sabato 25 aprile 2015

Romeo e Giulietta di William Shakespeare

Ricordate quando, parlando di altri libri, ho usato la parola "capolavoro"? Ecco, lasciate stare.
Nel senso che, ovviamente, sono convinta di quel che ho detto e che i libri suddetti lo siano, ma Romeo e Giulietta è un discorso a parte. A parte nel senso di categoria.
Sinceramente, non credo possa esistere una categoria che lo comprenda.

E', semplicemente, Romeo e Giulietta. Non è un testo teatrale, non è una storia d'amore, non è una tragedia. E' senza ombra di dubbio la cosa più bella che sia mai stata scritta.

Che l'abbia scritta Shakespeare o meno, a me non interessa. Che l'autore che noi chiamiamo Shakespeare sia esistito o meno, non me ne può importare di meno.
Lascio il problema agli avvoltoi dell'eredità.

Fatto sta che il libro è stato scritto. E ogni parola che io possa dire, per quanto bella o grammaticalmente corretta, non farà che rimpicciolirlo. Quindi, chiedo venia.

Una delle critiche che gli ho sentito muovere più spesso è: che scempiaggine, come se due quattordicenni pensassero al matrimonio.
Scusate, ma voi tuttologi avete idea dell'anno in cui è stato scritto (certo, approssimativamente)? Non lo sapete che a quell'epoca il matrimonio tra adolescenti era la norma? D'altronde, visto che si moriva presto, era naturale far tutto subito. Altro che scuola dell'obbligo, diritti dei minori, leggi sulla violenza sessuale. Era tutto molto primitivo a quei tempi. Quindi, a chi ha detto 'sta cosa, gli rispondo: bah.

Un'altra critica molto aspra è quella che riguarda l'amore in sé: com'è possibile che due quattordicenni (ari-daje) provino quell'amore improvviso e trascinante?
Sarò monotona, scusate, ma la mia risposta è sempre "bah".
Immaginate un mondo in cui due persone non possono sposarsi se non per creare vincoli economici ancora più importanti (non stiamo parlando del popolino, ma delle due famiglie più ricche di Verona) e adesso immaginate due ragazzi in età da matrimonio che si incontrano per caso e si piacciono da subito, ma sanno che non potranno mai stare insieme per vie ufficiali. Ma loro non ci stanno.
Ribelli? Sicuramente. Avventati? Questo lo credo meno. Innamorati? Si.
E allora? Dov'è il problema? Se avete dalla vostra parte un frate che non vede l'ora di far cessare la guerriglia cittadina, potete star sicuri che entro sera sarete sposati.

Ma soffermiamoci sulle parole che l'autore usa.
Parlo del testo inglese che, per quanto magistralmente tradotto, non potrà mai essere fedelmente riprodotto in un'altra lingua.
Parlando dei due ragazzi, li chiama "star-cross'd lovers", letteralmente "amanti segnati dalle stelle", con un'accezione tutt'altro che positiva. Quindi già dal prologo capiamo che qualcosa non va...sempre che ci fossimo persi il titolo completo, che ha la parola "tragedy" al suo interno...
Non conosciamo subito i due protagonisti, anzi, quando li vediamo è dapprima solo attraverso gli occhi di qualcun altro: Benvolio e i genitori di Romeo parlano di lui poco prima di vederlo e noi veniamo a sapere da loro che è affranto e non vuole parlare con nessuno della sua pena ("his own affections' counsellor"); invece la balia e la madre di Giulietta cercano quest'ultima per tutta la casa per comunicarle il desiderio dei genitori di vederla prender marito.

E poi si incontrano.

Romeo è un innamorato respinto, Giulietta quasi una promessa sposa (di Paride).
E i loro occhi si accendono. Romeo dice, estasiato dalla pura bellezza di Giulietta "She doth teaches to burn bright!" e poi continua con paragoni splendidi (come il gioiello all'orecchio di un'etiope) e dice, ancora "Beauty too rich to use, for earth too dear!".

Ora, non so voi, io non mi commuovo alle dichiarazioni d'amore, mi sembrano tutte piuttosto sciocche, scontate e "fuori tempo". Ma forse è proprio perché questa è stata forse la prima che ho letto: paragonate a questa, le altre semplicemente scompaiono.
Il loro "balletto del corteggiamento" è gioioso, ironico, romantico, sensuale.
Si baciano. E il loro destino è segnato per sempre.
Giulietta chiede, appena Romeo se ne va "Go ask his name: if he be married, my grave is like to be my wedding bed".

Questo triste presagio, insieme al sogno premonitore di Romeo, ci circonda una volta di più dell'aura della tragedia a cui i due poverini stanno andando incontro (a braccia aperte e correndo, oserei dire).

Si sposano, Romeo uccide Tebaldo, Romeo viene bandito. Passa la prima e ultima notte con la sua sposa e poi parte. Il padre di lei le dice che sposerà subito Paride per contrastare il lutto. Giulietta va dal frate che li ha sposati in segreto per cercare una soluzione. Giulietta prende la pozione di frate Lorenzo e appare come morta. Ci sono i funerali. A Romeo giunge la voce. Lui parte, incurante del bando. Va alla tomba di Giulietta, si uccide. Giulietta si veglia, lo vede, si uccide.

C'è tutto: amore, inganno, rivalità, vendetta, rabbia, disperazione.
Volendo ignorare i due non ignorabili protagonisti, l'autore ci regala altri personaggi più che degni di essere considerati comprimari: Mercutio, l'amico sarcastico e impudico di Romeo, Benvolio, il cugino tutto sentimento, Tebaldo, il rivale (non in amore) focoso, frate Lorenzo, la balia e, ovviamente, le due coppie di genitori.
Paride non mi è mai piaciuto molto, l'unico personaggio davvero minore, uno senza arte né parte, ma vabbè.
Come dimenticarci dei due monologhi di Mercutio: quello sulla regina Mab e l'amore in generale è davvero sublime. E ovviamente, l'ultimo, la maledizione che lancia alle due casate per averlo ucciso.

E la maledizione, che lui l'abbia intesa sul serio o no, si abbatterà davvero su entrambe le famiglie.

Oh, le parole di Romeo quando fa visita alla tomba di Giulietta per morire accanto a lei:
"Eyes, look your last! Arms, take your last embrace! and lips, o you, the doors of breath, seal with a righteous kiss a dateless bargain to engrossing death!"

E Giulietta, quando si sveglia e lo trova morto, comprendendo il fatale errore:
"Drunk all, and left no friendly drop to help me after?"

Ultime parole che spendo per i due film degni di nota: anno domini 1968, regista Zeffirelli-anno domini 1996, regista Luhrmann.
Due adattamenti splendidi. Il primo, come certamente sapete, molto fedele al testo e all'epoca di ambientazione. Il secondo, fedele al testo, ma ambientato in un mondo più che moderno, in una Venice Beach che più violenta non si può.
Consiglio caldamente la visione di entrambi, non solo per cultura generale, ma perché ci sono due momenti in cui (so che può sembrare un'eresia) il secondo supera nettamente il primo: quando Mercutio muore, la maledizione che lancia nella versione di Luhrmann è molto più credibile, c'è rabbia e intento di ferire. Infine, quando Romeo scopre che Giulietta è "morta" fa due passi, spaesato, cade in ginocchio, grida il suo nome rivolto al cielo con vera disperazione e il suo "I defy you, stars" è quanto di più raggelante ci sia. Merita, sul serio.
Ovviamente, non mi permetto assolutamente di paragonare le due attrici che interpretano Giulietta, perché è sempre bene non confondere la cioccolata con...ehm...altro. Quella di Zeffirelli è incantevole. Quella di Luhrmann è...dimenticabile.

Buona (ri)lettura, carissimi.

Anarchic Rain

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