martedì 30 giugno 2015

La notte eterna del coniglio di Giacomo Gardumi

Un altro horror, stavolta di un italiano. Credo sia il primo che leggo.
Non sapevo dell'esistenza di questo titolo, che poi è anche piuttosto recente (2003, se non sbaglio), ma fa parte della collana horror in uscita con il Sole 24 ore e quindi ho iniziato a leggerlo. Il titolo mi attirava parecchio.

In due giorni l'ho divorato. Che dire, un libro che si lascia assolutamente leggere. Anzi.

Scritto in prima persona da una donna (già questo abbastanza insolito), è ambientato in America, pochi giorni dopo la terza guerra mondiale, in un mondo che ormai non esiste più. Un mondo post-atomico.
Quattro nuclei familiari (apparentemente gli unici sopravvissuti alla catastrofe) sono riusciti a salvarsi grazie alla costruzione avvenuta poco tempo prima dello scoppio del conflitto di quattro bunker anti-atomici.
La protagonista si ritrova nel bunker del padre, insieme ad un ragazzo cinese che si trovava in casa loro per caso; il marito di lei si ritrova in quello del proprio padre, a molte miglia di distanza; poi ci sono una donna e i suoi due bambini in un altro e nell'ultimo una coppia di anziani.
I quattro bunker possono comunicare tra loro uno alla volta tramite un sistema audio/video satellitare.

Fin qui, tutto "normale".

Poi arriva il coniglio rosa.
E le persone nei bunker iniziano a morire. A morire in modo sadico. Prima il marito della protagonista con il padre, poi i due anziani, poi la donna e i bambini.
Inesorabilmente, il cerchio sembra chiudersi sull'ultimo bunker ancora inespugnato.

Ma chi è questo coniglio rosa? Perché vuole sterminare la razza umana? E soprattutto, come fa ad entrare nei bunker, che non mostrano segni di effrazione?

In un ritmo che si fa sempre più serrato, l'autore ci trascina in una storia allucinante, che non parla solo delle azioni umane, ma scava nell'animo, porta alla luce le nostre paure più profonde e anche la nostra follia. Questo romanzo sembra dirci che siamo tutti folli, che messi in condizioni adeguate tutti siamo dei potenziali mostri, ma quello che alla fine ci salva, DEVE salvarci, è la nostra umanità. Questa è l'unica cosa che non dobbiamo mai perdere, insieme alla speranza.

In definitiva questo libro mi è piaciuto. La protagonista non mi è per niente simpatica, a dirla tutta, mi sembra solo isterica (e vorrei vedere, in quella situazione) e completamente fuori luogo. Ma la scrittura è scorrevole, veloce, magnetica. Non sono riuscita a staccarmici per due giorni di fila, finché non l'ho finito.

E' un libro non troppo pesante, nonostante il tema trattato, un ottimo horror/thriller, con un finale buonista che però un po' ci sta. Voglio tenere presente che è un romanzo d'esordio e che magari l'autore non se l'è sentita di concluderlo "male", forse anche per superstizione...

Se vi piace il genere e se volete conoscere un autore nostrano che purtroppo non ha molti libri al suo attivo, allora leggetelo. Non vi deluderà.

Anarchic Rain

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