giovedì 24 settembre 2015

Cortesie per gli ospiti di Ian McEwan

Un altro libro di McEwan. Un altro piccolo choc. Continuo ad adorare questo scrittore inglese. E devo assolutamente leggerlo in lingua originale.

Un libro che inizia senza spettacolarità, con una situazione normale: siamo immersi nel quotidiano turistico di una coppia inglese in vacanza in un luogo che non viene mai nominato. Alti e bassi nel loro rapporto. Un certo grado di tenerezza, mescolata a passione e forse anche ad un po' di risentimento, quasi. Un incontro, strano. Un uomo misterioso, nonostante i suoi modi aperti, anzi forse troppo aperti. Subito si racconta, si confessa, lasciando gli interlocutori sorpresi ma troppo educati per replicare qualcosa.

Ed è proprio l'educazione che alla fine sarà la loro tragedia.
Quella e la curiosità.

La curiosità uccide il gatto, si dice. Niente di più vero.

Colin e Mary vengono loro malgrado risucchiati dall'altra coppia, Robert e Caroline, l'uno con un'infanzia tremenda, l'altra con un segreto che è fin troppo evidente notare. Durante la lettura ci accorgiamo che c'è qualcosa di profondamente sbagliato nel comportamento di Caroline, una sorta di follia sottostante che non abbandona mai completamente le sue azioni (ma è soprattutto presente come una luce sinistra negli occhi, quegli occhi che scrutano sempre Colin, occhi di una belva affamata).

In qualche regione del suo cervello, Mary deve registrare questa "malvagità" nascosta, ma non la mette mai a fuoco. Nemmeno quando si sveglia apparentemente da un incubo e si ricorda della foto. Ma non possiamo dare la colpa a lei o a Colin, loro era semplicemente in vacanza, volevano staccare la spina, non pensare troppo. E magari provare a risolvere i loro normali problemi di coppia, lontani dai figli di lei (avuti dal precedente matrimonio), lontani dalla quotidianità.

Purtroppo Colin attira l'attenzione delle persone sbagliate. Ossessionate e ossessive.

Il romanzo (o novella, vista la lunghezza) è un crescendo di tensione, dalla prima all'ultima pagina, quando tutto si risolve in un climax crudele e "nero" come solo McEwan sa scrivere. Il linguaggio è crudo e quasi spoglio, come ormai ci ha abituati, senza sbavature, senza parole inutili. C'è tutto e solo quello che serve. Alla fine, si gira l'ultima pagina senza la sensazione di inconcluso, non si deve aggiungere niente a quello che già ci ha raccontato. Il luogo, la consistenza dell'aria, i movimenti dei personaggi e le loro espressioni. E' tutto lì. Dobbiamo solo leggere e lasciarci trascinare da loro. Da lui.

Aggiungetelo alla lista dei libri da leggere al più resto se amate lo humor nero, se non volete una storia convenzionale e se siete annoiati dai banali "e vissero felici e contenti".

Anarchic Rain

Nessun commento:

Posta un commento