come succede al protagonista. Quando sembra che non ci possa essere via d'uscita.
Questo libro ci sussurra che l'aiuto di cui abbiamo bisogno viene da direzioni diverse: da chi non ce l'aspettiamo e da noi stessi.

Anarchic Rain

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