giovedì 9 aprile 2015

Suite francese di Irene Nemirovsky

Visto che sembra che ormai a Hollywood non vogliano quasi più sprecarsi per script originali, prendono libri e ne fanno film.
Almeno per quanto mi riguarda, però, hanno il merito di farmi conoscere libri che magari mi sono sfuggiti.
Poiché cerco di non guardare mai il film prima della lettura del libro, ho deciso anche in questo caso di leggere e poi (forse) vedere.
Così, ho comprato il libro e l'ho letto. Avrei voluto leggerlo d'un fiato, ma non ci sono riuscita e ora vi spiego perché.

La scrittrice ha avuto una vita davvero triste, non è riuscita a completare l'opera così come era stata concepita perché è stata deportata ad Auschwitz, dove è morta dopo solo un mese di prigionia.
Nei suoi piani, Suite francese doveva rappresentare il grande romanzo francese del dopoguerra e avrebbe raccontato la Francia (e i francesi, ovviamente) durante la seconda guerra mondiale.
Purtroppo, per i motivi di cui sopra, ha fatto in tempo a scrivere per intero solo i primi due capitoli del libro (di cinque che aveva progettato), lasciando degli altri solo qualche appunto.

Le due parti che sono giunte fino a noi sono Tempesta di giugno e Dolce (solo quest'ultimo è la base del film). Se mi chiedeste qual è la mia parte preferita, sarei in seria difficoltà, nonostante la prima sia più vicina ai miei gusti.
Tempesta di giugno si può definire come un romanzo "corale", in cui il singolo non è preso in considerazione se non come parte di un popolo intero, in particolare un popolo che sta scappando dall'invasione tedesca di Parigi. Vediamo qui come molte famiglie (o coppie, o singoli), sia altolocate che povere, si destreggiano in mezzo al tumulto, all'incertezza e alla paura. I sentimenti reali delle persone vengono in superficie, le priorità, le illusioni infrante e le meschinità di ognuno sono messe a nudo, come se ad essere bombardata non fosse la città, ma la solida struttura dell'anima di ogni parigino.
Questa parte è coinvolgente, piena di sentimento e anche di "bruttura morale" ed è proprio questo che fa di essa un grande romanzo. La scrittrice sa dipingere a colori vividi e reali ogni sfumatura di pensiero e svela le pieghe di ogni più profondo pensiero umano, attraverso la caratterizzazione dei singoli personaggi.
Raramente ho provato emozioni così forti fin dalle prime pagine di un libro.

La seconda parte, al contrario, nonostante lo stile sempre elegante e accurato della Nemirovsky, è un po' sottotono rispetto alla prima, forse soltanto perché non amo molto le storie d'amore.
SCHERZETTO.
Non è vero. Al contrario. Persino la seconda parte è stupenda. Mai banale o melensa. Ammetto di essere partita prevenuta, ho addirittura fatto una pausa prima di affrontarla perché non volevo rovinarmi il libro. Posso dirlo candidamente: sono un'idiota. Avrei dovuto fidarmi di questa meravigliosa scrittrice, di cui devo assolutamente recuperare altro materiale, perché ha trattato l'amore in maniera originale, concreta e, soprattutto, a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e realistica.

Insomma il libro è notevole, vale assolutamente la pena leggerlo.
Mi immagino questa donna che a mano, con il suo inchiostro blu, redige il manoscritto di quella che vorrebbe fosse la sua opera più grande e sinceramente mi fa rabbia il fatto che non abbia potuto portarla a termine per l'ignoranza e la cattiveria dell'essere umano.

Vi consiglio di leggere questo libro perché è un affresco profondo dell'animo umano, per non dimenticare gli orrori della guerra (anche se in parte addolciti dallo stile dell'autrice) e perché non si incontrano spesso personaggi che provocano nostalgia.

Anarchic Rain

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