martedì 11 novembre 2014

Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen

Un classico. Aiuto.
Difficile parlare di un classico, senza scadere nel trito, senza dire quello che altri hanno già detto milioni di volte.
Un libro rivisitato in tanti modi diversi, con altri libri, film, serie tv, magari anche musical (questo me lo sono inventato, credo, ma davvero non si sa mai).
Uno degli incipit più famosi di sempre, forse secondo solo ad Anna Karenina e alle sue famiglie felici/infelici: "E' cosa nota e universalmente riconosciuta..." eccetera eccetera eccetera.
E' interessante questo inizio perché pone il romanzo in una dimensione precisa, cioè reale. Sempre il reale, questa grande ossessione degli scrittori. Infatti una cosa di fondamentale importanza, almeno per alcuni di essi, è "scrivere ciò di cui si sa", non andarsi mai a cacciare nei territori dell'incerto o anche del poco conosciuto, perché il lettore se ne accorge e sono guai.
E la signorina Austen segue esattamente questa corrente di pensiero, anche se a modo suo. Le sue parole vengono da ciò che la circonda, ambienti, personaggi, sentimenti. La cosa peggiore che ho sentito dire di lei è "Ah, si, quella che scrive romanzi rosa". Scusa? Romanzi rosa? Jane Austen?
Ok, ammetto che a prima lettura (a prima e superficiale lettura) possa sembrare proprio così, ma una persona un po' cresciuta dovrebbe capire che non è di questo che stiamo parlando.
Approfondiamo meglio.
Lei, nubile, testarda, intelligente e divertente figlia di un pastore, in un mondo di ricche, oche signorine a caccia di marito. Cosa doveva fare? Prenderle in giro, mi viene subito da pensare, in un lampo di maliziosa cattiveria. Ed è esattamente quello che fa lei. Ma lo fa nel modo migliore: non facendosene accorgere. Un genio, 'sta ragazza.
In questo libro, abbastanza breve, purtroppo, al di là della storia d'amore che prima sembra impossibile, poi non lo è più, poi lo è di nuovo, poi vissero tutti felici e contenti, miss Austen ci fa fare un giro nella società dell'epoca e, a parte i quattro personaggi principali, tutti sembrano delle caricature: la madre di Elizabeth, la sorella di mr Bingley, la zia di mr Darcy, il reverendo Collins, per non parlare delle sorelle minori di Lizzy, oh my goodness. Da prenderle e sbatterle al muro tutte e tre. Insieme a miss Bingley che cerca di accaparrarsi Darcy quando in realtà non capisce che lui non se la fila di pezza. Un mondo strano, sembrerebbe, ma guarda un po', non è anche un bel po' familiare? Tolti i balli ridicoli dell'epoca, i vestiti e le carrozze, possiamo dire che oggi non è che abbiamo fatto tanti passi in avanti, rispetto a quella situazione.
Forse è questo che rende P&P (Pride and prejudice, of course) un romanzo così bello, nonostante la sua apparente leggerezza: è attuale.
La madre di Liz sembra ridicola quando parla e straparla delle sue figlie e di quanto vorrebbe che si "sistemassero"......non vi ricorda nessuno? Non ci credo! Se non vostra madre, di sicuro almeno vostra nonna vi avrà chiesto almeno un centinaio di volte "Bella di nonna, ma il fidanzatino ce l'hai?". Ecco, ora vedo un po' di mani alzate e sorrisini trattenuti. Di questo parlo.
Il signor Collins è la perfetta caricatura di un tizio qualunque che vuole mostrarsi superiore a quello che è, sia materialmente che spiritualmente parlando, e questo lo mette in ridicolo davanti a persone dall'intelletto genuino, che non hanno mai avuto bisogno di dimostrare il loro valore. Io ne conosco un po' di persone come Collins e scommetto che pure voi...qualcuna...sotto sotto...
E un tizio che ci è sempre apparso scorbutico e sulle sue, ma che poi si è rivelato una brava persona, siamo sicure di non averlo mai conosciuto? O una ragazza che da subito non vi ha attratto per la sua bellezza, ma poi vi ha conquistato con la sua intelligenza? Eh si, vi prego, dimenticatevi la faccetta a punta di Keira Knightley, miss Austen ci dice chiaramente che Liz non è bella, ma la sua intelligenza la rende incantevole. E scusate, anche questa, non è una delle cose che una ragazza vorrebbe sentirsi dire? Che è intelligente (magari non che non sia carina, ma insomma, oggi sappiamo che il vero complimento è il primo), che la sua mente sembra meravigliosa, che potrebbe fare qualsiasi cosa voglia e non perché mette in mostra il corpo? Oggi ci piace (perlomeno a molte) mettere in mostra la mente. Liz lo faceva già nel 1813. Una pioniera direi, insieme a poche altre contemporanee.
E che male c'è se, a coronamento di tutto, si raggiunge pure la felicità amorosa? Niente, credo.
Ma la cosa più bella che ci ha regalato miss Austen sono i dialoghi. Spassosi, intelligenti, irriverenti, romantici, inutili (i classici discorsi dell'aria fritta che piacciono a Collins, alla madre di Liz e a Lydia, per esempio).
La sorella di mr Bingley a un certo punto dice, cercando di adulare mr Darcy: "Una persona che sa scrivere una lunga lettera con facilità non può scrivere male"Ma che vuol dire?? E' una frase che non ha senso, ovviamente, eppure nel contesto ironico in cui l'ha messa la sua autrice ce l'ha perfettamente. Un genio, ripeto.
Ma la sua migliore genialata sta nelle parole di mr Bennet (che io credo incarni proprio la Austen): "A che scopo dobbiamo vivere se non per essere presi in giro dai nostri vicini e ridere di loro a nostra volta?". Quindi lo scopo della vita è proprio divertirsi insieme ai nostri amici, vivere con leggerezza e cercare di dimenticare le cose brutte che succedono. In fondo, una volta che impariamo dai nostri errori, scordarli non fa male: in questo modo saremo sicuri di ricordare solo una vita felice e moriremo sereni.
In effetti questa potrebbe essere davvero la più grande felicità.

Anarchic Rain

2 commenti:

  1. ...a me piecevano anche balli e vestiti :)
    sempre tanto love per la nostra girlfriend jane <3

    cmq ora ho voglia di rileggerlo

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  2. i balli a me no, ma i vestiti si!
    Se hai voglia di rileggere questo, figurati quando scriverò qualcosa su certe "cime"...

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