martedì 12 maggio 2015

22/11/63 di Stephen King

Nel titolo già ci sono le due cose che dovrebbero farvi fermare a riflettere: da una parte c'è forse una delle date storiche più famose al mondo; dall'altra c'è lo scrittore vivente tra i più famosi al mondo.

Cos'hanno in comune King e JFK?
Vediamo un po'.

Lo zio ha dichiarato che erano decenni che voleva scrivere questo libro, addirittura dal 1972 o giù di lì, ma non aveva mai approfondito troppo la cosa, pensando che fosse troppo presto per mettere il dito nella piaga. Ma il 2012 a quanto pare, gli è sembrata una buona annata.

E aveva ragione, porca miseria.

Probabilmente l'ho già detto in qualche altro post, perciò se l'avete letto sopportatemi, grazie.
Nell'ultimo decennio, King è cambiato e cambiato è anche il suo modo di scrivere. Cosa normalissima, ovviamente, essendo un autore che sta sulla piazza da 40 anni e per di più è anche prolifico. Ma le sue ultime opere non mi avevano fatto impazzire.
E poi comincio a sentir parlare di questo libro (quasi ottocento pagine, mica fraschette) e, come al mio solito, ho paura di leggerlo. E se piace a tutti e a me no? E se ci rimango male? E se faccio la figura di quella incontentabile?
Vabbè, non ve la tiro per le lunghe, nove giorni fa l'ho preso e ho cominciato a leggerlo.

Dire che non sono più riuscita a staccarmi dalle sue pagine non rende assolutamente l'idea. Forse per farvi capire posso dirvi quello che ho combinato ieri sera (domenica): mi metto a letto e mi dico che leggerò solo poche pagine per addormentarmi, anche perché me ne mancavano ancora più di duecento per finirlo.
Risultato: stamattina (lunedì) alle 5:10 il libro era finito e io, dopo due ore e mezza di sonno, sono andata a lavoro che sembravo la controfigura degli erranti di The walking dead.
Pace. Riposerò quando sarò morta.

Il libro è bellissimo.
Non solo.
Il finale è uno dei pochi che King ha reso alla perfezione. Non ha tolto niente al libro e ha aggiunto emozioni a manciate. E per chi è un Fedele Lettore significa molto, perché King di solito è fiacchino sui finali.

La storia è geniale nella sua semplicità: cosa succederebbe al mondo (americano e non) se uno dei presidenti più amati della storia (o forse addirittura il più amato) riuscisse a sopravvivere all'attentato del fatidico 22/11/63? Diventerebbe un posto migliore? Gli verrebbe risparmiata la guerra del Vietnam? Sarebbe un posto più bello per tutti?
Il protagonista si lascia convincere che sarà sicuramente così e quindi, attraverso un portale spazio-tempo, torna indietro al 1958. Mancano ancora cinque anni all'ora X e il nostro Jake/George si fa una vita, nel frattempo o almeno ci prova.
Non sto ovviamente a raccontarvi il libro, leggetevelo se vi va (e io spero sia così), però posso dirvi perché mi è piaciuto così tanto.
Ultimamente sembra che legga solo libri da quattro stelle (su cinque) e per me è davvero una novità, ma che volete, ogni tanto si imbrocca la via giusta.

I motivi per cui secondo me il libro è da top 5 tra quelli di King sono:
-il protagonista: ragazzi miei (e soprattutto, ragazze mie), Jake Epping è una gran brava persona. Umile, gentile, tenero da una parte. Risoluto, onesto, riflessivo dall'altra. Come non innamorarsene o farne il proprio modello? Personalmente mi sono innamorata a prima riga, quando ci parla della sua ex-moglie alcolista, in un crescendo di stima fino allo sbocciare del sentimento vero, quando si tratta di Sadie;
-la scrittura: inutile star qui a ripeterlo, lo so, ma King è davvero un mago quando deve portarti da qualche parte. Tu sei lì e, quando staresti per dire "Ma non è possibile!", ci sei già dentro e non puoi più dirlo, perché in quel momento invece è possibile! E' la stessa storia di sempre: lo zio riesce a farti sembrare reale un mostro che si nutre delle paure degli esseri umani, figuriamoci un portale del tempo! Una bazzecola per lui;
-il finale: un vero colpo di genio. Starò attenta a voi sensibili dello spoiler e non rivelerò niente, anche perché è talmente bello da leggere che non vorrei rovinarlo proprio a nessuno...però lasciatemi dire che, nonostante all'inizio ti spiazzi, è davvero l'unico finale possibile.
Il tempo si prende sempre la sua rivincita, certe volte lasciandoci vincere qualche battaglia minore, certe altre prendendoci a calci in faccia;
-i comprimari e i personaggi minori: per comprimari intendo Sadie (ovviamente) e Al, due personaggi che possiamo tranquillamente definire vivi, quasi uscissero dalla pagina in 3D; Al è il classico sognatore, quello che non manca mai nei libri dello zio. Sadie è la donna, anzi la Donna, quella per cui tutto vale la pena. Anche questo è un personaggio che raramente è mancato nei suoi libri, mai nei suoi capolavori. Lo zio ha una gran capacità di tratteggiare le figure femminili forti e quasi indomite, sempre intelligenti e, ovviamente, con un gran senso dell'umorismo. Ho sempre amato questa cosa... Un personaggio minore è Harry Dunning, il bidello della scuola in cui insegna Jake, che rappresenta un po' la miccia che accende la fiamma del protagonista. Mi è piaciuto il modo in cui King lo ha fatto tornare poco prima della fine del libro, come in un cerchio che si chiude.
Perché il passato è sempre in armonia con se stesso.
Ammetto che mi è piaciuto anche il modo in cui King ha dipinto Oswald, inquadrandolo in una situazione familiare ai limiti dell'accattonaggio, con una madre iper-protettiva e alquanto ingombrante, con una moglie un po' frivola e una figlioletta che probabilmente rappresenta l'unica cosa di cui lui andrà mai fiero.

Non voglio nemmeno dimenticare il lavoro immane di studio che c'è dietro ogni singola parola scritta, ogni singola scena, ogni singolo luogo. Sembra davvero di stare lì, in quella limpida giornata di novembre, fredda eppure festosa, sembra di sentire gli spari, le grida, l'odore della polvere. Ho avuto la pelle d'oca per tutto il tempo, ho anche piangiucchiato qua e là, mi sono divertita a ballare lo swing e naturalmente mi sono emozionata ai massimi livelli quando Jake/George incontra Bev e Richie a Derry. Credo che intorno mi siano esplosi i cuori, come negli shojo manga!

In definitiva, questo libro è davvero una grande prova d'autore e, se prima avevo qualche dubbio, ora posso dirlo con precisa certezza: leggetelo, perdetevi e ritrovatevi. E' stupendo.

Anarchic Rain

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