martedì 16 giugno 2015

Il pozzo della solitudine di Radclyff Hall

Ho sentito questo titolo solo poche settimane fa.
Mi ha incuriosito la descrizione che ne faceva chi ne parlava: uno dei primi romanzi (se non il primo) a tematica lesbica ad essere pubblicato.
Non avendo mai letto niente su questo argomento, non potevo lasciarmelo sfuggire.

Togliamoci il pensiero, vi dico che mi è piaciuto.

E' una sorta di resoconto della vita (non fino alla morte, però, anzi, molto prima, credo) di una giovane donna dell'alta borghesia inglese, che ha come unico demerito l'essere nata lesbica, o come dice il libro "invertita".
Dal primo disastroso "amore" di bambina, fino all'ultimo (forse, chissà) sempre disastroso di donna ormai adulta, seguiamo l'evoluzione della sua psiche, soprattutto, i suoi ragionamenti spicci, le sue azioni così maschili, sempre.

Cosa strana, non mi sono ritrovata mai a tifare per lei, cioè non ho mai sentito quel trasporto verso Stephen (un nome, un destino, potremmo dire) come se mi coinvolgesse come persona. Non succede, durante tutto il libro, che è anche bello corposo (nell'edizione americana sono poco più di quattrocento pagine, quella italiana sono circa cinquecento).
Questo perché il romanzo ha secondo me un grande difetto: l'autrice, forse anche un po' per paura dell'opinione della gente (è stato scritto ai primi del '900 se non erro), non c'ha messo anima. E' un resoconto, come ho detto, purtroppo abbastanza freddo, della vita di Stephen e niente di più.
Tutte le passioni della ragazza, tutti i suoi momenti bui e quelli allegri (pochi), ogni suo pensiero ci arrivano come attutiti da una nebbia gelata di indifferenza.

Da una parte spero davvero che si tratti solo della traduzione italiana, ma sospetto che non sia così, perché l'argomento trattato era molto scomodo per quel periodo, tanto più che è stato ritirato dal commercio sia in Gran Bretagna sia negli Stati Uniti, e l'autrice e gli editori hanno subito parecchi processi per oscenità.

Però, a volte, tra le righe, oppure appena accennato, in questo libro si sente calore.
Per esempio, quando Stephen porta Mary in viaggio in Spagna, per farla riprendere dagli orrori della guerra; oppure quando finalmente si dichiara a lei; oppure quando apprendiamo la storia di Jamie e Barbara (e anche la loro sorte) e anche le ultime pagine sono bellissime, molto toccanti.
Forse sono questi i momenti più spontanei del libro, non so.

Nonostante la scrittura fredda, Stephen è un grande personaggio. Ora azzardo davvero un paragone improponibile, però nel suo genere mi ha ricordato moltissimo un'altra grande eroina, praticamente coetanea: Scarlett O'Hara. Due donne che sanno assolutamente quello che vogliono e cercano di prenderselo e poi tenerselo con le unghie e con i denti.
Stephen ha solo una cosa di diverso da Scarlett: non ha un briciolo di egoismo (lo dico senza cattiveria, Scarlett è una delle mie eroine preferite!), si fa in quattro per la persona che ama ma anche per gli amici. Non si risparmia mai. E alla fine si sacrifica in modo superbo.
Devo dire che le ultime pagine mi hanno davvero emozionato: anche se si capisce dove vuole andare a parare l'autrice, sono davvero molto liriche.

Una delle cose che mi sono piaciute di più nel libro è il rapporto con Martin, un ragazzo perbene che dapprima si innamora di Stephen (quando sono entrambi molto giovani) e viene da lei respinto, e alla fine avrà ancora un ruolo fondamentale nella sua vita.
Stephen non è come gli altri invertiti descritti nel libro, non è miserevole, non è destinata a stare ai margini della società (è infatti non solo la discendente di una famiglia ricca, ma anche una scrittrice famosa ed ammirata), e la sua amicizia con Martin lo dimostra: lui non è della "sua specie", è un ragazzo eterosessuale, benestante, carino, simpatico e colto. Stephen ama stare in sua compagnia perché lei semplicemente non si sente "diversa". Lei è quello che è e, come dice a sua madre, sono i suoi genitori e Dio ad averla fatta così, non ha chiesto lei di esserlo, quindi non ha colpa. Può semplicemente essere solo quello che è. Ed essere amica di un maschio la fa sentire bene perché lei dentro è come lui.
E quello di cui non si rende conto quasi nessuno, tranne suo padre, morto troppo presto, e Mary, il suo grande amore, è che Stephen è una persona straordinaria, che vive la sua vita con coraggio e cerca di essere quello che sente dentro, ossia un uomo. Lei si sente assolutamente "maschio", solo che il suo corpo l'ha in un certo senso tradita, diventando un corpo di donna.
Ma la sua furia cieca, la sua passionalità, i suoi modi rudi anche se gentili, per non parlare dei suoi gusti sessuali, sono in tutto e per tutto maschili.

Quello che mi dà un po' fastidio è che l'autrice tratta gli invertiti come se fossero malati (fin dalla nascita, ma pur sempre malati) e cerca in ogni modo di giustificarli.
Fortunatamente, oggi non la pensiamo più in questo modo (o almeno non tutti).

Secondo me vale la pena di leggerlo, anche se è un po' lungo e forse ci sarebbero piccole parti che si potevano abbreviare.
Ne vale la pena perché Stephen è un personaggio affascinante, solitario, come un unico essere umano che riesca a raggiungere una vetta imponente da solo e si ritrovi lì a guardare in basso la nebbia che avvolge la valle.
E' proprio così che immagino lei, alla fine del libro. Sfinita, ma in un certo senso pronta a rialzarsi.

Anarchic Rain

PS: ho usato il termine "invertiti" non perché mi piaccia, ma perché è quello usato nel romanzo.

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