domenica 16 agosto 2015

Cujo di Stephen King

Rieccomi qui, dopo qualche settimana di assenza.
In questo periodo a Roma ha fatto così caldo che non si riusciva davvero a vivere. A leggere si, ma poco e male. Ho tentato di leggere il mio primo Faulkner, Luce d'agosto, ma non ci sono riuscita. E' durissima per me abbandonare un libro, ci sono riuscita solo perché mi sono promessa di riprenderlo più in là.

Ma io senza leggere non ci so stare, quindi, a parte qualche leggiucchiata qui e lì di libri già letti, ho iniziato Cujo.
E' la storia di un san Bernardo buono che prende la rabbia e, più che diventare cattivo, fa una strage.
Il direttore d'orchestra è quel genio dello zio King.

Ok, tralasciamo per un secondo il fatto che io amo King e adoro il modo in cui scrive. Mettiamo da parte l'ammirazione pura che ho per la sua immaginazione.
Come potrei, lo stesso, non amare un libro che ti tiene incollato per 380 pagine solo raccontando una singola scena?
Tu sei lì, prima di iniziare a leggere, che ti chiedi cosa mai ci sarà da dire in trecentottanta pagine su una tizia e suo figlio rimasti bloccati in auto, assediati da un cane rabbioso?
Come può uno scrittore tener vivo il tuo interesse di lettore per così tanto, solo con una scena?

Be', King può. E anche bene. E non sarà nemmeno l'ultima volta che lo farà in un libro.

Cujo è uno dei romanzi del ciclo di Castle Rock, sonnolenta ma non troppo cittadina del Maine, epicentro spesso e volentieri di fatti tremendi (insieme a Derry, per esempio).
Il romanzo inizia con questo bellissimo e gigantesco cagnone, che di crudele non ha nulla, anzi, è più un tenero peluche fuori taglia che un cane vero e proprio.
Purtroppo un pipistrello gli passa il terribile morbo e da allora inizia a cambiare.
Per una serie di sfortunati eventi, Donna e suo figlio Tad si ritrovano intrappolati nella loro macchina e assediati dal cane che prima ha ucciso il padre del suo padrone e un suo amico.

Il libro è scritto da vari punti di vista e già questa è una cosa che mi piace. E' come se non ci fosse un narratore onnisciente, come se King avesse nascosto la sua mano in un pauroso gioco di prestigio.
Ma il genio, secondo me, è nel raccontare la vicenda non solo dal punto di vista dei vari protagonisti, ossia Brett (il piccolo padrone di Cujo), Charity (la madre di Brett), Donna e Vic (moglie e marito, che usciranno distrutti da questa vicenda), Tad (figlio di Donna e Vic), Joe Camber (il padre di Brett), Gary Pervier (amico di Joe) e Steve Kemp (il coglione che non manca mai nei libri dello zio, ex-amante di Donna).
Il genio sta che a volte, a prendere "la parola", è proprio Cujo. A volte il lettore è proiettato direttamente nella testa del cane, nei suoi pensieri semplici, che man mano perdono "lucidità" e diventano quelli di un mostro assetato non solo di sangue, ma anche di vendetta contro chi gli ha fatto del male.
Nonostante lui sia il cattivo della situazione, non si può fare a meno di provare compassione per lui, per il suo dolore, per la sua discesa inevitabile verso la follia.

Purtroppo sul finale avrei qualcosa da ridire...insomma, non che non mi sia piaciuto in toto, come certi altri, ma l'ho trovato un po' insulso.
Mi spiego meglio: tenendo conto dell'impostazione che King ha dato alla storia e alla caratterizzazione dei protagonisti, mi sarei aspettata che a rimetterci le penne sarebbe stata Donna e non Tad. Semplicemente per una questione di cerchio che si chiude: Tad ha aspettato tutto il libro che il padre lo salvasse, come sempre era successo fino ad allora, con la Formula Antimostro, il loro rapporto un po' speciale e tutto il resto, perciò sarebbe stato carino che Vic fosse riuscito a salvare Tad e magari non Donna (se proprio uno dei due doveva morire). Non tanto perché il tradimento le fa meritare la morte, ma perché tentando di salvare il figlio avrebbe superato la fase di "traditrice" arrivando a quella di "eroina morta combattendo". Avrebbe fatto più bella figura che non prendere a mazzate un cane morto.

In conclusione, Cujo non è sicuramente uno dei libri del Re che metterei nella top ten, ce ne sono altri che hanno storie più belle e altri anche solo scritti meglio. Ma mi sento lo stesso di consigliarlo, magari come uno dei primi approcci a King, perché anche se grezzo contiene molto della fantasia e della genialità dello zio.
Ogni tanto basta solo avere la pazienza di lucidare il carbone per far uscire i diamanti.

Anarchic Rain

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