venerdì 10 luglio 2015

Molto rumore per nulla di William Shakespeare

Il Bardo è tornato, ragazzi, e stavolta niente lacrime. O meglio, io ho lacrimato, ma solo dalle grasse risate che mi son fatta.

Iniziamo da capo. Ma proprio da capo.
Tutti quelli che non leggono o leggono poco, o che a scuola erano distratti e se ne fregavano anche delle cose veramente belle, pensano che Shakespeare sia una palla al piede, un depresso, uno sempre pronto a scrivere di duelli e morti atroci e insensate e amori falliti.
Beh, mi dispiace moltissimo per loro, perché non sanno cosa si perdono. Shakespeare fa anche ridere, ridere forte, ridere tanto. E ridere, cari miei, fa tanto bene alla salute.

Questa in particolare è una delle mie commedie preferite, intelligente, divertente, romantica e molto più profonda di quello che può sembrare a una lettura superficiale.

Parliamo prima delle cose semplici, dai, iniziamo soft.
Beatrice e Benedetto, i due protagonisti. Un uomo e una donna (li avrò messi in quest'ordine per caso??) che si sfidano a frecciatine, arguzie, giochi di parole. Lei, una lingua affilata e mordace; lui, un permaloso impenitente ma intelligente. I loro dialoghi iniziali (e anche i successivi) sono quello che tiene su l'opera intera. Giochi di parole che purtroppo/per fortuna si capiscono in lingua originale, quindi vi consiglio se potete di leggerlo direttamente in inglese. Non è difficilissimo (con un testo a fronte è molto semplice) ma la bellezza delle battute originali non potrà essere eguagliata mai, per quanto buona sia la traduzione.
Insomma, due persone di sesso opposto che si stuzzicano a piccole cattiverie verbali (innocenti, perlopiù) come possono finire se non innamorati cotti? Se poi ci mettono lo zampino i loro amici e parenti, ancora meglio.

Accanto a questo "amore giocoso", c'è quello "serio" di Ero e Claudio, un amore puro, virginale, timido (in effetti sembra proprio che i due siano più giovani di Beatrice e Benedetto), che si alimenta con sguardi fugaci e sorrisi appena accennati, con parole misurate ma comunque cariche d'affetto.

A parte tutto il casino da commedia degli errori che accade, accanto a questo tema "leggero" (se mai amore può essere leggero) ci sono altri micro-temi che mi sembrano molto, molto, molto attuali.
Lo straniero, il "bastardo" e l'"inferiore".
Uno dei comprimari, il principe, ha un fratello, anzi un fratellastro che, nonostante abbia commesso molti sbagli (veri e propri crimini in realtà) in passato, viene riammesso in società grazie alla bontà del principe che cerca di riabilitarlo. Purtroppo il cattivo di turno è davvero cattivo, malizioso e gode nel vedere gli altri in difficoltà, per cui alla fine il principe deve arrendersi all'evidenza e gettare la spugna.
Oggi, il tema dello "straniero", del "bastardo" è sulla bocca di tutti per ovvi fatti di cronaca e mi piacerebbe fare una piccola riflessione sull'attualità di uno scrittore inglese che è vissuto nel '600 e quindi è morto da tipo cinquecento anni. Per Shakespeare una persona è malvagia solo dopo che lo si dimostra oltre ogni ragionevole dubbio. Tutti sanno che il fratellastro del principe è un poco di buono, ma finché non ne hanno la prova tangibile tutti lo trattano con deferenza (e un po' di timore, anche). Il principe, nonostante non sia uno sciocco, probabilmente sa che c'è qualcosa che non va nel fratello, però gli concede il beneficio del dubbio. Dovremmo farlo anche noi, penso. Anche quando non è facile.

E qui arrivo all'altro micro-tema: l'"inferiore". Mi dispiace di non aver trovato un termine migliore, ma questo (almeno per quanto riguarda l'opera) calza a pennello.
Tutto il garbuglio di errori in cui protagonisti e comprimari sono caduti viene sciolto "facilmente" grazie a due capoguardie della ronda di notte, due persone sicuramente non acculturate, anzi, diciamocelo, piuttosto rozze e ignoranti, anche nel registro verbale (che risulta piuttosto spassoso al pubblico). Però, oltre le apparenze, sanno fare il proprio lavoro e appena capiscono chi c'è dietro la "tragedia" accaduta poco prima, non esitano ad avvisare subito il principe. Certo, bisogna aver la pazienza di ascoltarli e decifrare le loro parole, però alla fine sono loro che risolvono l'inghippo.

E poi il finale (non rompete con lo spoiler, è una commedia, che vi aspettate??!!) è allegro oltre ogni dire, c'è musica e si balla e tutte le preoccupazioni vengono rimandate al domani. C'è un tempo per soffrire e c'è un tempo per gioire. E decisamente quello era il tempo di gioire.
Musica!

Anarchic Rain

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